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Introduzione

Carissimo popolo santo di Dio che è in Alba: sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche, credenti e non credenti, vi scrivo questa lettera pastorale in continuità con la prima Gesù cammina con noi per riaffermare con fede, speranza e carità che noi camminiamo con Gesù, via, verità e vita.

«La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo.

Il cammino, dal titolo “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 16/17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare» .

Così si apre il Documento preparatorio che offre le prime indicazioni per il Sinodo.

La nostra comunità diocesana ha scelto come data di avvio del “Cammino sinodale” il 16 ottobre.

Il Cammino sinodale delineato dalla Cei il 24 maggio u.s.

si unirà nel prossimo anno alla grande riflessione a cui papa Francesco ha chiamato la Chiesa universale in vista del Sinodo dei vescovi del 2023, in comunione con tutte le diocesi italiane.

Una tappa fondamentale sarà la celebrazione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, nell’ottobre del 2023 , a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari (cfr. Ec, artt. 19-21).

Costituzione apostolica Episcopalis communio (Ec) sul Sinodo dei Vescovi

Con questa convocazione, papa Francesco invita la Chiesa intera a interrogarsi su un tema decisivo per la sua vita e la sua missione: «Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio » .

Parliamo di “cammino”, perché si apre davanti a noi un percorso, che ci invita a “uscire” dallo status quo, dal “si è sempre fatto così”, per provare a immaginare insieme un futuro possibile , dandoci dei tempi di riflessione e di maturazione .

Dovrà essere un “cammino con Gesù” e con il suo Spirito, da percorrere da fedeli discepoli, per imparare da lui lo “sguardo del Figlio” sulla nostra vicenda umana e sul tempo storico che ci è donato di vivere.

Un cammino con Gesù in cui reimpariamo ancora e sempre a farci discepoli alla sua sequela, liberi e liberati dalle preoccupazioni e dai pregiudizi, per farci forti dell’ispirazione evangelica, capaci di immaginare un domani alla nostra fede e al cristianesimo in Italia.

Ogni battezzato e persona di buona volontà è chiamato a mettersi in cammino, nessuno può sentirsi escluso, ma tutti insieme protagonisti del tratto di strada che percorreremo.

L’urgenza di partire

La prima sollecitazione ad avviare un Cammino sinodale, per provare a tradurre in pratica le indicazioni dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium è venuta da papa Francesco, in occasione del suo intervento ai delegati, al Convegno ecclesiale di Firenze, il 10 novembre 2015 (1) .

Poi la pandemia ha segnato duramente anche le nostre comunità.

Ha evidenziato i molti limiti, le difficoltà, le incertezze che già segnavano le nostre Chiese, ci ha messi davanti a scelte diventate più evidenti e necessarie.

Il cammino sinodale ne accoglie la sfida, andando oltre una semplice “ripresa postpandemica”, per una vera rigenerazione ecclesiale.

Il Sinodo prende avvio in un contesto socio-ecclesiale e in un momento storico segnati da cambiamenti epocali.

In Italia, ormai la Chiesa non raggiunge più la maggioranza della popolazione e non rappresenta più un riferimento culturale per l’intera società: i cattolici sono una minoranza.

Attorno a noi, da una parte «domina una mentalità secolarizzata che tende a espellere la religione dallo spazio pubblico, dall’altra un integralismo religioso che non rispetta le libertà altrui alimenta forme di intolleranza e di violenza che si riflettono anche nella comunità cristiana e nei suoi rapporti con la società» (2) .

Sarà dunque compito della prima fase analizzare lo stato di salute delle nostre comunità, segnate da vuoti di partecipazione alla vita ecclesiale, dalla crisi della parrocchia che è sempre meno il punto di aggregazione delle famiglie, il luogo di formazione dei giovani e il punto di riferimento per la maturazione di un sentire comune e delle coscienze, anche se sopravvive la richiesta di gestione di servizi caritativi.

La crisi può diventare con la forza dello Spirito e una fede come quella di Abramo, un kairòs, un tempo di rinascita per una Chiesa che reinventi il modo di essere cristiani insieme e possa donare al mondo segnato dalle divisioni, dalle violenze, dalle chiusure, tentato dall’indifferenza all’altro e al proprio stesso destino e a quello del pianeta, l’immagine di un’umanità possibile che possa abitare la terra.

