IV Giornata Mondiale dei Poveri
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Africa depredata Corsa alla terra Mamme solari Poveri noi
IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
1. AFRICA DEPREDATA: quanto profitto è onesto?

Quanto profitto è onesto? Rüschlikon è un villaggio in Svizzera con un'aliquota fiscale molto bassa e residenti molto ricchi. Ma riceve più entrate fiscali di quante ne possa usare. Ciò è in gran parte grazie a un residente: Ivan Glasenberg, CEO di Glencore, le cui miniere di rame in Zambia non stanno generando un grande gettito fiscale per gli Zambiani. Lo Zambia ha la terza più grande riserva di rame al mondo, ma il 60% della popolazione vive con meno di $ 1 al giorno e l'80% è disoccupato. Basato su ricerche originali di documenti pubblici, il film descrive il sistema fiscale utilizzato dalle società multinazionali in Africa.

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2. LA CORSA ALLA TERRA: gli agricoltori del Mali

Gli agricoltori del Mali possono combattere la carenza di cibo e sfuggire alla povertà da soli? Il 75% della popolazione del Mali è costituita da agricoltori, ma nazioni ricche e affamate di terra come la Cina e l'Arabia Saudita stanno prendendo in affitto le terre del Mali per trasformare vaste aree in aziende agricole. Molti contadini maliani non accolgono con favore queste pratiche, vedendole come l'ennesima manifestazione dell'imperialismo. Mentre il Mali sperimenta un colpo di stato militare, gli sviluppatori sono spaventati - ma gli agricoltori del Mali, organizzati, riescono a salvaguardare cultura e biodiversità locali.

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3. MAMME SOLARI: povertà e riscatto al femminile

Un'educazione all'ingegneria solare si rivelerà una via d'uscita dalla povertà per le donne in Giordania? Rafea è la seconda moglie di un uomo beduino. È selezionata per frequentare il Barefoot College in India che prende donne di mezza età non istruite da comunità povere e le forma per diventare ingegneri solari. Il programma di 6 mesi del college riunisce donne da tutto il mondo. Conoscere i componenti elettrici e la saldatura senza essere in grado di leggere, scrivere o capire l'inglese è la parte facile. Assisti agli eroici sforzi di Rafea per liberare se stessa e la sua famiglia dalla povertà.

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4. POVERI NOI: una storia animata della povertà

Sappiamo cos'è la povertà? I poveri possono essere sempre stati con noi, ma gli atteggiamenti nei loro confronti sono cambiati. Partendo dal Neolitico, il film di Ben Lewis ci accompagna nel mutevole mondo della povertà. Vai a dormire, sogni, diventi povero attraverso i secoli. E quando ti svegli, cosa puoi dire della povertà adesso? Ci sono ancora persone molto povere, certo, ma la nuova povertà ha più a che fare con la disuguaglianza.

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1.AFRICA DEPREDATA: quanto profitto è onesto?

RIFLESSIONI E DOMANDE

➢ ASCOLTARE: che pensieri hai fatto guardando questo video? Da quale parte del tavolo ti sembra di essere seduto? Dalla parte del dirigente d’azienda, del cittadino svizzero virtuoso o del minatore zambiano? O forse nessuno dei tre...

➢ OSSERVARE: il rapporto dell’Osservatorio sulle povertà 2019 della Caritas Diocesana Albese indica che su 721 famiglie che si sono rivolte ai centri di ascolto della Caritas per un aiuto il 61% erano straniere. A livello nazionale nel 2019 gli stranieri in Italia erano circa 5.200.000, pari all’8% della popolazione. Di questi, il 37% circa risulta in povertà assoluta (fonte: XXVIII rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes)

➢ DISCERNERE: hai mai riflettuto sulla relazione tra la presenza dei migranti in Italia e il ruolo dei paesi ricchi nelle economie dei paesi del sud del mondo? Certo il tema è molto complesso, ma a livello culturale si può fare molto per migliorare la comprensione sulle cause dei flussi migratori, le politiche per contenerli e le soluzioni locali per migliorare l’impatto sui nostri territori. Pensaci e confrontati con la tua comunità.

