TERZA ASSEMBLEA SINODALE DELLE CHIESE IN ITALIA

Lievito di pace e di speranza

Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia

Roma · 25 ottobre 2025

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1 Introduzione 2 3 Un’esperienza che forma 4 5 6 7 8 9 10
11 Una visione di Chiesa condivisa 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Parte I
Il rinnovamento sinodale e missionario
della mentalità e delle prassi ecclesiali
Profezia e cultura
21 22 23 24 Abitare la società e il suo cambiamento
Pace e nonviolenza
25 Fame e sete di giustizia per gli esseri umani e il creato 26 Una politica che contribuisca all’amicizia sociale 27 Farsi prossimi
Alla scuola dei poveri
28 Sorelle e fratelli tutti 29 30 La cura delle relazioni
“Tutti, tutti, tutti”
31 L’attenzione per la dimensione affettiva 32 A fianco di quanti hanno subìto abusi in ambito ecclesiale 33 Le terre nuove
Linguaggi rinnovati e ambiente digitale
34 Il coraggio di immaginare 35 La comunità che celebra 36 37 La parola profetica delle nuove generazioni 38 Giovani protagonisti 39 Accompagnare il cammino dei giovani 40 Parte II
La formazione sinodale e missionaria dei battezzati
Il “Noi dei credenti”: co-educarci alla vita cristiana
41 42 43 44 Una Chiesa di discepoli missionari: adulti nella fede
Formare alla maturità della fede
45 Mettendo al centro la Parola di Dio 46 La liturgia come alimento per la vita cristiana 47 Revisione nazionale dei testi liturgici e del repertorio dei canti 48 Celebrazione dei passaggi dell’Iniziazione cristiana 49 Importanza dell’omelia 50 Vita interiore e accompagnamento personale
51 Valorizzazione della pietà popolare 52 Sviluppare sinergie e percorsi formativi unitari 53 Formatori e accompagnatori competenti 54 Una Chiesa che genera: l’Iniziazione cristiana
Strutturare un progetto pastorale per l’Iniziazione cristiana
55 Orientamenti comuni per rinnovare i percorsi di Iniziazione cristiana 56 Allargare l’orizzonte dei percorsi iniziatici 57 Il Servizio diocesano per il catecumenato 58 Il Servizio per la pastorale delle persone con disabilità 59 Una Chiesa che educa: formazione integrale, continua e condivisa
Formazione sinodale integrale e permanente dei formatori
60 Formazione permanente alla sinodalità
61 Formazione iniziale e permanente dei ministri ordinati 62 Formare alla cultura della tutela e della trasparenza 63 Parte III
La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità
A servizio della comunione: rinnovarsi per crescere insieme
64 65 66 67 68 Parrocchie in conversione sinodale e missionaria 69 Organismi sinodali per il discernimento ecclesiale 70 Guidare e animare insieme la comunità cristiana
71 Una Chiesa di donne e uomini insieme 72 Promuovere la ministerialità di laiche e laici 73 Le strutture diocesane a servizio della missione 74 Gestione economica e amministrativa sostenibile, trasparente e condivisa 75 Continuare a camminare insieme 76 Appendice
Cammino sinodale: come e perché
Premesse
77 Perché cammino Sinodale? 78 Delibere e mozioni 79 Il “Noi” ecclesiale 80 cronistoria
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Presentazione

Nell’omelia per l’inizio del suo ministero petrino (18 maggio 2025), papa Leone XIV ha ripetutamente evocato l’immagine evangelica del lievito come icona della Chiesa missionaria. «Questo, fratelli e sorelle, vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato. In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo noi siamo uno. E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace».

In queste parole ci sono anche la storia e il senso del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. In questi quattro anni, ci siamo ispirati al magistero di papa Francesco che, fin dall’inizio del percorso sinodale universale, ci esortò – richiamando Yves Congar – a fare non un’altra Chiesa, ma una Chiesa diversa, «aperta alla novità che Dio le vuole suggerire», invocando «con più forza e frequenza lo Spirito» e camminando «insieme, come Lui, creatore della comunione e della missione, desidera, cioè con docilità e coraggio» (Francesco al Sinodo 2021).

Una Chiesa in cammino, in ascolto, senza pretese di superiorità, con la sola preoccupazione di accogliere il Vangelo e annunciarlo al mondo. Una Chiesa missionaria lievito di pace e di speranza. Non è altro che l’eco della brevissima e folgorante parabola di Gesù: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Mt 13,33; cfr. Lc 13,20-21). Gesù, quando vuole dare un’idea del Regno di Dio, non evoca mai immagini di potenza umana e divina, ma propone quadretti di vita lavorativa e domestica. Qui il Signore sembra paragonarsi a una massaia, che mescola il lievito alla pasta, seguendo il giusto dosaggio, e sa attendere il risultato. Il lievito, di per sé, è il Regno, che la donna mescola alla farina. I discepoli non sono però semplici spettatori dell’impasto di Dio, ma vi collaborano, assumendo lo stile del Regno, le beatitudini (cfr. Mt 5,1-12). Una Chiesa che si lascia plasmare dal Vangelo, in questa stessa opera di conversione diventa con ciò stesso “germe e inizio” del Regno (cfr. LG 5), fermento e lievito di unità, di concordia, di speranza e di pace.

Il continuo richiamo di papa Leone XIV alla pace, fin dalle sue prime parole dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro la sera dell’elezione – «La pace sia con tutti voi!» – risponde alla missione più urgente della Chiesa di oggi: essere lievito di pace, insieme a cristiani e non cristiani, credenti e non credenti, che si fanno operatori di pace in un mondo percorso da violenze che si speravano archiviate. I numerosi conflitti armati, oggi specialmente in Ucraina e in Terra Santa, sono entrati nelle case e nelle coscienze della gente del nostro Paese, creando incredulità, sconcerto, dolore, senso di impotenza, sdegno. La violenza inaudita, soprattutto verso persone fragili, deboli e inermi, in aperta violazione del diritto internazionale umanitario, ha raggiunto livelli impensabili. E ha sollevato il coperchio sulle altre decine di conflitti armati, tra cui quelli “dimenticati” o “ignorati”, e sulle tante violenze, ingiustizie e sopraffazioni che continuano a segnare la nostra epoca. Le crisi planetarie non si contano più e si intrecciano tra di loro in modo inestricabile, tanto che cause ed effetti si rincorrono: povertà, fame, malattie, sfruttamento del creato, sfollamenti, migrazioni e terrorismo... sono alla base di tanti conflitti e nello stesso tempo sono crisi aggravate da essi. Il Card. Matteo Zuppi, introducendo la Professione di fede dei giovani italiani radunati per il Giubileo in piazza San Pietro il 31 luglio 2025, ha ricordato le «croci costruite follemente dagli uomini che fabbricano armi per uccidere» e che «distruggono quello che fa vivere, anche gli ospedali. La Chiesa è sotto la croce con gli occhi pieni di lacrime e il cuore ferito per tanta enorme sofferenza, insopportabile per una madre come deve esserlo sempre per l’umanità tutta».

Il Sinodo universale e il Cammino sinodale delle Chiese in Italia si sono mossi all’interno di questo scenario mondiale, non come “bolle” salubri e immuni, ma come fermento e lievito che si mescola alla pasta. I cristiani non sono “un altro genere” rispetto alle donne e agli uomini del loro tempo. Ne respirano i problemi e le risorse, ne vivono gli stessi drammi e le stesse opportunità. Le nostre Chiese sono sempre alla ricerca della pace anche al loro interno: le divisioni tra i cristiani, rese ancora più brucianti dalla celebrazione dei 1700 anni dal Concilio di Nicea, con il suo “Credo” professato da tutte le confessioni cristiane, depotenziano le qualità del lievito. E, per restare nel contesto dei cattolici italiani, la divisione tra chi sogna una riedizione pura e semplice della “cristianità”, ormai definitivamente tramontata, e chi cerca invece una postura ecclesiale adatta alla società di oggi, crea tensioni e incomprensioni dannose per la comunione e la missione. Il Cammino sinodale intende porsi, umilmente, come strumento per recuperare nella Chiesa la concordia nelle cose essenziali, la libertà nelle cose dubbie che richiedono ulteriori riflessioni e la carità in tutte. Solo così possiamo essere lievito di fraternità, lasciandoci davvero “inquietare” – come dice papa Leone XIV, figlio di Sant’Agostino – dalla storia, dai volti, dalle vicende, dalle gioie e dai dolori che vediamo e viviamo oggi.

Nel Messaggio urbi et orbi per la Pasqua 2025, la vigilia della sua morte, papa Francesco aveva detto: «Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile!». Ha così collegato il “Giubileo della speranza”, da lui voluto, con il grido di pace che si leva dal mondo intero. La Chiesa italiana impegnata nel Cammino sinodale ha poi ricevuto da papa Leone XIV, il 17 giugno 2025, il mandato di lavorare affinché «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione».

Il documento che segue è intriso di esperienze di pace e di speranza. Pur tra tante fatiche, riporta la realtà di oltre duecento Chiese locali, con tutte le loro articolazioni, impegnate a vivere e trasmettere speranza e pace: spesso senza farsi notare, senza “fare notizia”, ma sempre con tenacia e cura evangelica. Le nostre comunità cristiane non sono allo sbando: benché provate da tante situazioni faticose e tentate a volte dallo scoraggiamento, vivono come “piccolo lievito” di fraternità, attente soprattutto alle persone rimaste o lasciate ai margini. La pace e la speranza per noi non sono sogni lontani, ma hanno la carne e il volto del Signore Gesù morto e risorto: «Egli è la nostra Pace» (Ef 2,14) e «la nostra Speranza» (1Tm 1,1). + Erio Castellucci Presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale

1 Introduzione

1. Il Cammino sinodale è stato ispirato da un grande interrogativo: in che modo le Chiese che sono in Italia possono annunciare ed essere testimoni più trasparenti del Vangelo nel cuore dell’umanità? Questo Cammino ha preso le mosse dall’invito che papa Francesco ha rivolto alle Chiese di tutto il mondo convocando il Sinodo “Per una Chiesa sinodale: comunione, missione, partecipazione”; invito che ha indirizzato direttamente anche alla Chiesa italiana, chiedendole di rinnovarsi, testimoniando «umiltà, disinteresse, beatitudine» (Francesco 2015), per crescere come «Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente» (Francesco 2015).