Sarà un cammino aperto, con tempi adeguati (quattro anni) per riflettere, maturare, immaginare una forma della Chiesa e dello stesso cristianesimo che possa essere vivibile e significativa per il presente e il futuro.

Partiamo con fiducia sull’esempio di Abramo.

Dobbiamo uscire e guardare avanti, coscienti che «il tempo è superiore allo spazio» e che «dobbiamo lavorare a lunga scadenza, senza l’”ossessione di risultati immediati” (Eg 223).

Dal Papa ci giunge un invito costante a una riforma della Chiesa a partire dal “centro della fede”, che corrisponda al “cambiamento d’epoca” al quale assistiamo e che porti a inventare un nuovo stile di vita cristiana nel mondo contemporaneo e una nuova maniera di esservi presenti.

Sono proprio “il fondamento e l’effetto di tale stile che potranno essere colti dai nostri contemporanei come “un nuovo umanesimo”».

La fede di Abramo

Come ho detto, vorrei che in questo cammino ci guidasse in particolare la figura di Abramo, il quale fu chiamato da Dio a mettersi in cammino fino a stipulare un’alleanza fra Jahwè e il suo popolo, alleanza che sarà rinnovata solo in Cristo Gesù, nella nuova ed eterna alleanza per la salvezza dell’umanità intera.

Proviamo a leggere, a meditare e a pregare il testo della lettera agli Ebrei al capitolo 11, versetti 1-19, che vi propongo.

«La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.

Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.

Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.

Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, avendo Dio attestato di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.

Per fede, Enoc fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via.

Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio.

Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi, infatti, si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.

Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede.

Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa.

Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso.

Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra.

Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria.

Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste.

Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio.

Ha preparato infatti per loro una città.

Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: Mediante Isacco avrai una tua discendenza.

Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo».

Per fede anche noi dobbiamo intraprendere il Cammino sinodale, lasciandoci guidare dallo Spirito Santo, certi che lui ci condurrà alla terra promessa.

Sarà un cammino faticoso, come è ogni cammino.

Bisognerà tenere un passo che tutti possono mantenere, qualche volta dovremo fermarci e aspettare chi fa più fatica, altre volte trattenere o frenare chi corre troppo veloce e rischia fughe in avanti.

Lasciamo che sia il Signore a dare il passo, noi camminiamo con Gesù.

La sinodalità come modo d’essere della Chiesa

La sinodalità indica lo specifico modo di vivere e di operare della Chiesa popolo di Dio, che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nella partecipazione attiva di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice.

Nel primo millennio questo stile era il modo abituale di procedere della Chiesa, mentre nel secondo millennio la Chiesa ha maggiormente sottolineato la sua funzione gerarchica 1 .

È stato il concilio Vaticano II a riscoprire la Chiesa come popolo di Dio 2 , sottolineando come, in virtù del Battesimo, la totalità dei fedeli «non può sbagliarsi nel credere», perché è sotto l’azione dello Spirito che guida i credenti «a tutta la verità».

Questo non si realizza secondo la logica democratica della maggioranza, ma secondo la logica del discernimento, del confronto, del dialogo 3 .

Mi piace evocare a questo proposito quanto ebbe a dire il mio venerato predecessore, monsignor Sebastiano Dho, recentemente tornato alla casa del Padre, nell’omelia della celebrazione di apertura del 25° Sinodo diocesano «espressione massima della realtà e vita di una diocesi», il 16 novembre 1997 in cattedrale: «Il Sinodo sarà o non sarà strumento di crescita, a seconda se riuscirà ad aiutarci a camminare verso un’unità più vera, certo nella piena libertà di spirito e di parola, ma pure di volontà di convergenza e di comunione.

Se teniamo presente questa esigenza profonda di comunione sincera innanzitutto e poi nell’impegno pastorale, ai fini della missione, quanti problemi interni, che sembrano enormi, diventano problemini, superabilissimi: non sono infatti le questioni in sé a essere difficili o impossibili a risolversi; la questione per eccellenza siamo noi, non ancora sufficientemente consumati nell’unità.

Ma, pur coscienti dei nostri limiti, non ci scoraggiamo affatto.