➢ ANIMARE: approfondisci l’argomento con le persone migranti che incontri nella tua quotidianità, per porre le basi di un lavoro educativo che possa ridurre le paure e i pregiudizi verso i migranti nella tua comunità.

➢ ANIMARE: approfondisci l’argomento con le persone migranti che incontri nella tua quotidianità, per porre le basi di un lavoro educativo che possa ridurre le paure e i pregiudizi verso i migranti nella tua comunità.

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2. POVERI NOI: una storia animata della povertà

RIFLESSIONI E DOMANDE

ASCOLTARE:

cosa pensi dell’affermazione che “la nuova povertà ha più a che fare con la disuguaglianza”? Prova a riflettere e a confrontarti con la tua famiglia e la tua comunità.

OSSERVARE:

i dati raccolti dall’Osservatorio sulle Povertà della Caritas diocesana albese raccontano che nel 2019 nella Diocesi di Alba sono state aiutate a vario titolo 721 famiglie, di cui il 51% con minori. Il 40% sono italiani, per la maggior parte nella fascia di età 25-45 anni. Gli interventi più cospicui sono stati erogati per gli affitti, le utenze e i farmaci.

DISCERNERE:

sulla base dei dati dell’Osservatorio, quali potrebbero essere le possibili soluzioni e strategie? Perché succede? La situazione ti sembra migliorabile? E come? Quali azioni concrete si possono mettere in atto, che cosa proponi al riguardo?

ANIMARE:

condividi il video e le riflessioni che sono scaturite dalla visione e racconta cosa potresti fare con la tua famiglia, la tua parrocchia e la tua comunità per mettere in campo azioni concrete in modo da diminuire le disuguaglianze

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3. MAMME SOLARI: povertà e riscatto al femminile

RIFLESSIONI E DOMANDE

ASCOLTARE:

quali emozioni o sentimenti ha suscitato in te il documentario? Che esperienza hai della relazione tra donne e povertà?

OSSERVARE:

l’organizzazione delle società in tutto il mondo - ricorda Papa Francesco nella sua ultima enciclica "Fratelli tutti" (n.23) - è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. È un fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti [...]». Gli ultimi dati Eurostat sulla disparità salariale tra uomo e donna fotografano una situazione, in Europa, che vede una differenza media nello stipendio del 15%, seppure questo dato sia in costante diminuzione negli ultimi anni. In Asia del Sud oltre l’80% delle donne, nell’Africa sub- sahariana il 74% e in America latina il 54% delle donne lavorano in occupazioni informali senza alcuna protezione e con una retribuzione minima.

DISCERNERE:

nel documentario ci sono alcune condizioni di partenza della protagonista che sembrano essere immutabili e che determinano la sua condizione di povertà; poi succedono una serie di eventi che permettono un cambiamento. Quali sono questi eventi? Quali pensi che possano essere utilizzabili in situazioni simili presenti nel tuo contesto comunitario?

ANIMARE:

parla di questo, approfondisci e confrontati con la tua famiglia e la tua comunità e provate insieme ad identificare modalità specifiche per supportare le donne in povertà nel loro percorso di emancipazione.

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4. CORSA ALLA TERRA: gli agricoltori del Mali
RIFLESSIONI E DOMANDE

➢ ASCOLTARE: in che misura e in che maniera ti sei sentito toccato da questo documentario? Ritieni che le lotte dei contadini del Mali possano in qualche modo avere a che fare con la tua vita quotidiana e con quella delle nostre comunità? Se sì, in che modo, se no, perché?

➢ OSSERVARE: il fenomeno del “land grabbing” (letteralmente “accaparramento delle terre”) non colpisce solo il Mali, ma è ampiamente diffuso in tutta l’Africa. Ne avevi mai sentito parlare? Il rapporto Focsiv 2019 “I padroni della Terra” fornisce dati precisi sul fenomeno e sulla sua diffusione a livello globale. I principali paesi che investono nell’acquisto di terre sono: Stati Uniti, Cina, Canada, Regno Unito, ma anche Malesia, Brasile, India e Corea del Sud. Tra i paesi target più depredati troviamo il Perù, la Repubblica Democratica del Congo, il Brasile (che è sia investitore sia paese target), le Filippine, il Sudan e altri. Per approfondire: focsiv.it

DISCERNERE:

ricchezza globale e povertà locale. Questa logica, che alimenta la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di organizzazioni transnazionali impoverendo i territori, è una caratteristica del mercato globale. Questo meccanismo ha effetto anche a livello locale nelle nostre comunità, colpendo la piccola produzione e il piccolo commercio a vantaggio delle grandi aziende multinazionali. Ci hai mai pensato? Confrontati con la tua comunità e cerca di capire come questo possa influire sulle forme di povertà e disuguaglianza.