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2. Questo testo non è destinato solo a chi ha preso parte direttamente al processo, ma a tutte le Chiese in Italia e a ciascun battezzato, perché tutti possano sentirsi coinvolti nell’esperienza di fede e corresponsabilità. Non sono contenute semplici indicazioni, ma autentiche convergenze maturate attraverso l’ascolto e il discernimento comunitario, nell’orizzonte di una visione di Chiesa condivisa. Per questo, il documento viene consegnato all’Assemblea dei Vescovi, chiamata ad assumere la responsabilità per orientare il percorso futuro delle Chiese in Italia con decisione e rinnovata speranza. Questo testo così non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza: spetterà ai Vescovi individuare percorsi e organismi capaci di sostenere il cammino che si apre, favorendo la crescita e la libertà nel discernimento di comunità e persone.

3 Un’esperienza che forma

3. Non riprendiamo qui tutta la storia di questi anni di Cammino sinodale (cfr. Appendice). Ci limitiamo a ricordare alcuni che possono essere considerati come i frutti più significativi del camminare insieme, sapendo però che nessun racconto può comunicare la ricchezza dell’esperienza vissuta. Innanzitutto nel cammino sono emersi tanti segni di speranza e tante risorse delle nostre realtà ecclesiali italiane: la generosità pastorale e la prossimità tra presbiteri, diaconi e fedeli; la capillarità del reticolo parrocchiale con la capacità di essere vicini anche alle realtà più periferiche; l’impegno pastorale, educativo e sociale di laici e laiche, delle associazioni, dei movimenti e delle comunità religiose, con l’attenzione e il sostegno alle forme di povertà crescenti nel nostro Paese; l’inestimabile valore e la preziosa potenzialità pastorale del patrimonio artistico.

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4. L’ascolto messo in atto durante gli anni di Cammino sinodale ha fatto emergere anche le tante situazioni di fatica che, nella complessità dell’attuale momento storico, interpellano le nostre comunità. Da più parti si registra un calo della partecipazione con la conseguente diminuzione delle forze per la cura degli impegni pastorali e la gestione delle strutture; la trasmissione della fede tra generazioni è diventata più difficile e non sempre le famiglie riescono a vivere con consapevolezza la responsabilità dell’educazione alla fede dei figli; molti giovani si allontanano dalla vita della comunità anche perché i linguaggi ecclesiali e i segni liturgici non sembrano più intercettare l’esistenza delle persone; permangono nostalgie clericali tra i ministri ordinati e tra i fedeli con la relativa resistenza a una conversione sinodale; c’è ancora ritrosia in ordine all’accesso delle donne a incarichi ecclesiali; individualismi, particolarismi e campanilismi appesantiscono spesso la vita delle comunità; più in generale, si avverte la diminuzione di una rilevanza sociale della voce ecclesiale. Queste difficoltà, insieme all’inevitabile fatica che portano con sé, possono generare stanchezze e disincanto persino nei ministri ordinati, come spesso accade. Solo prendendo concreta coscienza della complessa e difficile situazione delle Chiese locali e assumendo un deciso impegno per il loro rilancio sarà possibile avanzare con realismo in questo cammino.

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5. Proprio dentro queste fatiche durante il Cammino sono germogliati segni concreti di risposta da riconoscere, custodire e far crescere. Fin dalla fase narrativa, la Chiesa ha imparato a riconoscere nell’ascolto una dimensione essenziale della sua missione. Non si tratta solo di un atteggiamento preliminare all’annuncio, ma di un atto che già lo realizza: ascoltare significa riconoscere l’altro, dirgli che è importante, che ciò che porta è prezioso e che in lui è già all’opera lo Spirito. In questi anni, dando spazio al racconto delle persone, delle comunità e dei territori – nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nei dialoghi con le istituzioni – si è resa visibile una Chiesa che accoglie e che invita; sono cresciuti l’attenzione e il dialogo anche con chi normalmente resta ai margini delle comunità. L’esperienza della “conversazione nello Spirito”, vissuta nei gruppi sinodali, ha generato in molte comunità una vitalità nuova: come in piccoli cenacoli, lo Spirito ha potuto operare più in profondità di quanto ci si aspettasse, mostrando quanto sia fecondo credere davvero nella sua azione libera e generosa.

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6. Un altro frutto del Cammino è stata la sperimentazione di nuovi percorsi pastorali, in particolare attraverso i “Cantieri di Betania”, che hanno fatto comprendere l’urgenza di aprire spazi di riflessione e di ricerca pastorale in ambiti molteplici della vita culturale e sociale – dalla scuola al lavoro, dall’arte allo sport, dall’imprenditoria alle professioni, dal volontariato all’impegno politico, fino ai luoghi più segnati dall’emarginazione come le carceri e le situazioni di disabilità. In queste esperienze si è espressa una reale disponibilità al discernimento, per cercare non solo nuove idee ma anche le condizioni concrete che rendano praticabili i desideri emersi. È cresciuta così una sensibilità che intreccia e fa dialogare dimensione pastorale, riflessione teologica e competenze scientifiche e professionali, a servizio di un discernimento comune e delle decisioni ecclesiali per un rinnovato slancio missionario.

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7. Abbiamo colto il valore della corresponsabilità anche attraverso il lavoro delle équipe sinodali, composte da Vescovi, presbiteri, consacrati e consacrate, laici e laiche. Con la varietà di competenze e carismi in esse coinvolti, si sono rivelate veri e propri laboratori di sinodalità. Camminando insieme e accompagnando percorsi di formazione e condivisione, hanno mostrato che è possibile vivere dinamiche di corresponsabilità in tutto il popolo di Dio, che la corresponsabilità è essenziale alla vita della Chiesa e contribuisce a costruirla. Allo stesso tempo, è cresciuta la consapevolezza dell’importanza degli Organismi di partecipazione, non come semplici spazi consultivi, ma come strumenti concreti per il discernimento delle priorità pastorali e per il rinnovamento di strutture e processi decisionali, in una corresponsabilità differenziata, luoghi in cui lo Spirito guida la Chiesa a scelte condivise e più fedeli al Vangelo.

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8. Particolarmente significativo è stato quanto sperimentato durante la seconda Assemblea del Cammino sinodale delle Chiese in Italia (Roma, 31 marzo - 3 aprile 2025), che ha mostrato con chiarezza la serietà del processo. La scelta del Consiglio Episcopale Permanente di ritirare il testo delle Proposizioni e di presentare una mozione che recepiva le richieste dell’Assemblea non è stata un gesto solo procedurale, ma un segno di credibilità: ha reso evidente che non si era vissuto un esercizio formale, bensì un autentico confronto. Spazzando via il diffuso pregiudizio di una presunta inutilità del Cammino sinodale (“tanto non cambia nulla”), è stato possibile vedere una Chiesa capace di vivere realmente la comunione: Vescovi che hanno saputo ascoltare e un laicato maturo; un dibattito libero che ha dato voce a un dissenso costruttivo, teso a custodire e a non disperdere la ricchezza di un ascolto pluriennale. Sono emerse così, in maniera chiara, l’importanza della trasparenza, necessaria nell’esercizio della corresponsabilità, e la richiesta di uno slancio profetico che renda la Chiesa compagna di strada di tutti.

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9. Queste esperienze, così come tutto il Cammino sinodale, hanno fatto toccare con mano che lo Spirito agisce anche attraverso tensioni e imprevisti: il dibattito, franco e generativo, ha rafforzato il legame tra sinodalità e collegialità episcopale, rivelando che la sinodalità non è un’utopia ma una pratica possibile, in cui le differenze diventano forza generativa per annunciare con credibilità il Vangelo. Ecco perché questo documento, che dà conto delle convergenze emerse, segnala anche le questioni che rimangono aperte e su cui sarà necessario continuare il confronto e l’ascolto dello Spirito.

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10. La Chiesa poi ha imparato a riconoscere nella sinodalità vissuta anche una profezia sociale. Lo stile del cammino condiviso, vissuto con umiltà, non parla solo alla vita ecclesiale ma diventa segno credibile per un mondo segnato da disuguaglianze, conflitti e individualismo crescente. La sinodalità, infatti, mostra che è possibile vivere relazioni fondate sull’ascolto, sul riconoscimento reciproco e sulla corresponsabilità: un antidoto al disincanto verso la politica e la democrazia, ma anche alla manipolazione che annulla le persone. La Chiesa diventa così una voce critica e solidale, capace di custodire i legami, prendersi cura dei più fragili e trasformare le tensioni in occasioni di crescita e di testimonianza evangelica (cfr. DFS 47, 153).

11 Una visione di Chiesa condivisa

11. A motivo di quanto ricordato, il documento di sintesi del Cammino sinodale ha bisogno di essere letto in un clima di preghiera personale e comunitaria, quello stesso che ha sostenuto l’intero Cammino, rendendosi disponibili all’ascolto dello Spirito sorgente di dialogo e di comunione. Per aiutare la lettura e il discernimento, i prossimi paragrafi mettono in luce alcuni nuclei di senso che danno unità al documento e che costituiscono altrettanti criteri di discernimento e di verifica delle scelte che le nostre comunità saranno chiamate a compiere. I passi concreti che verranno intrapresi per attuare le Proposizioni devono poter germogliare all’interno di una visione di Chiesa che costituisce il terreno solido e condiviso.

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12. Il Cammino sinodale ha trovato le sue radici nell’approfondimento del mistero della Chiesa consegnatoci dal Concilio Vaticano II. In Cristo, la Chiesa è come un sacramento di comunione, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1). Il popolo di Dio in cammino con tutta l’umanità – ancora pellegrinante nel tempo e già in comunione con la Chiesa del cielo, guidato dall’azione dello Spirito – è il soggetto comunitario e storico della missione (cfr. DFS 17). È testimone dell’evento decisivo della storia, la risurrezione di Gesù, e al tempo stesso segno profetico della comunione quale fine ultimo della storia, del sogno di Dio per l’umanità: l’unità di tutto il genere umano in Cristo (cfr. LG 1). La Chiesa è chiamata ad essere perciò il «germe più forte di unità, di speranza e di salvezza» (LG 9) per tutta l’umanità. La sua identità si realizza nella missione che le è affidata e coincide totalmente con tale missione. Questa prospettiva conciliare ci chiama a una continua conversione missionaria e sinodale per essere segno credibile del Vangelo che annuncia e che cerca di vivere. Siamo invitati, in modo particolare, a riflettere e pregare su che cosa deve cambiare in noi e nelle nostre comunità cristiane per essere più attenti alla voce dello Spirito e più incisivi nella ricerca e nella testimonianza del Signore risorto.

