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Preghiamo

O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che raduni tutta l’umanità
nel tempio vivo del tuo Figlio,
fa’ che attraverso le vicende,
liete e tristi, di questo mondo,
teniamo fissa la speranza del tuo regno,
certi che nella nostra pazienza
possederemo la vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio
e vive e regna con Te
nell'unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.

Giorno I
Salmo 84 (85)

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.


Dal Vangelo secondo Luca Lc 7,19-23

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».


Salmo 84; Luca 7,19

Dalla Costituzione “Gaudium et spes”
del Concilio Vaticano II (n° 10)

L’uomo, da una parte, come creatura, esperimenta in mille modi i suoi limiti; d’altra parte sente di essere senza confini nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore.

Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe.

Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società.

Molti, è vero, la cui vita è impregnata di materialismo pratico, sono lungi dall’avere una chiara percezione di questo dramma; oppure, oppressi dalla miseria, non hanno modo di rifletterci.

Altri, in gran numero, credono di trovare la loro tranquillità nelle diverse spiegazioni del mondo che sono loro proposte.

Alcuni poi dai soli sforzi umani attendono una vera e piena liberazione dell’umanità, e sono persuasi che il futuro regno dell’uomo sulla terra appagherà tutti i desideri del suo cuore. Né manca chi, disperando di dare uno scopo alla vita, loda l’audacia di quanti, stimando l’esistenza umana vuota in se stessa di significato, si sforzano di darne una spiegazione completa mediante la loro sola ispirazione.

Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi più fondamentali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita?

Gaudium et Spes 10
Giorno II
Salmo 37(36),1-20

Non irritarti a causa dei malvagi,
non invidiare i malfattori.

Come l'erba presto appassiranno;
come il verde del prato avvizziranno.

Confida nel Signore e fa' il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.

Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:

farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui;
non irritarti per chi ha successo,
per l'uomo che trama insidie.

Desisti dall'ira e deponi lo sdegno,
non irritarti: non ne verrebbe che male;

perché i malvagi saranno eliminati,
ma chi spera nel Signore avrà in eredità la terra.

Ancora un poco e il malvagio scompare:
cerchi il suo posto, ma lui non c'è più.

I poveri invece avranno in eredità la terra
e godranno di una grande pace.

Il malvagio trama contro il giusto,
contro di lui digrigna i denti.

Ma il Signore ride di lui,
perché vede arrivare il suo giorno.

I malvagi sfoderano la spada e tendono l'arco
per abbattere il povero e il misero,
per uccidere chi cammina onestamente.

Ma la loro spada penetrerà nel loro cuore
e i loro archi saranno spezzati.

È meglio il poco del giusto
che la grande abbondanza dei malvagi;

le braccia dei malvagi saranno spezzate,
ma il Signore è il sostegno dei giusti.

Il Signore conosce i giorni degli uomini integri:
la loro eredità durerà per sempre.

Non si vergogneranno nel tempo della sventura
e nei giorni di carestia saranno saziati.

I malvagi infatti periranno,
i nemici del Signore svaniranno;
come lo splendore dei prati,
in fumo svaniranno.


Giovanni 1,35-39

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là
con due dei suoi discepoli e,
fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse:
"Ecco l'agnello di Dio!".
E i suoi due discepoli,
sentendolo parlare così,
seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e,
osservando che essi lo seguivano,
disse loro: "Che cosa cercate?".
Gli risposero: "Rabbì
- che, tradotto, significa Maestro -,
dove dimori?".
Disse loro: "Venite e vedrete".
Andarono dunque e videro
dove egli dimorava e quel giorno
rimasero con lui;
erano circa le quattro del pomeriggio.


Salmo 37; Giovanni 1

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 18)

L’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva.

Ma l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona.

Il germe dell’eternità che porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte.

Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore.

Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie terrene.

Inoltre la fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta un giorno, quando l’onnipotenza e la misericordia del Salvatore restituiranno all’uomo la salvezza perduta per sua colpa.

Dio infatti ha chiamato e chiama l’uomo ad aderire a lui con tutto il suo essere, in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina.

Questa vittoria l’ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, liberando l’uomo dalla morte mediante la sua morte.

Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità di una comunione nel Cristo con i propri cari già strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio.

Gaudium et Spes 18
Giorno III
Salmo 37(36),21-40

Il malvagio prende in prestito e non restituisce,
ma il giusto ha compassione e dà in dono.

Quelli che sono benedetti dal Signore avranno in eredità la terra,
ma quelli che sono da lui maledetti saranno eliminati.