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condividi e parla di questo argomento in famiglia e nella tua comunità e promuovi un comportamento più consapevole nel modo di fare la spesa o nell’acquisto di beni in generale.

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IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

VIVI DA POVERO, CON I POVERI, … CONDIVIDENDO

Invito dei vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta
alla celebrazione della quarta Giornata Mondiale dei Poveri
Domenica 15 novembre 2020

La quarta Giornata Mondiale dei Poveri, voluta da Papa Francesco, ci invita a "Tendere la mano al povero" (cfr Sir 7,32). È un tema di grande attualità che non può lasciare nell'indifferenza nessuno. In questi mesi, anche il tempo di pandemia ha fatto emergere nuove povertà vicino a noi. I centri della Caritas ed altri enti di assistenza hanno incrociato nuove richieste di aiuto, alcune inaspettate. Le nostre comunità cristiane non possono essere insensibili a queste grida di dolore.

Abbiamo scoperto la fragilità dei nostri ambienti ed il flebile equilibrio della nostra terra. La tecnologia, fine a sé stessa, ci ha distolti dall'attenzione verso coloro che facevano fatica e vedevano spegnersi le loro risorse.

Vi sono state vere iniziative di solidarietà che hanno coinvolto giovani e meno giovani in gesti di vero amore. Guai se rimangono un puro ricordo o eventi isolati. Con un po' di coraggio, proviamo a mettere in questione i nostri stili di vita spesso al di sopra delle nostre possibilità. Chi ha sperimentato la povertà sa che è difficile tendere le mani. Dobbiamo chiedere a Dio il dono dell'essenzialità e il dono di provare a condurre una vita più semplice, più vera, più povera. Èuna modalità che ci aiuta a spalancare gli occhi su coloro che ci vivono accanto mettendo da parte ogni forma di indifferenza. Sono i poveri che ci aiutano a ridimensionare le nostre aspirazioni e i nostri desideri. Sono i poveri i nostri "padronissimi", come diceva San Giuseppe Benedetto Cottolengo, il grande santo della carità scaturito proprio dalla nostra terra. Ha vissuto con i poveri, condividendo tutto; soprattutto li ha amati. Sono i poveri a richiamarci il valore dei gesti, degli sguardi, degl'incontri, delle relazioni, della carità. Sono ancora i poveri a mettere in noi la nostalgia delle cose pulite senza essere appesantiti da inutili fardelli che ci trasciniamo dietro.

Accorgerci della loro presenza ci obbliga a maggiori condivisioni di tempo, di spazi, di denaro, di cose, di attenzioni e di gesti. Spesso, con l'accatastare cianfrusaglie nelle nostre abitazioni, le abbiamo rese invivibili e sono diventate vere catene che bloccano. Una maggiore libertà da esse ci apre verso una comprensione di noi stessi meno isolati, meno paurosi, meno individualisti. Le nostre case hanno bisogno che siano abitate e devono diventare luoghi di incontri e relazioni dove si impara ad amare. Educare ed educarci al dono ci fa riassaporare la bellezza dell'essere creature amate e scelte da Dio.

Ci auguriamo che, nelle nostre realtà ecclesiali, ci sia sempre una attenzione privile-giata per ogni forma di povertà, senza sentirci troppo buoni. Semplicemente camminiamo insieme nella solidarietà, nella giustizia e nella vera pace. Cogliamo nei poveri il Signore che ancora una volta 'bussa' alla nostra porta.

I Vescovi del Piemonte e della Valle d'Aosta

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).