Gesù ha pregato anche per noi; sì, proprio per noi poveri viaggiatori in partenza per il grande cammino del Sinodo; già eravamo presenti nella mente e nel cuore di Cristo la sera del Giovedì santo...».

Dovremo dunque imparare a vivere un’ecclesialità sinodale, maturando uno stile capace di trasformare il volto della Chiesa che è in Italia; elaborare un metodo sinodale attraverso concrete modalità di lavoro, che aiuti a realizzare un mutamento di mentalità e di atteggiamenti, a valorizzare il dono creativo di ognuno e le peculiarità pastorali di ogni realtà ecclesiale.

Dobbiamo evitare che l’esperienza del Sinodo diventi un fatto clericale o di addetti ai lavori, e avviare un processo comunitario “dal basso”.

Il senso del cammino a cui tutti siamo chiamati è anzitutto quello di scoprire il volto e la forma di una Chiesa sinodale, in cui «ciascuno ha qualcosa da imparare.

Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo “Spirito della verità” (Gv 14,17), per conoscere ciò che egli “dice alle Chiese” (Ap 2,7)» 4 .

Come afferma padre Hervé Legrand, si tratta di un «apprendimento» necessario e fruttuoso sia ad intra, perché attenuerà «l’identificazione della Chiesa con il clero»; sia ad extra, perché mostrerà, «di fronte al degrado attuale del dibattito politico» e informativo, che la «sinodalità coltiva il rispetto» delle convinzioni di tutti e della partecipazione piena di ciascuno ai processi decisionali.

Cosa significa Cammino solidale?

Lo possiamo intuire volgendo la mente all’icona di Abramo che, spinto dalla necessità e chiamato da Dio, lascia la sua terra solida e conosciuta, lascia le certezze su cui si appoggiava, partendo per un esodo verso una nuova terra, un nuovo popolo, un nuovo destino fecondo per l’umanità intera.

Dobbiamo reimparare a metterci in cammino, abbandonando sicurezze e immobilità del passato.

Siamo irrimediabilmente usciti da una cristianità familiare e rassicurante.

Accogliendo l’appello che Dio ci fa nella storia, dovremo partire con passo libero e leggero.

La crisi obbliga a liberarci dai fardelli inutili e non più significativi, dal peso dell’abitudine e di tanti elementi di religiosità e di espressione della fede che si sono esauriti e svuotati; diventa occasione di creatività, apre spazi a nuova immaginazione.

L’avvio di un Cammino sinodale concretamente implica:

Una conversione Osare il dialogo dentro la Chiesa e con il mondo Ascolto e parresia Tappe iniziali I gruppi sinodali Dieci nuclei tematici

Una conversione

Il Cammino sinodale ci chiede una conversione del cuore e della mente, una “metanoia” che purifichi e allarghi sguardo e cuore, rompa schemi e pregiudizi; in particolare superando le forme di clericalismo, come sottolinea papa Francesco, provenienti da un passato che spesso portiamo ancora in noi.

È un processo interiore che dobbiamo fare tutti, preti e laici.

Ci metterà in grado di ascoltare «ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Apocalisse 2,17).

Osare il dialogo dentro la Chiesa e con il mondo

Dobbiamo riconoscere che oggi davanti a un tempo così vario, complesso e in celere trasformazione nessuno ha soluzioni.

Il discernimento del cammino potrà solo essere trovato insieme nella Chiesa e nel dialogo con tutti 1 .

Siamo infatti segnati nel Battesimo dal sensus fidei, per cui ogni credente ha un suo posto e una sua voce irripetibile; e accomunati da un’unica umanità in cammino.

Questo ci chiama e autorizza a osare il dialogo tra noi, anche tra visioni diverse e divergenti.

Poi sarà necessario osare il dialogo ad extra, con chi la Chiesa l’ha abbandonata, con chi è deluso, con chi è stato segnato da atteggiamenti e giudizi che l’hanno ferito, con chi è indifferente alla Chiesa e alla stessa dimensione religiosa della vita.

Dare la parola a chi è responsabile, a chi è partecipe, ma anche a chi si sente emarginato, a chi se n’è andato, a chi si sente “fuori”.

Ascolto e parresia

Il dialogo ci chiede una rinnovata capacità di ascolto.