Il Signore rende sicuri i passi dell'uomo
e si compiace della sua via.

Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.

Sono stato fanciullo e ora sono vecchio:
non ho mai visto il giusto abbandonato
né i suoi figli mendicare il pane;

ogni giorno egli ha compassione e dà in prestito,
e la sua stirpe sarà benedetta.

Sta' lontano dal male e fa' il bene
e avrai sempre una casa.

Perché il Signore ama il diritto
e non abbandona i suoi fedeli.

Gli ingiusti saranno distrutti per sempre
e la stirpe dei malvagi sarà eliminata.

I giusti avranno in eredità la terra
e vi abiteranno per sempre.

La bocca del giusto medita la sapienza
e la sua lingua esprime il diritto;

la legge del suo Dio è nel suo cuore:
i suoi passi non vacilleranno.

Il malvagio spia il giusto
e cerca di farlo morire.

Ma il Signore non lo abbandona alla sua mano,
nel giudizio non lo lascia condannare.

Spera nel Signore e custodisci la sua via:
egli t'innalzerà perché tu erediti la terra;
tu vedrai eliminati i malvagi.

Ho visto un malvagio trionfante,
gagliardo come cedro verdeggiante;

sono ripassato ed ecco non c'era più,
l'ho cercato e non si è più trovato.

Osserva l'integro, guarda l'uomo retto:
perché avrà una discendenza l'uomo di pace.

Ma i peccatori tutti insieme saranno eliminati,
la discendenza dei malvagi sarà sterminata.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell'angoscia è loro fortezza.

Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

Giovanni 1,40-42

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse:
"Abbiamo trovato il Messia" -
che si traduce Cristo -
e lo condusse da Gesù.


18 dicembre

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 21)

La Chiesa crede che il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell’uomo, dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione.

L’uomo infatti riceve da Dio Creatore le doti di intelligenza e di libertà ed è costituito nella società; ma soprattutto è chiamato alla comunione con Dio stesso in qualità di figlio e a partecipare alla sua stessa felicità.

Inoltre la Chiesa insegna che la speranza escatologica non diminuisce l’importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno dell’attuazione di essi.

Al contrario, invece, se manca la base religiosa e la speranza della vita eterna, la dignità umana viene lesa in maniera assai grave, come si constata spesso al giorno d’oggi, e gli enigmi della vita e della morte, della colpa e del dolore rimangono senza soluzione, tanto che non di rado gli uomini sprofondano nella disperazione.

E intanto ciascun uomo rimane ai suoi propri occhi un problema insoluto, confusamente percepito.

Nessuno, infatti, in certe ore e particolarmente in occasione dei grandi avvenimenti della vita può evitare totalmente quel tipo di interrogativi sopra ricordato.

A questi problemi soltanto Dio dà una risposta piena e certa, lui che chiama l’uomo a una riflessione più profonda e a una ricerca più umile.

Gaudium et Spes 21
Giorno IV
Salmo 30,1-6

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.

Signore, mio Dio,
a te ho gridato e mi hai guarito.

Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,

perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.

Giovanni 1,42-47

Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa" - che significa Pietro.

Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: "Seguimi!".

Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.

Filippo trovò Natanaele e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret".

Natanaele gli disse: "Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?".
Filippo gli rispose: "Vieni e vedi".

Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità".


19 dicembre

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 38)

Accettando di morire per noi tutti peccatori, egli ci insegna con il suo esempio che è necessario anche portare quella croce che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia.

Con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, agisce ora nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito; non solo suscita il desiderio del mondo futuro, ma con ciò stesso ispira anche, purifica e fortifica quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra.

Ma i doni dello Spirito sono vari: alcuni li chiama a dare testimonianza manifesta al desiderio della dimora celeste, contribuendo così a mantenerlo vivo nell’umanità; altri li chiama a consacrarsi al servizio terreno degli uomini, così da preparare-attraverso tale loro ministero quasi la materia per il regno dei cieli.

Di tutti, però, fa degli uomini liberi, in quanto nel rinnegamento dell’egoismo e convogliando tutte le forze terrene verso la vita umana, essi si proiettano nel futuro, quando l’umanità stessa diventerà offerta accetta a Dio.

Gaudium et Spes 38
Giorno V
Salmo 30,7-13

Ho detto, nella mia sicurezza:
"Mai potrò vacillare!".

Nella tua bontà, o Signore,
mi avevi posto sul mio monte sicuro;
il tuo volto hai nascosto
e lo spavento mi ha preso.