1.Prendiamo tra le mani il Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento. Qui troviamo le parole di un maestro di saggezza vissuto circa duecento anni prima di Cristo. Egli andava in cerca della sapienza che rende gli uomini migliori e capaci di scrutare a fondo le vicende della vita. Lo faceva in un momento di dura prova per il popolo d’Israele, un tempo di dolore, lutto e miseria a causa del dominio di potenze straniere. Essendo un uomo di grande fede, radicato nelle tradizioni dei padri, il suo primo pensiero fu di rivolgersi a Dio per chiedere a Lui il dono della sapienza. E il Signore non gli fece mancare il suo aiuto.

Fin dalle prime pagine del libro, il Siracide espone i suoi consigli su molte concrete situazioni di vita, e la povertà è una di queste. Egli insiste sul fatto che nel disagio bisogna avere fiducia in Dio: «Non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. Affidati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere» (2,2-7).

2. Pagina dopo pagina, scopriamo un prezioso compendio di suggerimenti sul modo di agire alla luce di un’intima relazione con Dio, creatore e amante del creato, giusto e provvidente verso tutti i suoi figli. Il costante riferimento a Dio, tuttavia, non distoglie dal guardare all’uomo concreto, al contrario, le due cose sono strettamente connesse.

Lo dimostra chiaramente il brano da cui è tratto il titolo di questo Messaggio (cfr 7,29-36). La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. È vero il contrario: la benedizione del Signore scende su di noi e la preghiera raggiunge il suo scopo quando sono accompagnate dal servizio ai poveri.

3. Quanto è attuale questo antico insegnamento anche per noi!Infattila Parola di Dio oltrepassa lo spazio, il tempo, le religioni e le culture. La generosità che sostiene il debole, consola l’afflitto, lenisce le sofferenze, restituisce dignità a chi ne è privato, è condizione di una vita pienamente umana. La scelta di dedicare attenzione ai poveri, ai loro tanti e diversi bisogni, non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati. Non si può soffocare la forza della grazia di Dio per la tendenza narcisistica di mettere sempre sé stessi al primo posto.

Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, ritorno su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi (cfr Gv 12,8) per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana.

4. Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. E per essere di sostegno ai poveri è fondamentale vivere la povertà evangelica in prima persona. Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità.

È vero, la Chiesa non ha soluzioni complessive da proporre, ma offre, con la grazia di Cristo, la sua testimonianza e gesti di condivisione. Essa, inoltre, si sente in dovere di presentare le istanze di quanti non hanno il necessario per vivere. Ricordare a tutti il grande valore del bene comune è per il popolo cristiano un impegno di vita, che si attua nel tentativo di non dimenticare nessuno di coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali.

5. Tendere la mano fa scoprire, prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita. Quante mani tese si vedono ogni giorno! Purtroppo, accade sempre più spesso che la fretta trascina in un vortice di indifferenza, al punto che non si sa più riconoscere il tanto bene che quotidianamente viene compiuto nel silenzio e con grande generosità. Accade così che, solo quando succedono fatti che sconvolgono il corso della nostra vita, gli occhi diventano capaci di scorgere la bontà dei santi “della porta accanto”, «di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7), ma di cui nessuno parla. Le cattive notizie abbondano sulle pagine dei giornali, nei siti internet e sugli schermi televisivi, tanto da far pensare che il male regni sovrano. Non è così. Certo, non mancano la cattiveria e la violenza, il sopruso e la corruzione, ma la vita è intessuta di atti di rispetto e di generosità che non solo compensano il male, ma spingono ad andare oltre e ad essere pieni di speranza.

6. Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione.

7. Questa pandemia è giunta all’improvviso e ci ha colto impreparati, lasciando un grande senso di disorientamento e impotenza. La mano tesa verso il povero, tuttavia, non è giunta improvvisa. Essa, piuttosto, offre la testimonianza di come ci si prepara a riconoscere il povero per sostenerlo nel tempo della necessità. Non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi.

Questo momento che stiamo vivendo ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà. La perdita del lavoro, degli affetti più cari, come la mancanza delle consuete relazioni interpersonali hanno di colpo spalancato orizzonti che non eravamo più abituati a osservare. Le nostre ricchezze spirituali e materiali sono state messe in discussione e abbiamo scoperto di avere paura. Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale. Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà […]. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Lett. enc. Laudato si’, 229). Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona.