Ascoltarci nella Chiesa gli uni gli altri, senza giudicarci e giudicare, capaci di correggerci, disposti a rivedere e verificare.

Ascolto ad extra con chiunque si interroga e cerca.

L’ascolto vero e profondo implica un atteggiamento non giudicante e insieme la franchezza nel parlare, la parresia di chi cerca la verità secondo Dio, senza interessi e senza paura.

Implica anche un rinnovato impegno di riflessione, di aggiornamento, di studio, di apertura alla verità, di purificazione interiore.

L’ascolto vero ci permetterà un rinnovato incontro con la realtà, ricordando che «la realtà è superiore all’idea» (Eg, 231) nella fiducia che lì Cristo ci precede e ci viene incontro, come ai pellegrini di Emmaus.

L’ascolto costituisce la prima fase direttrice del cammino proposto alla Chiesa italiana (cui seguirà la ricerca e la proposta).

Tappe iniziali

Le prime tappe che siamo chiamati a vivere sono:

I gruppi sinodali

L’ascolto avverrà metodologicamente attraverso i gruppi sinodali.

Papa Francesco in più occasioni ha ribadito che il Cammino sinodale deve partire “dal basso”, cioè che è fondamentale ascoltare tutti.

Così si è espresso: «Il Sinodo deve cominciare dal basso in alto, nelle piccole comunità, nelle piccole parrocchie.

Questo ci chiederà pazienza, ci chiederà lavoro, ci chiederà far parlare la gente», ma da lì arriverà «la saggezza del popolo di Dio».

Affinché ciò avvenga, il documento preparatorio del Sinodo universale, propone di istituire dei gruppi sinodali guidati da un moderatore-segretario che funga da facilitatore nel lavoro di ascolto rispetto alla consultazione su dieci ambiti contenenti alcune domande su cui confrontarsi.

Facendo tesoro di queste indicazioni il Cammino sinodale dopo l’apertura del 16 ottobre pomeriggio, dovrà costituire i gruppi sinodali per mettersi in ascolto di più persone possibili.

Vorrei subito fugare l’idea che si tratti di istituire nuovi gruppi, appesantendo così il lavoro pastorale.

I gruppi sinodali potranno essere costituiti da gruppi o organismi già esistenti a livello diocesano, vicariale, di unità pastorale e di parrocchia.

Si tratta dei consigli pastorali, della commissione vicariale, dei gruppi catechisti, dei gruppi biblici, o giovani, o di famiglie o sportivi ecc...

Ognuno di questi gruppi già esistente può trasformarsi in gruppo sinodale e lavorare su uno o più ambiti proposti dal documento preparatorio al Sinodo universale, che riporto qui di seguito, confrontandosi sulle domande proposte.

I gruppi sinodali saranno condotti da un moderatore-segretario che potrà essere chi già conduce il gruppo normalmente oppure si potrà sceglierne uno ad hoc.

Il moderatore-segretario avrà il compito di essere un facilitatore per il gruppo e stendere un breve verbale del lavoro svolto.

È inteso che si possono anche costituire gruppi sinodali spontanei, qualora ci fossero persone interessate al di là dei gruppi già esistenti.

Sarà opportuno lasciare la massima libertà di interventi anche al di là degli ambiti e delle domande proposte.

Gli incontri dei gruppi sinodali dovranno sempre essere accompagnati dalla preghiera, con l’invocazione dello Spirito Santo, e dalla lettura della parola di Dio.

Affido all’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali di costituire un gruppo sinodale virtuale on line sul sito diocesano per dare la possibilità anche a coloro che non appartengono ai nostri gruppi o sono ai margini di poter intervenire e dare il loro contributo.

Gli uffici pastorali diocesani dovranno costituire dei gruppi sinodali nei loro ambiti, attraverso gruppi o associazioni già esistenti o creandone di nuovi, soprattutto negli ambiti di vita: scuola, lavoro, salute, famiglie, giovani, emigranti ecc....

I vicari zonali, i parroci, i direttori degli uffici, i presidenti o i responsabili di associazioni o gruppi o quanti abbiano costituito un gruppo sinodale devono darne comunicazione in curia al vicario episcopale per il Cammino sinodale, segnalando da chi è formato il gruppo, quali ambiti di domande hanno scelto e chi funge da moderatore-segretario riportando l’indirizzo e-mail del medesimo per poter comunicare.