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13. Passo dopo passo abbiamo riconosciuto che questa conversione coinvolge tre dimensioni profondamente connesse tra loro: comunitaria, personale e strutturale. Queste tre dimensioni, nel loro intreccio, concorrono a configurare il volto di una Chiesa capace di rispondere alle sfide del nostro tempo. Solo se sapremo camminare insieme in queste tre dimensioni della conversione, potremo raccogliere fino in fondo la sfida che papa Francesco ha presentato alla Chiesa all’inizio del suo pontificato: entrare in uno stato permanente di conversione pastorale e missionaria. Si tratta di un percorso interiore di un rinnovamento condiviso delle categorie di pensiero, da cui nascono precisi stili di vita, scelte comuni, concrete pratiche coraggiose e strutture rinnovate. Una conversione che «non può lasciare le cose come stanno» (EG 25) né può accontentarsi di una “semplice amministrazione”, che ha piuttosto il coraggio di trasformare consuetudini e strutture alla luce della missione evangelizzatrice (cfr. EG 27).

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14. L’intreccio di queste tre dimensioni guida la struttura del documento in tre parti distinte: Il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali, II. La formazione sinodale e missionaria dei battezzati, III. La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità. Ritroviamo tale intreccio in ciascuna delle questioni affrontate. L’intento è quello di tradurre in scelte concrete e in pratiche condivise la conversione necessaria. Le pagine introduttive offrono un orizzonte d’insieme alle proposte contenute nelle tre parti. Vi si trovano criteri di discernimento per orientare e valutare le scelte da compiere: a) la priorità della missione e dell’annuncio del Regno; b) il valore delle relazioni e la pluralità dei soggetti della corresponsabilità; c) il radicamento nei luoghi e nelle storie particolari; d) la capacità di un dialogo a tutto campo in un mutuo scambio di doni a tutti i livelli. Queste istanze sono emerse con chiarezza dal Cammino sinodale italiano, e trovano ampio riscontro nel DFS e nelle TS. Le vediamo una per una, pur ricordando che fanno parte di una visione d’insieme.

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15. La priorità della missione. Ogni scelta e cambiamento devono potersi misurare alla luce dell’annuncio del Regno di Dio, che costituisce la vocazione fondamentale di tutti i battezzati, nella diversità e specificità dei carismi, delle vocazioni e dei ministeri: l’orizzonte della missione resta il criterio fondamentale di ogni discernimento. L’assunzione decisa e consapevole di uno stile sinodale e missionario consente alla Chiesa di non ripiegarsi su se stessa e sulle proprie strutture o sulla salvaguardia dell’esistente, ma di essere capace di abitare il mondo con coraggio e audacia evangelica, affinché «abbia la vita e l’abbia in abbondanza» (Gv 10,10).

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16. La centralità delle relazioni e la corresponsabilità differenziata nella Chiesa. La Chiesa è chiamata a essere segno e strumento del Regno di Dio. Ciò implica relazioni autentiche, capaci di generare comunione, nell’accoglienza reciproca, in una condivisione che valorizza le differenze come dono e arricchimento, e attraverso confronti che non temono il conflitto ma sanno viverlo nella libertà e nel rispetto. «Sono le relazioni a sostenere la vitalità della Chiesa, animando le sue strutture» (DFS 49): la comunione non è appiattimento, ma armonia nella pluralità tra le generazioni, fra uomini e donne, tra le diverse competenze e sensibilità, e nelle fragilità di ciascuna esistenza. Ciascuno ha una responsabilità legata alla propria vocazione, da vivere in relazione agli altri in una prospettiva di corresponsabilità differenziata (cfr. DFS 28, 36, 77); e nessuno deve sentirsi escluso o ai margini nella famiglia dei figli di Dio: ciascuno ha una responsabilità nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza cristiana, nel discernimento e nel servizio, legata alla propria vocazione e al carisma ricevuto. Unica è la missione, molteplici le vie in cui essa è realizzata (cfr. LG 32, AA 2). In particolare, al Vescovo è affidato il dono e il compito «di riconoscere, discernere e comporre in unità i doni che lo Spirito effonde sui singoli e sulle comunità» (DFS 69).

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17. Il dinamismo della Chiesa locale. La Chiesa locale, nel suo insieme, si riscopre come lo spazio privilegiato in cui i battezzati cercano e vivono la comunione in Cristo e la missione. Ma nessuna Chiesa locale è isolata dalle altre: l’appartenenza a un luogo e a una storia particolare è in tensione feconda con l’appartenenza alla Chiesa universale: siamo al contempo “radicati e pellegrini”: radicati, cioè, inseriti in un luogo specifico in cui il Vangelo viene accolto, compreso, annunciato, e pellegrini, porzione del popolo di Dio in cammino (CD 11), viandanti aperti all’oltre, a ciò che eccede ogni chiusura autoreferenziale, (cfr. DFS 110-119). Nella prospettiva conciliare della “Chiesa di Chiese” in comunione, ciascuna Chiesa locale presieduta dal proprio Vescovo è in relazione con le altre Chiese. Non si tratta di una somma di realtà autonome da coordinare, ma di una comunione più profonda e complessa da promuovere in maniera concreta: le Chiese locali si riconoscono generate dalla grazia di Cristo, sorelle e imprescindibilmente connesse tra di loro, al tempo stesso in unità con il Vescovo di Roma, garante dell’unità della Chiesa tutta.

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18. Lo scambio di doni tra le Chiese. Si comprende così la fruttuosa intuizione del mutuo scambio di doni, di cui ha parlato il Sinodo universale (cfr. DFS 119) e che, per molti aspetti, il Cammino sinodale ha già permesso di sperimentare. Ogni Chiesa locale, infatti, ha qualcosa da offrire e da ricevere. In una società segnata dalla frammentazione localistica, da individualismi e particolarismi, e mentre il mondo globalizzato tende a omologare storie, culture, identità e religioni, questa visione assume una straordinaria forza profetica. Si tratta quindi di trovare anche nuove vie per valorizzare quei «luoghi “intermedi” tra Chiesa locale e Chiesa universale» (DFS 119) – quali le Regioni italiane, il continente europeo, le Chiese del Mediterraneo – per tradurre in decisioni condivise il desiderio di procedere insieme.

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19. Facendo leva sulle risorse emerse durante il Cammino sinodale svolto sinora, accogliendo senza paura le fragilità e soprattutto fidandoci dell’azione dello Spirito, guardiamo al tratto di strada che ci attende con rinnovata fiducia, come ci ha invitato a fare papa Leone XIV: «Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici» (Leone XIV 2025).

Parte I

Il rinnovamento sinodale e missionario della mentalità e delle prassi ecclesiali

Profezia e cultura

20. Oggi è necessaria una profonda conversione missionaria. Il Concilio Vaticano II ha ribadito la natura missionaria della Chiesa, che «esiste per testimoniare al mondo l’evento decisivo della storia: la risurrezione di Gesù» (DFS 14). L’invito a «porre Gesù Cristo al centro», espresso da papa Leone XIV, motiva «uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede», per «aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui» e «scoprire la gioia del Vangelo» (Leone XIV 2025). Quando la Chiesa annuncia in modo credibile diventa spazio di profezia, casa di salvezza e luogo di conversione, mentre realizza se stessa in dialogo con la società (cfr. GS). Infatti, «non siamo obbligati a scegliere tra dialogo e annuncio, ma siamo metodologicamente coinvolti su entrambi i fronti, se vogliamo obbedire al comando missionario di Gesù» (LAS 19). La Chiesa entra allora in dialogo con la cultura e «col mondo in cui si trova a vivere» (cfr. ES 67), cogliendo le trasformazioni dell’umano nel nostro tempo – i desideri più nascosti, le paure che attraversano le generazioni, le fragilità che segnano ogni esistenza – per restituire alla persona la sua dignità fondamentale: il suo essere relazionale e aperto al trascendente. In questa prospettiva la comunicazione non può ridursi a strumento tecnico o strategia pastorale, ma è lo spazio sacro in cui il Vangelo prende corpo come esperienza condivisa, vissuta e testimoniata nella quotidianità. Così la profezia si fa cultura perché abita il mondo senza conformarsi ad esso, mentre la cultura si fa profezia quando si lascia interrogare dalla forza liberante del Vangelo, in un intreccio fecondo. Questa esperienza di comunione, tuttavia, non può restare chiusa in se stessa: chi ha gustato la presenza del Regno è chiamato a riconoscere e denunciare tutto ciò che lo contraddice, dispiegando la forza evangelica della profezia soprattutto verso tutte le strutture di peccato che agiscono iniquamente causando ingiustizia, violenza e sofferenza (cfr. DFS 47-48).

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21. La necessità della conversione missionaria nasce da qui. Cristo luce delle genti (cfr. LG 1) risplende sul volto della Chiesa, pur segnata dalla fragilità della condizione umana e dal peccato. Nondimeno la Chiesa riceve dal Signore il dono e la responsabilità di essere il lievito efficace dei legami, delle relazioni e della fraternità della famiglia umana (cfr. AG 2-4), testimoniando nel mondo il senso e la meta del suo cammino (cfr. GS 3, 42; DFS 20). La sua vocazione e il suo servizio profetico (cfr. LG 12) consistono nel raccontare il progetto di Dio di unire a sé tutta l’umanità nella libertà e nella comunione: l’unità con Dio e tra di noi. Ecco il senso del cammino umano e del creato intero. «E lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione» (Leone XIV 2025). È necessario, perciò, un rinnovamento della mentalità e dell’azione ecclesiale, ispirato allo stile di Gesù, che «sulle strade e nei villaggi [...] ha predicato, guarito, consolato; ha incontrato gente di tutti i tipi [...] e non si è mai sottratto all’ascolto, al dialogo e alla prossimità» (CB 6). In questo cammino comune la Chiesa non solo dà al mondo, ma anche riceve dal mondo, in un rapporto dialogico di scambio e aiuto reciproco (cfr. GS 42-44): non siamo solo chiamati a portare la presenza di Dio nel mondo, ma anche a riconoscerla, svelarla e valorizzarla (cfr. EG 71).