A te grido, Signore,
al Signore chiedo pietà:

"Quale guadagno dalla mia morte,
dalla mia discesa nella fossa?
Potrà ringraziarti la polvere
e proclamare la tua fedeltà?

Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!".

Hai mutato il mio lamento in danza,
mi hai tolto l'abito di sacco,
mi hai rivestito di gioia,

perché ti canti il mio cuore, senza tacere;
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

Giovanni 1,48-51

Natanaele gli domandò: "Come mi conosci?".

Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi".

Gli replicò Natanaele: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!".

Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi?
Vedrai cose più grandi di queste!".


20 dicembre

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 39)

Siamo avvertiti che niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso.

Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo.

Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio.

Ed infatti quei valori, quali la dignità dell’uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre “il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”.

Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione.

Gaudium et Spes 39
Giorno VI
Qohelet 4,1-6

Tornai poi a considerare
tutte le oppressioni
che si fanno sotto il sole.
Ecco le lacrime degli oppressi
e non c'è chi li consoli;
dalla parte dei loro oppressori
sta la violenza, ma non c'è chi li consoli.
Allora ho proclamato
felici i morti, ormai trapassati,
più dei viventi
che sono ancora in vita;
ma più felice degli uni e degli altri
chi ancora non esiste,
e non ha visto le azioni malvagie
che si fanno sotto il sole.
Ho osservato anche che ogni fatica
e ogni successo ottenuto
non sono che invidia
dell'uno verso l'altro.
Anche questo è vanità,
un correre dietro al vento.
Lo stolto incrocia le sue braccia
e divora la sua carne.
Meglio una manciata
guadagnata con calma
che due manciate con tormento
e una corsa dietro al vento.

Luca 6,27-34

Ma a voi che ascoltate, io dico:
amate i vostri nemici,
fate del bene a quelli che vi odiano,
benedite coloro che vi maledicono,
pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia,
offri anche l'altra;
a chi ti strappa il mantello,
non rifiutare neanche la tunica.
Da' a chiunque ti chiede,
e a chi prende le cose tue,
non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi,
così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano,
quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori amano quelli che li amano.
E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi,
quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere,
quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori concedono prestiti
ai peccatori per riceverne altrettanto.


Letture 21.12

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 43)

Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano che per questo possono trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno.

A loro volta non sono meno in errore coloro che pensano di potersi immergere talmente nelle attività terrene, come se queste fossero del tutto estranee alla vita religiosa, la quale consisterebbe, secondo loro, esclusivamente in atti di culto e in alcuni doveri morali. La dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.

Contro questo scandalo già nell’Antico Testamento elevavano con veemenza i loro rimproveri i profeti e ancora di più Gesù Cristo stesso, nel Nuovo Testamento, minacciava gravi castighi.

Non si crei perciò un’opposizione artificiale tra le attività professionali e sociali da una parte, e la vita religiosa dall’altra.

Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna.

Gaudium et Spes 43
Giorno VII
Qohelet 4,7-10

E tornai a considerare
quest'altra vanità sotto il sole:
il caso di chi è solo
e non ha nessuno,
né figlio né fratello.
Eppure non smette mai di faticare,
né il suo occhio è
mai sazio di ricchezza:
"Per chi mi affatico
e mi privo dei beni?".
Anche questo è vanità
e un'occupazione gravosa.
Meglio essere in due
che uno solo,
perché otterranno migliore compenso
per la loro fatica.
Infatti, se cadono, l'uno rialza l'altro.
Guai invece a chi è solo:
se cade, non ha nessuno che lo rialzi.

Luca 6,35-38

Amate invece i vostri nemici,
fate del bene e prestate
senza sperarne nulla,
e la vostra ricompensa
sarà grande e sarete figli dell'Altissimo,
perché egli è benevolo
verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi,
come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate
e non sarete giudicati;
non condannate
e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato:
una misura buona,
pigiata, colma e traboccante
vi sarà versata nel grembo,
perché con la misura
con la quale misurate,
sarà misurato a voi in cambio".


Letture 22.12

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 45)

La Chiesa, nel dare aiuto al mondo come nel ricevere molto da esso, ha di mira un solo fine: che venga il regno di Dio e si realizzi la salvezza dell’intera umanità.

Tutto ciò che di bene il popolo di Dio può offrire all’umana famiglia, nel tempo del suo pellegrinaggio terreno, scaturisce dal fatto che la Chiesa è “l’universale sacramento della salvezza” che svela e insieme realizza il mistero dell’amore di Dio verso l’uomo.

Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui, l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale.

Il Signore è il fine della storia umana, “il punto focale dei desideri della storia e della civiltà”, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni.