8. “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). L’Apostolo insegna che la libertà che ci è stata donata con la morte e risurrezione di Gesù Cristo è per ciascuno di noi una responsabilità per mettersi al servizio degli altri, soprattutto dei più deboli. Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo. Il libro del Siracide ritorna in nostro aiuto: suggerisce azioni concrete per sostenere i più deboli e usa anche alcune immagini suggestive. Dapprima prende in considerazione la debolezza di quanti sono tristi: «Non evitare coloro che piangono» (7,34). Il periodo della pandemia ci ha costretti a un forzato isolamento, impedendoci perfino di poter consolare e stare vicino ad amici e conoscenti afflitti per la perdita dei loro cari. E ancora afferma l’autore sacro: «Non esitare a visitare un malato» (7,35). Abbiamo sperimentato l’impossibilità di stare accanto a chi soffre, e al tempo stesso abbiamo preso coscienza della fragilità della nostra esistenza. Insomma, la Parola di Dio non ci lascia mai tranquilli e continua a stimolarci al bene.

9. “Tendi la mano al povero” fa risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle mani generose che abbiamo descritto! Ci sono, infatti, mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano.

10. «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine» (Sir 7,36). È l’espressione con cui il Siracide conclude questa sua riflessione. Il testo si presta a una duplice interpretazione. La prima fa emergere che abbiamo bisogno di tenere sempre presente la fine della nostra esistenza. Ricordarsi il destino comune può essere di aiuto per condurre una vita all’insegna dell’attenzione a chi è più povero e non ha avuto le stesse nostre possibilità. Esiste anche una seconda interpretazione, che evidenzia piuttosto il fine, lo scopo verso cui ognuno tende. È il fine della nostra vita che richiede un progetto da realizzare e un cammino da compiere senza stancarsi. Ebbene, il fine di ogni nostra azione non può essere altro che l’amore. È questo lo scopo verso cui siamo incamminati e nulla ci deve distogliere da esso. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio, ma comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore. Questo fine appare nel momento in cui il bambino si incontra con il sorriso della mamma e si sente amato per il fatto stesso di esistere. Anche un sorriso che condividiamo con il povero è sorgente di amore e permette di vivere nella gioia. La mano tesa, allora, possa sempre arricchirsi del sorriso di chi non fa pesare la propria presenza e l’aiuto che offre, ma gioisce solo di vivere lo stile dei discepoli di Cristo. In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri. La Vergine Maria conosce da vicino le difficoltà e le sofferenze di quanti sono emarginati, perché lei stessa si è trovata a dare alla luce il Figlio di Dio in una stalla. Per la minaccia di Erode, con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù è fuggita in un altro paese, e la condizione di profughi ha segnato per alcuni anni la santa Famiglia. Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata. Roma, San Giovanni in Laterano, 13 giugno 2020, Memoria liturgica di Sant’Antonio di Padova.