I gruppi dovranno costituirsi entro la fine di dicembre 2021.

I mesi da gennaio a marzo 2022 saranno dedicati all’ascolto e al confronto all’interno dei gruppi sinodali.

Entro la fine di marzo i moderatori-segretari redigeranno una sintesi scritta da inviare in curia che, insieme a tutte le altre, costituirà il contributo della diocesi al Sinodo universale e il documento su cui lavorare nell’assemblea diocesana di maggio 2022.

Dieci nuclei tematici

Per aiutare a far emergere le esperienze e a contribuire in maniera più ricca alla consultazione, indichiamo dieci nuclei tematici, proposti dal Documento preparatorio, che articolano diverse sfaccettature della “sinodalità vissuta”.

Andranno adattati ai diversi contesti locali, e di volta in volta integrati, esplicitati, semplificati, approfonditi, prestando particolare attenzione a chi ha più difficoltà a partecipare e rispondere.

I DIECI TEMI
1) I compagni di viaggio 2) Ascoltare 3) Prendere la parola 4) Celebrare 5) Corresponsabili nella missione 6) Dialogare nella Chiesa e nella società 7) Con le altre Confessioni cristiane 8) Autorità e partecipazione 9) Discernere e decidere 10) Formarsi alla sinodalità

1) I compagni di viaggio

Nella Chiesa e nella società
siamo sulla stessa strada fianco a fianco.

Nella vostra Chiesa locale, chi sono coloro che “camminano insieme”?

Quando diciamo “la nostra Chiesa”, chi ne fa parte?

Chi ci chiede di camminare insieme?

Quali sono i compagni di viaggio, anche al di fuori del perimetro ecclesiale?

Quali persone o gruppi sono lasciati ai margini, espressamente o di fatto?

2) Ascoltare

L’ascolto è il primo passo, ma richiede di avere mente
e cuore aperti, senza pregiudizi.

Verso chi la nostra Chiesa particolare è “in debito di ascolto”?

Come vengono ascoltati i laici, in particolare giovani e donne?

Come integriamo il contributo di consacrate e consacrati?

Che spazio ha la voce delle minoranze, degli scartati e degli esclusi?

Riusciamo a identificare pregiudizi e stereotipi che ostacolano il nostro ascolto?

Come ascoltiamo il contesto sociale e culturale in cui viviamo?

3) Prendere la parola

Tutti sono invitati a parlare con coraggio
e parresia, cioè integrando libertà, verità e carità.

Come promuoviamo all’interno della comunità e dei suoi organismi uno stile comunicativo libero e autentico, senza doppiezze e opportunismi?

E nei confronti della società di cui facciamo parte?

Quando e come riusciamo a dire quello che ci sta a cuore?

Come funziona il rapporto con il sistema dei media (non solo quelli cattolici)?

Chi parla a nome della comunità cristiana e come viene scelto?

4) Celebrare

“Camminare insieme” è possibile solo se si fonda sull’ascolto comunitario della Parola e sulla celebrazione dell’Eucaristia.

In che modo la preghiera e la celebrazione liturgica ispirano e orientano effettivamente il nostro “camminare insieme”?

Come ispirano le decisioni più importanti?

Come promuoviamo la partecipazione attiva di tutti i fedeli alla liturgia e l’esercizio della funzione di santificare?

Quale spazio viene dato all’esercizio dei ministeri del lettorato e dell’accolitato?

5) Corresponsabili nella missione

La sinodalità è a servizio della missione della Chiesa, a cui tutti i suoi membri sono chiamati a partecipare.

Poiché siamo tutti discepoli missionari, in che modo ogni battezzato è convocato per essere protagonista della missione?

Come la comunità sostiene i propri membri impegnati in un servizio nella società (impegno sociale e politico, nella ricerca scientifica e nell’insegnamento, nella promozione della giustizia sociale, nella tutela dei diritti umani e nella cura della casa comune, ecc.)?

Come li aiuta a vivere questi impegni in una logica di missione?

Come avviene il discernimento sulle scelte relative alla missione e chi vi partecipa?

Come sono state integrate e adattate le diverse tradizioni in materia di stile sinodale che costituiscono il patrimonio di molte Chiese, in particolare quelle orientali, in vista di una efficace testimonianza cristiana?