22

22. La pluralità delle religioni e delle culture, la multiformità delle tradizioni spirituali e teologiche, la varietà dei doni dello Spirito e dei compiti nella comunità, così come le diversità di età, sesso e appartenenze sociali, sono un invito a riconoscere e assumere la propria parzialità, rinunciando alla pretesa di mettersi al centro e aprendosi all’accoglienza di altre prospettive (cfr. DFS 37-42). Ciascuno è portatore di un contributo peculiare e indispensabile nella Chiesa. In quest’ottica, papa Leone XIV ha esortato i Pastori ad aver «cura che i fedeli laici, nutriti della Parola di Dio e formati nella dottrina sociale della Chiesa, siano protagonisti dell’evangelizzazione nella società» (Leone XIV 2025). Se lo stile missionario diventa dialogo e cammino condiviso con tutti e tutte, il rinnovamento sinodale permette la valorizzazione di alcuni luoghi in cui si realizza l’universale chiamata di Dio a far parte del suo popolo, preparando il Regno. In questo modo, culture diverse vengono aperte alla prospettiva dello scambio di doni, cogliendo l’unità che sottende la loro pluralità. La valorizzazione dei contesti, delle culture e delle diversità è una chiave per crescere come Chiesa sinodale missionaria. Le proposte pastorali in chiave missionaria devono mettere al centro la vita e le persone nella loro singolarità a cominciare da quelle più fragili e marginalizzate (cfr. AL cap. 8; FS). Rientra nel compito missionario della Chiesa anche facilitare l’incontro di ogni persona con il Signore Gesù, soprattutto nella liturgia (cfr. DD 10-13). Così come è fondamentale che emerga la voce dei giovani, perché con loro tutta la Chiesa possa leggere profeticamente e in chiave evangelica la nostra epoca (cfr. DFSG 64).

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23. Il discernimento dei segni dei tempi e la loro interpretazione alla luce del Vangelo sono alla base della conversione, affinché l’annuncio sia fedele a Cristo e all’uomo, l’incontro sia aperto, franco e umile con tutti, la collaborazione rechi frutti che esaltino la dignità umana, custodiscano il creato e favoriscano la giustizia e la pace. «La Chiesa abita la storia con una fiducia e un coraggio radicati nella Parola nella consapevolezza che il Regno è ben più grande e dimora nell’intera famiglia umana» (LAS 20). Lo fa non da osservatore esterno, bensì incarnandosi nel tempo e nello spazio in cui è chiamata a servire. La Parola di Dio sebbene non si identifichi unicamente con una cultura, tuttavia, perché possa raggiungere tutti, non può fare a meno dei linguaggi, dei simboli, dell’immaginario propri delle persone e delle comunità in cui essa risuona. La sinodalità introduce un modo nuovo di assumere la sfida del rapporto fra Vangelo e culture: solo insieme sapremo tradurlo nella lingua materna di ciascuno. Il popolo di Dio avanza nella comprensione della verità confrontandosi con le culture del proprio tempo, senza pretese di rivalsa o ansia di contrapposizione, ma riconoscendone al proprio interno una vitalità generativa.

24 Abitare la società e il suo cambiamento

Pace e nonviolenza

24. «Quanto più la Chiesa è fedele al Vangelo del Signore Gesù, tanto più fa proprie le “crisi” del mondo» (LAS 7). Pertanto, seguendo Gesù nostra pace (cfr. Ef 2,14), sapendo che la pace è segno privilegiato del Regno di fronte al moltiplicarsi di guerre e tensioni sullo scenario internazionale, le Chiese in Italia sentono forte l’urgenza di promuovere a ogni livello scelte e percorsi di pace, che siano ben radicati nel pensiero cristiano, avendo cura di coinvolgere quanti sono impegnati in questo servizio. L’Assemblea sinodale accoglie l’invito che papa Leone XIV ha rivolto ai Vescovi italiani affinché «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa» (Leone XIV 2025).

Pertanto l'Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte

  1. che la CEI promuova un Tavolo di riflessione e approfondimento con le varie realtà della società civile e gli esperti del settore sui temi del disarmo e dell’educazione alla pace per immaginare insieme alternative concrete alla politica del riarmo;
  2. che la CEI e gli aderenti al tavolo valutino l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla pace e la nonviolenza;
  3. che la CEI promuova, secondo le proprie competenze, nelle sedi opportune una riflessione pastorale sulla natura e sull’orientamento del servizio di assistenza spirituale alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate;
  4. che le Chiese locali promuovano percorsi di educazione alla cura per la vita, alla pace, alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro;
  5. che le Chiese locali sostengano iniziative per il disinvestimento dagli istituti di credito coinvolti nella produzione, nel commercio di armi e per il bando al possesso e all’utilizzo di arsenali nucleari e per l’obiezione di coscienza professionale di chi rifiuta di mettere le proprie competenze al servizio della produzione e del commercio di armi;
  6. che le Chiese locali promuovano cammini di riconciliazione, pratiche di giustizia riparativa e azioni di rigenerazione comunitaria come antidoto a ogni forma di violenza e di intolleranza.

25 Fame e sete di giustizia per gli esseri umani e il creato

25. Consapevole dei modelli sociali che rendono i più fragili degli “scarti” e contribuiscono al contempo a un drammatico degrado del creato, la Chiesa si impegna a livello locale e universale «in un’azione incisiva contro l’iniquità nelle sue varie forme» (LAS 20). Per questo intende operare attivamente per la promozione di uno sviluppo diverso e per la cura della casa comune, anche sperimentando nuove alleanze e progetti con le istituzioni del territorio e con la società civile, a cominciare dalla scuola.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali si impegnino in percorsi formativi sulla Dottrina sociale della Chiesa, valorizzando quanto emerso nelle Settimane sociali, come attenzione alla giustizia, in particolare in relazione al mondo del lavoro;
  2. che le Chiese locali, in collaborazione con altri soggetti della società, promuovano lo sviluppo umano integrale attraverso stili di vita sostenibili, scelte personali e iniziative comunitarie, valorizzando e incrementando le buone pratiche di economia civile, sociale, solidale e circolare, con particolare attenzione alle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS) e alle esperienze di commercio equo e solidale;
  3. che le Chiese locali sostengano e incentivino forme etiche di risparmio, investimento e inclusione finanziaria, promuovendo una gestione responsabile e una condivisione delle risorse che metta al centro la dignità della persona e il bene comune;
  4. che le Chiese locali, seguendo le indicazioni dell’enciclica Laudato si’, ascoltino il grido dei giovani, della comunità scientifica, delle tante vittime per la casa comune in rovina e camminino al loro fianco nell’impegno per ripararla, adottando stili di vita sostenibili e sistemi di valutazione dell’impatto ambientale e sociale delle scelte pastorali e della gestione dei beni ecclesiastici (come i bilanci di missione);
  5. che le Chiese locali, sostenute anche da iniziative nazionali, non cessino di denunciare la corruzione, l’illegalità e le mafie, favoriscano la presa di coscienza civile della loro incompatibilità con la realizzazione del bene comune e partecipino agli sforzi della società civile per combatterle;
  6. che le Chiese locali dimostrino attenzione ai fenomeni globali, alle esigenze delle altre Chiese nel bisogno e promuovano lo sviluppo dei popoli, attraverso gesti concreti di solidarietà internazionale.

26 Una politica che contribuisca all’amicizia sociale

26. «L’annuncio del Vangelo di Cristo morto e risorto, che si innesta nella storia umana, deve animare la riflessione su nuovi modelli di presenza e di azione della comunità cristiana e dei battezzati nella società italiana» (LAS 4). La politica – nel suo significato di cura della polis – è fondamentale per la costruzione della fraternità e dell’amicizia sociale (cfr. FT 99), per il servizio al bene comune, nella giustizia e nella pace. Cittadini sempre più attivi e consapevoli fanno sì che la democrazia non si trasformi in una serie di procedure senza orizzonte o in un mercato in cui tutto ha un prezzo.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza la seguente proposta:

  1. che le Chiese locali e le associazioni cattoliche, anche con il supporto di iniziative nazionali, creino spazi di confronto e formazione su democrazia e cittadinanza in dialogo costruttivo con il resto della società, per incentivare la partecipazione alla vita democratica del Paese.

27 Farsi prossimi

Alla scuola dei poveri

27. Le Chiese in Italia riaffermano l’opzione preferenziale per i poveri, scegliendo di restare accanto a chi vive situazioni di esclusione e vulnerabilità, riconoscendo la specificità di ogni condizione e promuovendo percorsi differenziati di ascolto e di accompagnamento comunitario. In essi, volto di Cristo e pietra viva della Chiesa (cfr. Mt 25), risuona l’annuncio stesso del Vangelo. Essi non sono solo destinatari di aiuto e carità, ma fratelli e sorelle in cui Dio si rivela e parla. Alla scuola delle persone in difficoltà economica, abitativa e lavorativa, dei migranti, dei detenuti, dei disabili, dei malati, il popolo di Dio cresce nella comprensione del Vangelo e si lascia trasformare, facendo della carità un tratto costitutivo della propria missione comunitaria. Il risveglio delle coscienze passa anche dalla esperienza di «tanti uomini e donne di diverse appartenenze, che con generosità operano per condividere una ricerca di pace e di giustizia» (LAS 7). Inoltre, nel movimento di uscita verso le periferie sociali e le solitudini umane locali e globali, i cristiani attingono all’esperienza e alle prassi innovative della “missio ad gentes” come incontro, non solo fisico, ma esistenziale e solidale con quanti abitano la società. Spetta ad ogni fedele la missione di individuare i bisogni evidenti e nascosti dei fratelli e delle sorelle non delegando la carità solo ad apposite istituzioni e organizzazioni.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali e le organizzazioni ecclesiali siano esse stesse testimoni di povertà evangelica nella gestione dei beni e nelle relazioni, dal momento che la forma della Chiesa è già un annuncio: lo stile di povertà e di sobrietà sono luogo di evangelizzazione (cfr. LG 8). Promuovano una cultura globalizzata della carità e della fraternità e si impegnino a sostenere con gesti concreti le aspirazioni dei movimenti e delle organizzazioni popolari impegnati nel dar vita ad alternative concrete alla logica dello scarto, che si esprime ad esempio in politiche discriminatorie nei confronti di migranti e carcerati;
  2. che le Chiese locali, con il supporto della CEI e degli Organismi a essa collegati, promuovano occasioni di incontro per sensibilizzare sul lavoro dignitoso (sul piano delle tutele, economico, relazionale, di compatibilità con la vita familiare), con particolare attenzione ai giovani, alle “aree interne” del Paese, alle forme di lavoro precario, alla sicurezza nel lavoro, alle politiche aziendali di formazione permanente;
  3. che le Caritas rafforzino la loro funzione pedagogica, promuovendo una cultura della giustizia sociale e della carità che coinvolga attivamente le comunità locali e formi le nuove generazioni. Inoltre, favoriscano nei territori la nascita e lo sviluppo di reti e sinergie con altri soggetti sociali;
  4. che le Chiese locali generino contesti favorevoli in cui le persone più fragili possano far ascoltare la propria voce, portare la propria esperienza e lettura della realtà, autodeterminarsi, partecipare a pieno titolo alla vita della comunità;
  5. che a livello locale e nazionale, venga messo in luce il nesso tra esclusione sociale e dinamiche strutturali che la producono, attraverso azioni di advocacy e di lobbying in alleanza con altri soggetti sociali e istituzioni.