Egli è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti.

Vivificati e radunati nel suo Spirito, come pellegrini andiamo incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno al disegno del suo amore: «Ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10).

Dice il Signore stesso: «Ecco, io vengo presto, e porto con me il premio, per retribuire ciascuno secondo le opere sue.

Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e il fine» (Ap 22,12-13).

Gaudium et Spes 45
(23 dicembre) giorno VIII
Salmo 126(127)

Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella.

Invano vi alzate di buon mattino
e tardi andate a riposare,
voi che mangiate un pane di fatica:
al suo prediletto egli lo darà nel sonno.

Luca 10,38-42

Mentre erano in cammino,
entrò in un villaggio e una donna,
di nome Marta, lo ospitò .
Ella aveva una sorella,
di nome Maria,
la quale, seduta ai piedi del Signore,
ascoltava la sua parola.
Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse:
"Signore, non t'importa nulla
che mia sorella mi abbia
lasciata sola a servire?
Dille dunque che mi aiuti".
Ma il Signore le rispose:
"Marta, Marta, tu ti affanni
e ti agiti per molte cose,
ma di una cosa sola c'è bisogno.
Maria ha scelto la parte migliore,
che non le sarà tolta".


Letture 23.12

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 78)

La pace terrena, che nasce dall’amore del prossimo, è essa stessa immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre.

Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne l’odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.

Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la verità nell’amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente amanti della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.

Mossi dal medesimo spirito, noi non possiamo non lodare coloro che, rinunciando alla violenza nella rivendicazione dei loro diritti, ricorrono a quei mezzi di difesa che sono, del resto, alla portata anche dei più deboli, purché ciò si possa fare senza pregiudizio dei diritti e dei doveri degli altri o della comunità.

Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell’amore, a vincere il peccato essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina «Con le loro spade costruiranno aratri e falci con le loro lance; nessun popolo prenderà più le armi contro un altro popolo, né si eserciteranno più per la guerra» (Is 2,4).

Gaudium et Spes 78
(24 dicembre) giorno IX
Giovanni 13,13-17

Voi mi chiamate
il Maestro e il Signore,
e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io,
il Signore e il Maestro,
ho lavato i piedi a voi,
anche voi dovete lavare
i piedi gli uni agli altri.
Vi ho dato un esempio, infatti,
perché anche voi facciate
come io ho fatto a voi.
In verità, in verità io vi dico:
un servo non è più grande
del suo padrone,
né un inviato è più grande
di chi lo ha mandato.
Sapendo queste cose,
siete beati se
le mettete in pratica.


Letture 24.12

Dalla Costituzione “Gaudium et spes” del Concilio Vaticano II (n° 93)

I cristiani, ricordando le parole del Signore: «in questo conosceranno tutti che siete i miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri» (Gv 13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire con maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo.

Perciò, aderendo fedelmente al Vangelo e beneficiando della sua forza, uniti con tutti coloro che amano e praticano la giustizia, hanno assunto un compito immenso da adempiere su questa terra: di esso dovranno rendere conto a colui che tutti giudicherà nell’ultimo giorno.

Non tutti infatti quelli che dicono: «Signore, Signore», entreranno nel regno dei cieli, ma quelli che fanno la volontà del Padre e coraggiosamente agiscono.

Perché la volontà del Padre è che in tutti gli uomini noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello, con la parola e con l’azione, rendendo così testimonianza alla verità, e comunichiamo agli altri il mistero dell’amore del Padre celeste.

Così facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva speranza, dono dello Spirito Santo, affinché alla fine essi vengano ammessi nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della gloria del Signore.

«A colui che, mediante la potenza che opera in noi, può compiere infinitamente di più di tutto ciò che noi possiamo domandare o pensare, a lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni nei secoli dei secoli.

Amen» (Ef 3,20-21).

Gaudium et Spes 93

Padre nostro,

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi
i nostri debiti
come
ANCHE
noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
e NON ABBANDONARCI ALLA
tentazione,
ma liberaci dal male.
Dolce è la sera
Su ali d'aquila
Tu sei
Io domando

Un amore che fiorisce,
una vita che finisce,
una luce che si accende,
un'angoscia che ti prende,
io domando...

Un'amore senza tempo,
una vita senza senso,
una vita che si schiude,
una porta che si chiude,
io domando...

Io domando dove porta
l'altalena della vita,
dove spesso ciò che vale
sembra proprio ciò che muore!