Francesco

IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI «Tendi la tua mano al povero» SNODI DAL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO In un mondo travolto dal «dolore» e dalla «morte» La riflessione del papa, dal titolo «Tendi la tua mano al povero» (Sir 7,32), si svolge non su un concetto astratto di povertà, ma su una povertà che si interfaccia coi volti reali dei poveri, quelli antichi e quelli nuovi. Quelli degli affamati e dei senzatetto, che sono stati sempre con noi e quelli che sono spuntati, numerosi, in questo tempo di pandemia, tempo di dolore e di morte che, pur mettendoci alla prova provocando «sconforto» e «smarrimento», ci ha fatto scoprire, nella concretezza di un gesto teso a dare aiuto, tante storie di bene, «gesti che danno senso alla vita». Tendere la mano al povero Proprio in questo specifico contesto di pandemia, l’aver teso la mano da parte di medici, infermieri, volontari, sacerdoti a chi ha sperimentato dolore e morte, ha mostrato «le tante opere di bene» che hanno fatto maturare «l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole». Nel contempo, «ha fatto risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici». Mani che spostano il denaro decretando la miseria di molti o «il fallimento di intere nazioni»; mani che accumulano soldi vendendo armi che «altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà». Mani che passano la droga, che scambiano favori illegali per guadagno e diventano complici dell’egoismo e del cinismo, sviluppando «una globalizzazione dell’indifferenza» e diventando «incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri». Le mani dunque vanno pulite, per diventare «strumenti di giustizia e di pace per il mondo intero». Il richiamo di papa Francesco alla Chiesa, è di lasciarsi interrogare dai poveri, ascoltando il loro «grido silenzioso» al quale il popolo di Dio è chiamato a rispondere con la testimonianza, la solidarietà, impegno che non è lecito delegare a nessuno, perché il bene comune è «un impegno di vita, che si attua nel tentativo di non dimenticare coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali». Senza calcolare tempo o interessi privati «La scelta di dedicare attenzione ai poveri – scrive il pontefice – non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati. Non si può soffocare – sottolinea – la forza della grazia di Dio per la tendenza narcisistica di mettere sempre se stessi al primo posto». È nello sguardo verso i poveri, che la vita cambia direzione, perché l’impegno concreto, guidato dalla carità divina, rende l’esistenza «pienamente umana». Si tratta di vivere la povertà evangelica in prima persona, perché «non possiamo sentirci a posto – scrive Francesco – quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra». «Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità». Preghiera e solidarietà sono inseparabili Il papa ricorda che nella sapienza antica del Siracide, da cui attinge la sua riflessione, si trovano le indicazioni per molte situazioni di vita come la povertà, che «assume sempre volti diversi» e che è il luogo nel quale incontrare Gesù. È nel disagio infatti che bisogna avere fiducia in Dio, costruendo con lui un’intima relazione attraverso la preghiera. «Il costante riferimento a Dio, non distoglie – scrive papa Francesco – dal guardare all’uomo concreto; al contrario, le due cose sono strettamente connesse. La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili». La benedizione di Dio scende quando è accompagnata dal servizio ai fratelli. Gesti che danno senso alla vita Francesco ricorda i «gesti che danno senso alla vita», spesso ignorati eppure presenti e vivi. Quando infatti certi gesti conquistano la cronaca, «gli occhi diventano capaci di scorgere la bontà dei santi della porta accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio». Sono gesti che aprono alla speranza e ci spingono ad andare oltre, a costruire legami che danno senso alla vita. Però non ci si improvvisa strumenti di misericordia Prendendo atto del «grande senso di disorientamento e impotenza» provocati dalla pandemia, papa Francesco ricorda che «non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi» e prendere sempre più coscienza di coltivare legami stabili nel tempo. Non lasciare in letargo la responsabilità La pandemia ci ha fatto sperimentare «il senso del limite», «la restrizione della libertà»; ha provocato la perdita degli affetti più cari, del lavoro; abbiamo scoperto la paura e, al tempo stesso – evidenzia Francesco – , «quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale» e «l’esigenza di una nuova fraternità». «Le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona». Tendere all’amore «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine»: si legge nel Siracide. Il papa ricorda che questa espressione si presta ad una duplice interpretazione. La prima evidenzia che abbiamo bisogno di tenere presente la fine della nostra esistenza. La seconda, sottolinea invece il fine, lo scopo verso cui ognuno tende, «il fine di ogni nostra azione che non può essere altro che l’amore». «È questo – scrive il papa – lo scopo verso cui siamo incamminati e nulla ci deve distogliere da esso. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio, ma comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore». «Tendere la mano al povero», è dunque un invito alla responsabilità, come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda san Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). «Il sorriso, spiega Francesco, che doniamo al povero è quindi la “sorgente di amore” che permette di “vivere nella gioia”, è espressione di chi non fa pesare l’aiuto che offre ma gioisce solo di vivere lo stile dei discepoli di Cristo». Con lo sguardo rivolto a Maria, la madre dei poveri, Francesco conclude il suo Messaggio: «Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata». Per concludere La Giornata mondiale dei poveri è pertanto un’occasione per renderci conto che nel mondo non governa il caso, ma le scelte che le persone fanno. È un’occasione importante per evidenziare la dignità e la responsabilità della libertà che a tutti appartiene. Punto fermo da cui partire, è la consapevolezza di essere tutti poveri e certi che giustizia e fraternità sta alle nostre scelte farle incontrare. dal sito COP – www.centroorientamentopastorale.it a cura di don Salvatore Ferdinandi vicario episcopale della diocesi di Terni Narni Amelia, già responsabile del Servizio promozione Caritas di Caritas Italiana
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