28 Sorelle e fratelli tutti

28. I flussi migratori degli ultimi decenni hanno reso più ampia e variegata rispetto al passato la presenza sul nostro territorio di fedeli appartenenti ad altre Chiese cristiane. Il cammino ecumenico avviato dal Concilio Vaticano II ha portato frutti significativi a livello di accordi teologici: oggi è però quanto mai necessario quell’ecumenismo radicato nella vita quotidiana del popolo di Dio che è determinante per l’avanzamento verso la sospirata unità visibile dei cristiani.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che la CEI proponga, a partire dai Consigli di Chiese Cristiane (CCC) già presenti nel territorio italiano, un’Assemblea delle presidenze dei CCC coordinata dai Responsabili delle Chiese Cristiane che sono in Italia;
  2. che la CEI favorisca la diffusione e la recezione degli accordi teologici maturati nei dialoghi ufficiali tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane, promuovendone lo studio nei Seminari, l’approfondimento nella predicazione e l’integrazione nei percorsi di catechesi;
  3. che le Chiese locali e le istituzioni teologiche promuovano una formazione ecumenica solida e articolata, attraverso corsi specifici e un’attenzione trasversale nelle diverse discipline teologiche, includendo la conoscenza delle tradizioni delle altre Chiese e dei principali documenti del dialogo interconfessionale;
  4. che le Chiese locali promuovano e sostengano, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, un Consiglio locale delle Chiese cristiane, volto alla conoscenza reciproca tra le varie comunità e alla collaborazione negli ambiti di comune interesse;
  5. che le Chiese locali condividano con le comunità appartenenti alle varie Confessioni cristiane e alle diverse religioni le azioni volte alla protezione del creato, alla costruzione di un’economia più giusta, al contrasto dell’oppressione e dell’esclusione.

29

29. Nel contesto attuale la Chiesa italiana è chiamata a confrontarsi anche con le altre religioni presenti sul territorio. «Uno stile di Chiesa rinnovato chiama a una forte pratica diù dialogo per una positiva convivenza con le altre realtà religiose [...], per una vera conoscenza oltre stereotipi e pregiudizi, per coltivare insieme germi di pace e prendersi cura della casa comune» (LAS 11).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali istituiscano Tavoli di incontro fra i rappresentanti (o i membri) delle religioni presenti nel territorio o che partecipino a Organismi già attivi;
  2. che le Chiese locali pratichino il dialogo interreligioso soprattutto negli ambiti di impegno comune nella protezione del creato, nella costruzione di un’economia più giusta, nel contrasto all’oppressione e all’esclusione.

30 La cura delle relazioni

“Tutti, tutti, tutti”

30. Essere segno del Regno di Dio implica relazioni autentiche e comunionali, che mostrino le differenze come ricchezza. La comunità ecclesiale vuole essere uno spazio nel quale ognuno può sentirsi compreso, accolto, accompagnato e incoraggiato, con una particolare attenzione a coloro che rimangono ai margini. Siamo coscienti che, per «passare dalla logica escludente del dentro/fuori ad una di implicazione e riconoscimento» (LAS 11), in alcuni casi e su alcuni temi occorre ancora un ulteriore approfondimento, confronto e discernimento comuni, per arrivare, con gradualità, a scelte condivise. Ma, al tempo stesso, non vogliamo rinunciare a tenere ben presente che «lo sguardo di fede rifugge le rigide categorie e domanda di accogliere le sfumature, comprese quelle che a occhio nudo non si vedono» (LAS 6), poiché i «discepoli sono in cammino verso una realtà che ha posto per tutti e tutte» (LAS 20).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali promuovano percorsi di accompagnamento, discernimento e integrazione nella pastorale ordinaria di quanti desiderano fare cammini di maggiore integrazione ecclesiale, ma sono ai margini della vita ecclesiale e sacramentale a causa di situazioni affettive e familiari stabili diverse dal sacramento del matrimonio (seconde unioni, convivenze di fatto, matrimoni e unioni civili, etc.);
  2. che le Chiese locali promuovano percorsi e approcci pastorali di accompagnamento e integrazione nella vita ecclesiale delle coppie conviventi, che hanno in animo una futura unione nel sacramento del matrimonio, tenendo conto di questo loro desiderio;
  3. che le Chiese locali, superando l’atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana;
  4. che la CEI sostenga con la preghiera e la riflessione le “giornate” promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito e discriminato (Giornate contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, etc.);
  5. che le Chiese locali e le Conferenze Episcopali Regionali formino opportunamente gli operatori pastorali e si avvalgano di esperienze formative e prassi già in atto.

31 L’attenzione per la dimensione affettiva

31. La questione affettiva e relazionale costituisce un ambito in cui vivere con pienezza il Vangelo. In questo senso la Chiesa riconosce «la vita quotidiana e le relazioni affettive come luoghi di scoperta e di esperienza del Vangelo» (SL, scheda 10e).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali avviino, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, équipe per formare gli operatori pastorali e coordinare i percorsi pastorali sul tema dell’affettività;
  2. che le Chiese locali, sostenute da una indicazione nazionale, con il contributo della pastorale giovanile e familiare, dei movimenti, associazioni, gruppi e realtà civili, avviino, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, équipe che valorizzino le buone prassi pastorali già in atto e che coordinino nuovi percorsi di formazione alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità – anche tenendo conto dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere – soprattutto di preadolescenti, adolescenti e giovani e dei loro educatori;
  3. che le Chiese locali vigilino e operino affinché nei vari contesti formativi (gruppi, associazioni, movimenti, nuove comunità, Seminari e percorsi di formazione religiosa) non avvengano forme di abuso psicologico, spirituale e di coscienza, anche nell’ambito dell’orientamento sessuale;
  4. che le Chiese locali, sostenute da una proposta nazionale, con il contributo della pastorale giovanile e familiare, dei movimenti, associazioni, gruppi e realtà civili, offrano percorsi di sostegno alla genitorialità e di accompagnamento pastorale degli sposi e delle famiglie nei primi anni di vita insieme.

32 A fianco di quanti hanno subìto abusi in ambito ecclesiale

32. Molestie, abusi di potere, di coscienza e sessuali in ambito ecclesiale rappresentano una grave offesa alle persone, fatte a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1,26), e quindi al Creatore e al suo sogno sull’umanità. La Chiesa, senza nascondere criticità, resistenze e dinamiche sedimentate che talvolta hanno contrastato la corretta attenzione e salvaguar-dia verso i minori e le persone vulnerabili (cfr. VELM, art. 4 § 2-3), persegue la costruzione di una cultura di contrasto all’abuso a partire dalla formazione di tutti gli operatori ecclesiali. «Per questo motivo la formazione degli accompagnatori spirituali – presbiteri o meno – è molto delicata e, insieme, urgente» (LAS 35). La cura e l’affiancamento dei battezzati deve avere come meta il lasciar andare, il far crescere, il liberare.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, anche attraverso i Servizi diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, accolgano e si prendano cura di quanti hanno subìto violenze e realizzino iniziative con e per loro, promuovendo misure di giustizia riparativa;
  2. che le Chiese locali si impegnino a ridurre il rischio di abusi, continuando a favorire e a implementare l’attività di prevenzione e l’applicazione delle Linee guida nazionali;
  3. che le Chiese locali collaborino con istituzioni e società civile per il sostegno delle vittime e dei familiari e per assicurare il corretto svolgimento di ogni fase dell’accertamento della verità dei fatti.

33 Le terre nuove

Linguaggi rinnovati e ambiente digitale

33. La Chiesa si cimenta in nuovi linguaggi «non per un semplice lavoro strumentale di adattamento e condiscendenza ma per un esercizio spirituale di riconoscimento del vissuto umano come luogo teologico, in virtù del principio dell’Incarnazione» (LAS 21). La comunicazione, del resto, è strutturale nella comunità cristiana: l’annuncio avviene sempre in una relazionalità comunicativa, ridefinendo lo spazio e il tempo dell’atto comunicativo. Con sobrietà e competenza, dunque, i cristiani sono chiamati ad abitare tutti gli ambienti di vita in cui si svolge l’esistenza delle persone, compreso quello digitale che richiede una formazione adeguata.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali costituiscano, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, équipe per la pastorale digitale, che si avvalgono di esperti e professionisti per elaborare un piano integrato di comunicazione;
  2. che gli Organismi della CEI promuovano percorsi educativi per una presenza consapevole della Chiesa nei social media in modo da aiutare a raccontare la bellezza del Vangelo, anche contrastando fake news e post-verità.

34 Il coraggio di immaginare

34. Consapevole che la sete di interiorità non è meno ardente «rispetto ai decenni passati, anche se spesso non si incanala in forme istituzionali» (LAS 34), la Chiesa, nel suo servizio al sogno di Dio in atto nella storia, dialoga con il mondo delle arti – dalla pittura alla musica, dalla letteratura al cinema, dalla poesia alla street art al teatro – non per “addomesticarlo”, ma per coltivare una sana inquietudine, farsi provocare dalle sue intuizioni, tenere vivo il desiderio di terre e cieli nuovi, custodire la speranza.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali creino spazi di incontro e di confronto, laboratori creativi, percorsi di formazione e di “educazione alla bellezza”, valorizzando le realtà esistenti e favorendone di nuove, anche mediante la concessione di ambienti e finanziamenti;
  2. che le Chiese locali attingano ai multiformi linguaggi artistici per sperimentare forme innovative di catechesi e annuncio;
  3. che le Chiese locali valorizzino il proprio patrimonio artistico, integrandolo nella pastorale, mediante iniziative stabili rivolte alle nuove generazioni, alle famiglie, agli immigrati, ai turisti e formando operatori competenti.

35 La comunità che celebra

35. La liturgia è esperienza e atto di vita. Per questa ragione, la distanza percepita tra le celebrazioni liturgiche e la vita concreta delle persone rende necessario ripensare gesti, linguaggi e stili, come pure un’iniziazione ai gesti e ai linguaggi della liturgia e una cura particolare dell’ars celebrandi. Si tratta di «riscoprire come la liturgia – che dà forma all’assemblea e al tempo stesso prende forma da essa – vada adattata, senza essere snaturata, coniugando il libro liturgico con la vita dell’uomo e trovando un equilibrio tra quanto prevede il rito e quanto è da costruire» (LAS 22).