Io domando
e mi risponde
la tua voce;
mi risponde,
io ti cerco
e Tu sei qui.
Io ti cerco,
Tu mi chiami
e capisco che sei Tu
l'incredibile
speranza della vita;
e mi metto a camminare
con la mano nella tua
e con tutti gli altri amici
che Tu hai.

Quando rido con gli amici,
quando piango di nascosto,
quando parlo con le cose,
quando penso al mio silenzio,
io domando...

Quando tutti sono uniti,
quando gli altri son nemici,
quando il mondo
è la mia casa,
quando tu rimani fuori,
io domando...

Io domando
quanto tempo si resiste nella vita,
prima di desiderare
che la vita sia finita.

Io domando
e mi risponde
la tua voce;
mi risponde,
io ti cerco
e Tu sei qui.
Io ti cerco,
Tu mi chiami
e capisco che sei Tu
l'incredibile
speranza della vita;
e mi metto a camminare
con la mano nella tua
e con tutti gli altri amici
che Tu hai.

Nada Te Turbe (en casa)
Nada te turbe,
Nada te espante,
Quien a Dios tiene
Nada le falta.
Nada te turbe,
Nada te espante,
Sólo Dios basta.
Che niente ti turbi
Niente ti spaventi
A chi ha Dio
nulla (gli ) manca.
Che niente ti preoccupi
niente ti spaventi
Solo Dio, basta!

Sarà Natale se

Giuseppe Tranchida, Francesco Trotta
Sarà Natale Se Sarà Natale Se (base)

Tutti abbiamo un compito speciale
Ricordare al mondo che è Natale
Se mettiamo ali al nostro cuore
Saremo angeli che portano amore

E sarà, sarà, sarà, sarà,
sarà Natale se
Sarà Natale se ami
Sarà Natale se doni
Sarà Natale se chiami
Qualcuno solo a stare con te

E sarà, sarà, sarà, sarà,
sarà Natale se
Sarà Natale vero non solo per un'ora
Natale per un anno intero

Sarà Natale se vivi
Sarà Natale se ridi
Sarà Natale se stringi
Le mani a chi soffre di più

E sarà, sarà, sarà, sarà,
sarà Natale se
Sarà Natale vero non solo per un'ora
Natale per un anno intero

Sarà Natale se cerchi
Sarà Natale se credi
Sarà Natale se canti
Ogni giorno con gli amici tuoi

E sarà, sarà, sarà, sarà,
sarà Natale se
Sarà…

16 dicembre
Novena 2020 Salmo 84; Luca 7,19 Gaudium et Spes 10
17 dicembre
Novena 2020 Salmo 37; Giovanni 1 Gaudium et Spes 18
18 dicembre
Novena 2020 18 dicembre Gaudium et Spes 21
19 dicembre
Novena 2020 19 dicembre Gaudium et Spes 38
20 dicembre
Novena 2020 20 dicembre Gaudium et Spes 39
NATALE 2020: cosa stai attendendo?
Stella polare
Symbolum '80

Oltre la memoria
del tempo che ho vissuto,
oltre la speranza
che serve al mio domani,
oltre il desiderio
di vivere il presente
anch'io confesso ho chiesto
che cosa è verità.

E tu come un desiderio
che non ha memorie, Padre buono,
come una speranza che non ha confini,
come un tempo eterno sei per me.

Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio;
luce in ogni cosa io non vedo ancora,
ma la tua parola mi rischiarerà.

Quando le parole
non bastano all'amore,
quando il mio fratello
domanda più del pane,
quando l'illusione
promette un mondo nuovo,
anch'io rimango incerto
nel mezzo del cammino.

E tu figlio tanto amato,
verità dell'uomo, mio Signore,
come la promessa di un perdono eterno,
libertà infinita sei per me.

Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio;
luce in ogni cosa io non vedo ancora,
ma la tua parola mi rischiarerà.

Chiedo alla mia mente
coraggio di cercare,
chiedo alle mie mani
la forza di donare,
chiedo al cuore incerto
passione per la vita
e chiedo a te fratello
di credere con me.
E tu forza della vita,
Spirito d'amore, dolce Iddio,
grembo d'ogni cosa, tenerezza immensa,
verità del mondo sei per me.

Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio;
luce in ogni cosa io non vedo ancora,
ma la tua parola mi rischiarerà.

Uno strano incontro

1) un medico rigorosissimo 2) un prete un incontro 3) una emozione nuova 4) un caso davvero interessante 5) l'opera del grande chirurgo 6) Nasce un'amicizia 7) La grazia inizia a lavorare 8) La situazione si capovolge 9) Non aveva paura di morire
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