Come funziona la collaborazione nei territori dove sono presenti Chiese sui iuris diverse?

6) Dialogare nella Chiesa e nella società

Il dialogo è un cammino di perseveranza, che comprende anche silenzi e sofferenze, ma capace di raccogliere l’esperienza delle persone e dei popoli.

Quali sono i luoghi e le modalità di dialogo all’interno della nostra Chiesa particolare?

Come vengono affrontate le divergenze di visione, i conflitti, le difficoltà?

Come promuoviamo la collaborazione con le diocesi vicine, con e tra le comunità religiose presenti sul territorio, con e tra associazioni e movimenti laicali, ecc.?

Quali esperienze di dialogo e di impegno condiviso portiamo avanti con credenti di altre religioni e con chi non crede?

Come la Chiesa dialoga e impara da altre istanze della società: il mondo della politica, dell’economia, della cultura, la società civile, i poveri...?

7) Con le altre Confessioni cristiane

Il dialogo tra cristiani di diversa confessione, uniti da un solo Battesimo, ha un posto particolare nel cammino sinodale.

Quali rapporti intratteniamo con i fratelli e le sorelle delle altre Confessioni cristiane?

Quali ambiti riguardano?

Quali frutti abbiamo tratto da questo “camminare insieme”?

Quali le difficoltà?

8) Autorità e partecipazione

Una Chiesa sinodale è una Chiesa partecipativa e corresponsabile.

Come si identificano gli obiettivi da perseguire, la strada per raggiungerli e i passi da compiere?

Come viene esercitata l’autorità all’interno della nostra Chiesa particolare?

Quali sono le pratiche di lavoro in équipe e di corresponsabilità?

Come si promuovono i ministeri laicali e l’assunzione di responsabilità da parte dei fedeli?

Come funzionano gli organismi di sinodalità a livello della Chiesa particolare?

Sono una esperienza feconda?

9) Discernere e decidere

In uno stile sinodale si decide per discernimento, sulla base di un consenso che scaturisce dalla comune obbedienza allo Spirito.

Con quali procedure e con quali metodi discerniamo insieme e prendiamo decisioni?

Come si possono migliorare?

Come promuoviamo la partecipazione alle decisioni in seno a comunità gerarchicamente strutturate?

Come articoliamo la fase consultiva con quella deliberativa, il processo del decision-making con il momento del decision-taking?

In che modo e con quali strumenti promuoviamo trasparenza e accountability?

10) Formarsi alla sinodalità

La spiritualità del camminare insieme è chiamata a diventare principio educativo per la formazione della persona umana e del cristiano, delle famiglie e delle comunità.

Come formiamo le persone, in particolare quelle che rivestono ruoli di responsabilità all’interno della comunità cristiana, per renderle più capaci di “camminare insieme”, ascoltarsi a vicenda e dialogare?

Che formazione offriamo al discernimento e all’esercizio dell’autorità?

Quali strumenti ci aiutano a leggere le dinamiche della cultura in cui siamo immersi e il loro impatto sul nostro stile di Chiesa?

Conclusione

Quante volte nella Bibbia è ripresa la “partenza” di Abramo! Con Mosè e il popolo che lascia l’Egitto, con l’esempio dei profeti che accolgono l’invito di Dio per una nuova missione; con il sì coraggioso di Maria che si apre all’imprevedibile novità di Dio nella storia del suo popolo, con Pietro che abbandonando le sue certezze e le sue tradizioni entra nella casa di Cornelio, con Paolo che va ad annunciare il Vangelo ai pagani.

È la lezione della Chiesa delle origini, che trovò, nella lettura della novità di Cristo e nella gioia dello Spirito che accompagnava i discepoli, il coraggio di uscire dalla religiosità e dal mondo culturale ebraico per aprirsi al mondo ellenistico e pagano.

Fu un cammino lungo, con tappe successive, maturate con fatica e non senza dubbi e resistenze, ma vissute in uno stile sinodale che rimane esemplare.

Ora la nostra Chiesa è chiamata a riprendere questo atteggiamento di apertura al mondo e prima ancora allo Spirito, a praticare quella sinodalità che seppe allora illuminare i passi del cammino della Chiesa nascente.