36

36. Le celebrazioni liturgiche devono tornare ad essere esperienze significative, attrattive e accessibili (cfr. LAS 22), in modo da iniziare gradualmente i fedeli al Mistero. Nel celebrare si abbia particolare cura ad accogliere e a includere quanti vivono «difficoltà dovute a disabilità fisiche o psicologiche, cultura differente, età, situazioni di vita» (LAS 25).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali promuovano la creazione di gruppi liturgici competenti che, grazie al contributo di vocazioni, carismi e ministeri diversi, e con il supporto di strumenti di analisi sociale, curino la preparazione e la qualità delle celebrazioni liturgiche (sacramenti, sacramentali, Liturgia delle Ore) e degli altri momenti di preghiera, la domenica come giorno della comunità, il decoro e l’accessibilità degli spazi liturgici;
  2. che le Chiese locali, in una logica iniziatica al rito, procedano alla creazione di veri e propri laboratori liturgico-spirituali in cui educare al senso profondo della liturgia e sperimentare forme celebrative più accessibili e comprensibili (liturgie della Parola, veglie, celebrazioni penitenziali, etc.), anche valorizzando le possibilità di scelta e di adattamento già previste nei libri liturgici;
  3. che la CEI, nel lavoro di revisione della traduzione della Liturgia delle Ore e di altri libri liturgici (in prospettiva anche del Messale romano), presti particolare attenzione al linguaggio affinché, nella sobrietà e nella bellezza che deve caratterizzarlo, sia comprensibile alla luce dell’uso e della cultura attuali;
  4. che la CEI studi strumenti per l’alfabetizzazione liturgica e spirituale delle nuove generazioni, valutando anche l’opportunità di una nuova edizione del Lezionario e del Messale per la Messa dei fanciulli, quale possibile strumento di iniziazione all’agire rituale;
  5. che la CEI aggiorni le “Norme per la trasmissione televisiva della Santa Messa”, tenendo conto anche delle nuove tecnologie.

37 La parola profetica delle nuove generazioni

37. I giovani sono soggetti di evangelizzazione e non soltanto destinatari dell’azione pastorale, attori creativi e responsabili con un ruolo decisivo nella vita della Chiesa (cfr. CV 202-203). Nel Cammino sinodale è emersa l’urgenza che tale protagonismo sia riconosciuto, compreso e valorizzato, in un contesto di alleanza intergenerazionale in cui l’intera comunità recuperi pienamente la propria responsabilità educativa verso le nuove generazioni. Tale responsabilità deve essere ripensata alla luce di nuove esigenze, alle quali non è più possibile rispondere replicando gli schemi del passato.

38 Giovani protagonisti

38. La vita dei giovani è un’antenna sul presente e sul futuro delle nostre comunità da riconoscere, ascoltare e discernere. La consapevolezza che «anche i giovani hanno un contributo da dare alla riforma sinodale della Chiesa» e che «essi sono particolarmente sensibili ai valori della fraternità e della condivisione, mentre respingono atteggiamenti paternalistici o autoritari» (DFS 62), spinge la Chiesa a promuovere occasioni sistematiche di incontro e dialogo tra le generazioni, in vista di un rinnovamento in chiave missionaria.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali ripensino spazi per i giovani e ne creino di nuovi, nei quali essi possano essere responsabili in prima persona, crescendo nella capacità di discernere e servire, in dialogo con le figure educative della comunità. Si incentivino inoltre le esperienze di vita comune degli adolescenti e dei giovani, come opportunità di vita evangelica e di maturazione personale; che le Chiese locali sviluppino percorsi formativi ed esperienze che abilitino i giovani alla cittadinanza attiva e li rendano protagonisti della vita della Chiesa e della società;
  2. che la CEI istituisca un fondo specifico ordinario e stabile per progetti di pastorale giovanile che mettano al centro le scelte maturate nel Cammino sinodale, e coordini gli Uffici pastorali nazionali, le associazioni e i movimenti interessati per elaborare proposte formative nazionali condivise e altamente qualificate, anche realizzando una piattaforma online open-source dove rendere disponibili linee guida e buone pratiche.

39 Accompagnare il cammino dei giovani

39. «La comunità svolge un ruolo molto importante nell’accompagnamento dei giovani, ed è la comunità intera che deve sentirsi responsabile di accoglierli, accompagnarli, motivarli, incoraggiarli e stimolarli» (CV 243) nel loro cammino di crescita umana, di fede e vocazionale, anche valorizzando le esperienze di volontariato come preziosa opportunità di maturazione e discernimento. Un tale compito chiede che ci siano adulti preparati, sia mediante itinerari formativi multidisciplinari, sia attraverso la costruzione di reti e alleanze che consentano di affrontare in modo integrato la complessità delle sfide educative di oggi, accentuata e sollecitata dai nuovi sistemi di intelligenza artificiale.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali investano nella costruzione di percorsi di formazione per educatori di adolescenti e giovani, avvalendosi della sinergia tra la pastorale giovanile, scolastica, vocazionale e familiare, insieme con le associazioni e i movimenti;
  2. che le Chiese locali, tramite gli Organismi competenti, rilancino la pastorale d’ambiente e promuovano sul territorio diocesano o parrocchiale, la costruzione di patti culturali ed educativi, coinvolgendo le scuole, gli enti del terzo settore e le istituzioni locali;
  3. che le Chiese locali promuovano l’offerta formativa delle scuole e delle università cattoliche, sostenendone la presenza, curando la loro integrazione nella pastorale diocesana e incoraggiando il dialogo con le altre istituzioni educative;
  4. che le Chiese locali organizzino regolarmente occasioni di confronto e di ascolto tra giovani e insegnanti (in particolare di religione cattolica), degli educatori, animatori e allenatori sportivi e dei referenti di tutti i luoghi abitati dai giovani, per meglio comprenderne bisogni e linguaggi;
  5. che la CEI, con il supporto di aggregazioni laicali e istituti religiosi, crei una piattaforma nazionale online dove far conoscere le buone pratiche, con le indicazioni per renderle attuabili in differenti contesti.

40 Parte II

La formazione sinodale e missionaria dei battezzati

Il “Noi dei credenti”: co-educarci alla vita cristiana

40. Il Cammino sinodale, insieme con l’ultimo Sinodo dei Vescovi, ci ha fatto riscoprire la visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II. In particolare è stata risvegliata la coscienza di essere “popolo di Dio” (cfr. LG cap. II) con le sue implicazioni teologiche e pastorali: il fondamento battesimale della corresponsabilità di tutti; la medesima dignità in Cristo di tutti i christifideles, ministri ordinati e laici, uomini e donne; la pluralità di doni, carismi e ministeri che arricchiscono il corpo ecclesiale e rendono possibile l’unica missione a servizio del Regno di Dio; l’apertura universale a tutte le persone e a tutte le culture; il cammino permanente nella storia verso il compimento e il carattere storico delle sue istituzioni. La comunione ecclesiale nasce e vive dell’annuncio del Vangelo, donato e accolto nella libertà (cfr. LG 17), e della sua comprensione sempre più approfondita, grazie all’apporto di carismi, esperienze, competenze, riflessioni di tutti e tutte segnati dall’unzione dello Spirito (cfr. LG 12) e dalla predicazione di coloro che dallo stesso «Spirito hanno ricevuto carisma certo di verità» (DV 8). Tutti nella Chiesa sono quindi soggetti attivi di questa dinamica sinodale e missionaria: tutti ascoltatori della Parola di Dio, che genera e plasma sempre più profondamente l’identità dei credenti in Cristo; tutti discepoli alla sequela di Gesù e testimoni di una salvezza che si dà nelle relazioni di amore (cfr. LG 9); tutti missionari nella vita quotidiana. Tutti sono portatori di una parola unica e quindi soggetto co-costituenti il “Noi dei credenti”: nessuno è solo destinatario dell’azione pastorale o annunciatore solitario della fede cristiana. La testimonianza comunitaria, data in e da relazioni significative di amore e servizio reciproco, è imprescindibile medium nella missione ecclesiale nel mondo (Gv 13,34-35). Ogni battezzato e la comunità nel suo insieme hanno bisogno di acquisire e approfondire il senso della fede e di maturare le parole per proclamarla in modo più adeguato e significativo nelle diverse fasi della vita e nell’attuale contesto socio-cultuale.

41

41. Superando letture riduttive e parziali dell’evento sacramentale, possiamo ritornare a cogliere l’Iniziazione cristiana come dinamica (formativa e sacramentale) generatrice di una identità cristiana ed ecclesiale, che si sviluppa e matura progressivamente, sempre aperta a nuovi apporti e stimoli e in cammino verso la piena maturità del discepolo-missionario, attivo e responsabile protagonista nella vita e nella missione personale ed ecclesiale, così come nella testimonianza nella società. La formazione avviene nella comunità e come comunità, nei diversi livelli e luoghi in cui la Chiesa vive (dalla casa alla parrocchia, dalla Diocesi alle comunità religiose, dalle associazioni e movimenti agli ambiti di impegno sociale); si educa nelle relazioni e ci si educa insieme alla fede e alla vita cristiana, tutti, in ogni fase della vita e qualsiasi sia il ministero a noi affidato dalla Chiesa.

42

42. Come già ricordavano i documenti della CEI Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2000), Educare alla vita buona del Vangelo (2010) e Incontriamo Gesù (2014), la formazione deve essere integrale, capace di toccare tutte le dimensioni della vita (affettiva, intellettuale, spirituale, etica, etc.), e capace di sviluppare la capacità di integrazione di dimensioni e saperi diversi e di confronto con esperienze e ambiti molteplici (includendo l’ambiente digitale); deve quindi privilegiare un approccio interdisciplinare e prevedere il ricorso a linguaggi diversificati (preverbali, verbali, analogici e simbolici); deve garantire la riflessione sull’esperienza e l’apprendimento attivo, favorendo l’ottica mistagogica più che puntare tutto sulla formazione previa. La proposta formativa e catechistica deve riconoscere e accogliere la ricerca di spiritualità e di fede, che si dispiega oggi in luoghi e forme differenti rispetto anche al recente passato.

43

43. Il DFS, nella sua quinta parte (140-151), prospetta gli ambiti e i soggetti, le dinamiche e le modalità per un’autentica formazione dei battezzati alla sinodalità e alla missionarietà. In questo orizzonte, richiamando i principi e le traiettorie indicate nei Lineamenti (LAS 26-43) e i criteri e le proposte suggerite nello Strumento di lavoro (SL, schede 7-10), le Chiese locali in Italia sono chiamate ad accompagnare i battezzati nelle diverse fasi della vita, prospettando itinerari formativi differenziati, a partire da una rinnovata attenzione a giovani e adulti, valorizzando in particolare i passaggi di vita; a rinnovare le proposte per l’Iniziazione cristiana di bambini e ragazzi, superando quanto oggi appare segnato da linguaggi e modalità obsolete e riaffermando ciò che è essenziale per una educazione alla vita cristiana personale e comunitaria, alla preghiera, al servizio; a promuovere una formazione integrale, continua, condivisa, in particolare per coloro che hanno responsabilità educative nei confronti di altri fedeli (genitori, operatori pastorali laici e ministri ordinati, insegnanti, religiosi/e). Il coraggioso rilancio formativo a cui le proposte di questa seconda parte del documento rimandano è essenziale per avviare processi trasformativi in una Chiesa sinodale. Al tempo stesso, l’insieme delle stesse va considerato nella prospettiva di una opportuna attuazione progressiva e sistematica, accompagnata nelle sue diverse fasi in seno alle singole Chiese locali e tenendo conto di ciò che già in esse si vive.

44 Una Chiesa di discepoli missionari: adulti nella fede

Formare alla maturità della fede

44. Per attuare la conversione sinodale e missionaria sarà indispensabile investire nella formazione degli adulti, affinché ogni battezzato, secondo la sua vocazione, possa contribuire in maniera matura e responsabile alla missione della Chiesa. Nella comunità tutti sono discepoli missionari, «nessuno è puramente destinatario della formazione: tutti sono chiamati ad essere soggetti attivi e hanno qualcosa da donare agli altri» (DFS 144). Un particolare contributo può venire anche dalla valorizzazione del laicato associato nelle sue diverse espressioni, in quanto esso può offrire un significativo sostegno al protagonismo missionario di tutti i laici e le laiche nel dialogo e nella collaborazione con le diverse istanze della società contemporanea (educazione, formazione, lavoro, professioni, cultura, comunicazione, economia, politica..., etc.).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali investano in risorse per riqualificare la formazione ecclesiale per adulti e giovani adulti, in modo da rispondere maggiormente al bisogno di accompagnare tutti i battezzati alla maturazione della propria vocazione e testimonianza cristiana, in ogni situazione, età, stato e passaggi di vita; valorizzino la vita e l’esperienza comunitaria come primo luogo in cui formarsi a partecipare attivamente alla missione della Chiesa nella società, secondo i propri carismi;
  2. che le Chiese locali rafforzino e incentivino la sinergia tra le associazioni, i movimenti ecclesiali e le nuove comunità promuovendo percorsi, anche intergenerazionali, centrati sulla partecipazione condivisa ai momenti essenziali della vita comunitaria.

45 Mettendo al centro la Parola di Dio

45. La Parola di Dio è il primo strumento della formazione alla fede, principio fondativo della missionarietà dei credenti. Alla sua lettura e meditazione ha fortemente invitato il Concilio Vaticano II, ribadendo che ignorare le Scritture significa ignorare Cristo (cfr. DV 25). Nel ripensare le proposte formative per la maturazione della fede dei battezzati e per mettere nelle mani dei credenti il primo strumento per nutrire il loro rapporto con il Signore, dalle Diocesi emerge fortemente il desiderio di un’esperienza cristiana meno formale, capace di costruire relazioni fraterne fondate sull’ascolto condiviso della Scrittura, per imparare ad integrare la fede nei diversi ambienti di vita (cfr. LAS 32). Alla luce del Cammino sinodale sarà quanto mai opportuno che nell’approfondimento della Scrittura si faccia ricorso anche al metodo della conversazione nello Spirito, affinché la Parola pregata e interiorizzata diventi esperienza di fede vissuta nel quotidiano.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali incoraggino e coordinino iniziative per l’ascolto e l’approfondimento comunitario della Parola di Dio, anche in contesti domestici, consapevoli che la qualità evangelica delle relazioni interpersonali è decisiva per la vita cristiana;
  2. che le Chiese locali, in collaborazione con i diversi Uffici diocesani e le realtà ecclesiali, predispongano e sostengano percorsi e sussidi per approfondire la Parola di Dio, anche in contesti accademici, con un’attenzione particolare all’utilizzo dei nuovi linguaggi digitali.

46 La liturgia come alimento per la vita cristiana

46. La vita sacramentale, e in particolare la liturgia eucaristica, è un importante alimento della fede. Spezzando insieme il pane si diventa sempre più corpo di Cristo che si riceve nell’Eucaristia. Il popolo di Dio avverte con sempre maggiore urgenza il bisogno che le celebrazioni dei sacramenti siano occasioni di maggiore consapevolezza in questo senso, affinché la liturgia, nei suoi simboli e nelle sue parole, manifesti quel valore mistagogico che la Chiesa antica le ha sempre riconosciuto. Il divario percepito tra liturgia e vita mostra l’urgenza di intraprendere seri cammini di formazione liturgica e di incentivare forme di coinvolgimento rituale che favoriscano la partecipazione attiva e affinino l’arte del celebrare (cfr. LAS 22).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali – anche in collaborazione con le istituzioni accademiche – offrano percorsi di formazione qualificati aperti a tutti e specialmente a chi esercita un servizio all’interno della comunità;
  2. che sia rivolta una cura particolare all’arte del presiedere la celebrazione, perché venga favorita la partecipazione di tutta l’assemblea e si evitino vuoti formalismi;

47 Revisione nazionale dei testi liturgici e del repertorio dei canti

47. È necessario fare il quadro della situazione dell’adattamento delle edizioni tipiche dei libri liturgici da parte delle Chiese che sono in Italia, interrogandosi in particolare sull’efficacia comunicativa dei testi eucologici. Vista l’importanza della musica nella liturgia, consapevoli che rappresenta uno degli strumenti principali di partecipazione attiva e di coinvolgimento dell’assemblea, si dia attenzione e cura alla formazione degli operatori liturgico-musicali e al repertorio dei canti.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che la CEI avvii una riflessione sui libri liturgici in uso, in vista di un possibile adattamento delle edizioni tipiche;
  2. che si dia particolare cura alla formazione degli operatori liturgico-musicali e si avvii una revisione e un aggiornamento continuo del repertorio dei canti liturgici a livello nazionale e diocesano.

48 Celebrazione dei passaggi dell’Iniziazione cristiana

48. A partire dal riconoscimento del «vissuto umano come luogo teologico, in virtù del principio dell’Incarnazione» (LAS 21), il Cammino sinodale ha evidenziato che la delicatezza e la significatività di alcuni momenti della vita meritano una particolare attenzione celebrativa nei sacramenti e nei sacramentali.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali abbiano cura dei passaggi di vita, valorizzando quanto previsto nei percorsi di Iniziazione cristiana e riscoprendo le proposte rituali del Benedizionale per le varie situazioni di vita;
  2. che si avvii una riflessione sulla celebrazione del sacramento della Riconciliazione al termine dell’itinerario di Iniziazione cristiana (cfr. CIC, can. 914).

49 Importanza dell’omelia

49. L’omelia è una occasione privilegiata di formazione sulla Parola di Dio. I testi biblici costituiscano il cuore della predicazione, in modo che il lezionario liturgico appaia, secondo la sua ratio, come un cammino di approfondimento delle Scritture, utili a illuminare la vita. Si avverte, infatti, il bisogno di omelie capaci di nutrire il proprio cammino di fede. Si ponga dunque speciale attenzione alla loro qualità contenutistica e comunicativa (EG 135-144).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali forniscano strumenti per svolgere sempre meglio il ministero della predicazione, offrendo percorsi di formazione qualificata per chi esercita l’arte del presiedere e, in special modo, per chi tiene l’omelia durante le celebrazioni;
  2. che la CEI definisca con chiarezza in quali situazioni e con quali modalità è possibile affidare ai laici la guida e l’animazione di celebrazioni non eucaristiche e la predicazione, in conformità con quanto previsto dal Codice di Diritto canonico (cfr. CIC, can. 766) e in vista di un rafforzamento della loro partecipazione attiva nella liturgia.

50 Vita interiore e accompagnamento personale

50. Prendersi cura della formazione e della crescita nella santità dei battezzati vuol dire anche dedicare un maggiore tempo all’ascolto e all’accompagnamento personale. Il primato delle relazioni sull’organizzazione «trova nell’accompagnamento spirituale un altro strumento concreto, [...] il contesto più opportuno per la formazione della coscienza» (LAS 34-35). Sono soprattutto le nuove generazioni a esprimere con il loro linguaggio la necessità di essere ascoltate e accompagnate nella scoperta del loro mondo interiore, là dove è possibile accogliere e far germogliare un’autentica vita di fede. Così come è maggiormente presente la richiesta di un accompagnamento per chi si riaccosta alla fede, è in fase di ricerca o si scontra con fallimenti e dolori. Insegnare a pregare (cfr. Lc 11,1) e accompagnare nei percorsi di fede è un carisma non esclusivo dei ministri ordinati, ma è un dono battesimale e va riconosciuto e favorito anche nei laici e nelle laiche (cfr. Francesco 2017).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che nelle Chiese locali siano promosse occasioni di formazione alla preghiera, alla Lectio divina e alla meditazione cristiana; si sperimentino momenti di preghiera al di là della celebrazione eucaristica che in molti casi è l’unica forma di preghiera comunitaria praticata nelle parrocchie; si valorizzi la Liturgia delle Ore, soprattutto nelle chiese dei centri urbani;
  2. che nelle Chiese locali siano promosse forme di accompagnamento personale e si investa in percorsi di formazione specifica per chi si occupa di questo ministero (ministri ordinati, consacrate e consacrati, laiche e laici).

51 Valorizzazione della pietà popolare

51. La pietà popolare appartiene anch’essa alle “preghiere” del popolo di Dio e può essere una risorsa nei contesti nei quali rappresenta un’eredità viva, nella misura in cui conserva la sua forza comunicativa e la sua capacità di far crescere nella fede (cfr. EG 122-126). Si vigili dunque su possibili derive o deviazioni superstiziose o individualistiche.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali valorizzino le tradizioni e i riti della pietà popolare riconoscendoli come risorse per l’evangelizzazione, caratterizzati dalla fede del popolo di Dio, vagliandone attentamente la qualità evangelica e riducendo le eventuali derive. Si valorizzi, in tal senso, anche il ruolo dei santuari nei quali l’annuncio del Vangelo si fa presente nella preghiera, nell’accoglienza e nella carità.