Come disse papa Francesco all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, «ricordiamo che lo scopo del Sinodo e quindi di questa consultazione non è produrre documenti, ma far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani...».

Ho scritto una preghiera per il Cammino sinodale, che vi propongo al termine di questa lettera, con l’auspicio che venga recitata durante il tempo del Cammino sinodale, da soli, in famiglia, in comunità e durante i lavori dei gruppi sinodali.

Iniziamo con fede e coraggio il Cammino sinodale.

Un cammino aperto, fidandoci della forza e della luce che viene dallo Spirito, senza nulla temere perché camminiamo con Gesù.

Preghiera per il Cammino sinodale

O Padre creatore,
volgi il tuo sguardo
misericordioso e benevolo
alla Chiesa che è in Alba,
che come popolo da te scelto
e reso santo nel Battesimo
e nella Cresima,
intraprende il Cammino sinodale.

O Figlio redentore,
siamo la tua Chiesa che
come Abramo parte per fede,
come Mosè percorre il suo esodo,
come i Profeti compie le promesse,
come Maria accoglie l’invito
e proclama il suo “sì”,
come te annuncia il Vangelo,
come gli apostoli cammina nella storia,
come i beati e i santi
si fa compagna di viaggio.

O Spirito santificatore,
sostieni nell’andare,
con il tuo amore e la tua bontà infinita,
con la parola del Cristo
e con la grazia dei sacramenti
e la preghiera della Chiesa,
i ragazzi e i giovani,
le famiglie e gli adulti,
gli anziani e i malati,
i poveri e gli emigranti.

Noi siamo il tuo popolo in cammino,
donaci forza e vigore,
sostieni chi è stanco,
rialza chi cade, rallenta chi corre,
affianca chi ti cerca,
incoraggia chi è smarrito,
per essere luce nel mondo,
lievito nella pasta
e vino nuovo in otri nuovi
e conduci tutti insieme
al compimento della profezia,
alla terra promessa,
alla Gerusalemme nuova.
Amen.

+ Marco, Vescovo di Alba

Alba, 16 ottobre 2021,

apertura del Sinodo universale

e inizio del Cammino sinodale diocesano

  1. 1 Documento preparatorio, n. 1.
  2. 2 Ibid. n.1.
  3. 3 FRANCESCO, Discorso per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi (17 ottobre 2015).
  4. 4 Documento preparatorio, n. 1.
  5. 5 “Immaginare il possibile” è una espressione cara a papa Francesco. In un articolo-intervista comparso sulla rivista Vita Nueva del 18-24 aprile 2020 leggiamo che questo «è un tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il Vangelo può offrirci». Noi siamo giustamente ancorati al reale (abbiamo bisogno della terra per camminare); al massimo ci spingiamo verso il probabile; a volte con la forza della fede osiamo sperare o chiedere l’impossibile. La sfida che il Papa ci prospetta è qualcosa di intermedio: provare a immaginare il possibile, qualcosa che sta tra il probabile e l’impossibile: provare a immaginare un mondo diverso, nuovi stili di vita e - perché no? - anche nuovi metodi pastorali.
  6. 6 «Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere» (Papa Francesco, Discorso ai delegati al Convegno ecclesiale di Firenze, 10 novembre 2015).
  1. 1 «Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, soprattutto sulle tre-quattro priorità che avete indivi- duato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacità di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio» (Papa Francesco, Discorso di Firenze).
  2. 2 Documento preparatorio, n. 8.
  1. 1 Cfr. Documento preparatorio n. 11.
  2. 2 Lumen gentium, cap. II.
  3. 3 Lumen gentium, n. 12.
  4. 4 Francesco, Discorso per la commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi.
  1. 1 «Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacità di dialogo e di incontro. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria “fetta” del- la torta comune. Non è questo che intendo. Ma è cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme, oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni miglio- ri per tutti. Molte volte l’incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dà il conflitto: è logico e prevedibile che così sia. E non dobbiamo temerlo né ignorarlo ma accettarlo. “Accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasfor- marlo in un anello di collegamento di un nuovo processo” (Evangelii gaudium, 227)» (Francesco, Discorso di Firenze, 10 novembre 2015).
Costituzione apostolica Episcopalis communio sul Sinodo dei Vescovi
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