52 Sviluppare sinergie e percorsi formativi unitari

52. L’efficacia della formazione necessita anche di un rinnovamento dei modelli formativi. Mettere in rete a livello diocesano, interdiocesano e regionale, le competenze e le esperienze degli Uffici diocesani, delle associazioni, dei movimenti e delle nuove comunità, insieme alle istituzioni preposte alla formazione teologica, a esperti e alle altre realtà educative presenti sul territorio, può consentire di definire proposte e progetti qualificati e condivisi.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che la CEI, insieme alle Chiese locali, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, elabori linee condivise per il rinnovamento della formazione teologico-pastorale in stretta sinergia con le Facoltà, gli Istituti teologici e gli Istituti Superiori di Scienze Religiose, facendo in modo che queste realtà accademiche diventino anche poli per la formazione unitaria di presbiteri, diaconi, catechisti, insegnanti di religione cattolica, responsabili e operatori pastorali dei diversi ambiti;
  2. che le Chiese locali abbiano cura di inserire nella formazione i grandi temi dell’attualità, strutturando dei veri e propri laboratori di dialogo per sostenere la ricerca di senso degli uomini e delle donne di oggi, in collaborazione con le realtà presenti sul territorio e per orientare o proporre iniziative progettuali, nello spirito e attraverso lo studio della Sacra Scrittura, del Magistero e della Dottrina Sociale della Chiesa.

53 Formatori e accompagnatori competenti

53. Nel rinnovamento dei percorsi formativi per adulti e giovani adulti la comunità ecclesiale ha la responsabilità di «iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa arte dell’accompagnamento» (EG 169). Per arricchire le competenze dei formatori è importante valorizzare anche le varie discipline che in ambito umanistico, psicologico, sociologico e pedagogico possono aiutare a qualificare e aggiornare le competenze dei formatori.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, promuovano lo studio e la proposta di percorsi qualificati per la formazione di accompagnatori della fede degli adulti e dei giovani adulti, con il coinvolgimento e il coordinamento degli Uffici competenti e la valorizzazione di centri specializzati;
  2. che le Chiese locali investano energie nel suscitare nuove vocazioni educative in tutti i campi, compreso l’insegnamento della religione cattolica nella scuola, presentandolo come una prospettiva professionale e culturale che realizza l’alleanza educativa tra Chiesa, scuola, famiglia e alunni.

54 Una Chiesa che genera: l’Iniziazione cristiana

Strutturare un progetto pastorale per l’Iniziazione cristiana

54. La formazione del popolo messianico comincia con l’Iniziazione cristiana e in essa si radica per crescere e maturare nell’adesione al Vangelo lungo le stagioni della vita. Nel contesto italiano questo processo ha finora riguardato in maniera preponderante i bambini e i ragazzi, anche se oggi interessa sempre più frequentemente i giovani e gli adulti. L’esigenza emersa più volte di riformare in modo efficace i cammini di Iniziazione cristiana non può essere ridotta ad aggiustamenti tecnici, ma va «inserita nel più ampio processo di riforma sinodale e missionaria a cui la comunità ecclesiale è chiamata in questo tempo» (LAS 29), considerando che proprio l’Iniziazione cristiana offre «l’occasione di vivere concretamente la sinodalità» (DFS 117). L’intera comunità, infatti, è soggetto protagonista e responsabile dei processi iniziatici e madre feconda che «genera i suoi figli e rigenera sé stessa» (VMP 7; cfr. IG 47-48.54).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, almeno a livello interdiocesano o di regioni ecclesiastiche, elaborino un progetto di Iniziazione cristiana, coinvolgendo gli Organismi di partecipazione e realizzando un tavolo che coinvolga tutti gli Uffici pastorali interessati, per superare la logica della delega alla sola catechesi e valorizzando i percorsi offerti dalle associazioni ecclesiali impegnate in campo educativo;
  2. che a livello nazionale si studino e si predispongano adeguati strumenti di mediazione utili alla progettazione e alla realizzazione dei cammini di Iniziazione cristiana;
  3. che le Chiese locali promuovano la presenza e la formazione di figure di coordinamento dei catechisti e degli evangelizzatori – valorizzando il ministero istituito del catechista – attorno ai quali costituire le équipe di catechisti e di altri operatori pastorali.

55 Orientamenti comuni per rinnovare i percorsi di Iniziazione cristiana

55. Molte Chiese locali auspicano un profondo rinnovamento dei percorsi di Iniziazione cristiana, che valorizzi tutte le dimensioni della vita cristiana (celebrativa, caritativa, orante, cfr. At 2,42), il coinvolgimento della famiglia, la molteplicità dei linguaggi ed esperienze, le potenzialità racchiuse nei diversi periodi dell’anno liturgico, accompagnando bambini e ragazzi, giovani e adulti nella progressiva maturazione dell’atto di fede (cfr. LAS 27-29).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che a livello nazionale si provveda a rinnovare gli strumenti per i percorsi iniziatici per le diverse età, specialmente per i bambini e i ragazzi, adottando un modello di formazione integrale che abbia un’attenzione particolare alla dimensione mistagogica ed esperienziale, faccia conoscere e vivere pratiche virtuose di vita cristiana (luoghi di spiritualità, arte, testimoni e santi), favorisca l’incontro con l’altro, la cura delle relazioni, l’educazione alla prossimità, l’ascolto e l’accoglienza dei più vulnerabili, dia centralità alla domenica e permetta di approfondire in modo esperienziale gli aspetti fondamentali dell’esistenza umana e cristiana che si intrecciano con l’anno liturgico (speranza, nascita, corpo e affetti, dolore e morte, vita eterna, spiritualità, comunità);
  2. che siano forniti orientamenti a livello nazionale sulla successione della celebrazione dei sacramenti dell’Iniziazione cristiana, sulla Riconciliazione e sull’età del conferimento della Confermazione nell’itinerario dei ragazzi, così come sul ministero dei padrini e delle madrine, tenendo conto delle esperienze già in atto (tra cui quella dei padrini e madrine di comunità) e della loro specifica funzione di raccordo tra la famiglia e la comunità cristiana;
  3. che si valorizzi un Osservatorio specifico sull’Iniziazione cristiana in Italia per sostenere a livello nazionale questo rinnovamento, sulla scia di quanto delineato nel documento Incontriamo Gesù, e per monitorare le “pratiche virtuose” in atto, condividere possibili sperimentazioni sul campo, individuare e far conoscere gli elementi di forza che contribuiscono a questo processo, così da accompagnare il rinnovamento e la strutturazione dei progetti diocesani di Iniziazione cristiana.

56 Allargare l’orizzonte dei percorsi iniziatici

56. Il modello catecumenale proprio dell’Iniziazione cristiana «diventa il paradigma per la formazione in generale» (LAS 30). In questa prospettiva di rinnovamento non è più rimandabile nelle comunità l’avvio di percorsi per e con gli adulti che sappiano intercettare la vita quotidiana e raccordarla con il Vangelo (cfr. IG 24). La conversione missionaria della pastorale aiuterà le comunità a proporre percorsi di primo o di secondo annuncio agli adulti che incrociano la vita della parrocchia, fondati su un approfondimento del kerygma nella propria situazione di vita (cfr. EG 165-166). Le comunità cristiane dovranno avere una particolare attenzione a partire da chi chiede l’Iniziazione cristiana dei figli, favorendo un’accoglienza rispettosa e gratuita di quanti a distanza di anni possono tornare ad interrogarsi sul dono della fede.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali preparino specifiche équipe per l’accompagnamento e il sostegno delle famiglie nei percorsi di Iniziazione cristiana, valorizzando innanzitutto le proposte di pastorale per le famiglie con bambini da 0 a 6 anni;
  2. che a livello nazionale si formulino proposte, con sussidi adeguati, per l’accompagnamento nella fede per le famiglie;
  3. che le Chiese locali, anche valorizzando le associazioni, i movimenti e le nuove comunità in esse operanti, istituiscano percorsi per annunciare il kerygma nei diversi contesti di vita – in particolare le situazioni di cambiamento o di particolare fragilità – rendendole vere e proprie soglie di accesso o di approfondimento della fede.

57 Il Servizio diocesano per il catecumenato

57. Nella nostra realtà italiana, il Servizio per il catecumenato appare sempre più necessario dinanzi alle attuali sfide dell’evangelizzazione e all’esigenza di attuare proposte sempre più qualificate. Un numero crescente di adulti chiede di accedere ai percorsi di Iniziazione cristiana o di completare il percorso già iniziato da bambini. Questo servizio di accompagnamento va affidato a fratelli e sorelle adeguatamente formati, che siano espressione della comunità che genera alla e nella fede, anche avvalendosi dell’esperienza di realtà ecclesiali da tempo impegnate su questo fronte.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, dove non fosse presente, si dotino del Servizio per il catecumenato, aprendolo non solo agli adulti che desiderano intraprendere il cammino dell’Iniziazione cristiana, ma anche a quelli che, pur battezzati, riscoprono la fede dopo tempi di abbandono o che sono provenienti da altre confessioni cristiane.

58 Il Servizio per la pastorale delle persone con disabilità

58. Nelle nostre comunità cristiane va «rafforzata e diffusa la cura di percorsi catechistici inclusivi» (IG 56), affinché tutti, in qualsiasi situazione si trovino, possano sentire la gioia e il dono di appartenere alla Chiesa.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica, istituiscano e promuovano il Servizio per la pastorale delle persone con disabilità che, essendo trasversale a tutte le età, sostiene i progetti di vita, rafforza l’inclusione nei percorsi di catechesi, nelle celebrazioni liturgiche, nelle iniziative di fraternità e nell’accessibilità ai luoghi di vita della comunità e del territorio, anche attraverso l’elaborazione di strumenti specifici e la promozione di una rete con le realtà territoriali e associative presenti, le famiglie e i caregivers.

59 Una Chiesa che educa: formazione integrale, continua e condivisa

Formazione sinodale integrale e permanente dei formatori

59. Un punto centrale per il rinnovamento della formazione ecclesiale in senso sinodale e missionario passa attraverso la formazione degli operatori pastorali (ministri ordinati, laiche e laici, consacrate e consacrati) chiamati ad essere formatori, educatori, guide nella comunità cristiana. Tale formazione deve configurarsi sempre di più come «integrale, continua e condivisa. Il suo scopo non è solo l’acquisizione di conoscenze teoriche, ma la promozione di capacità di apertura e incontro, di condivisione e collaborazione, di riflessione e discernimento comune, di lettura teologica delle esperienze concrete. Deve perciò interpellare tutte le dimensioni della persona (intellettuale, affettiva, relazionale e spirituale)» (DFS 143), le fasi di transizione e gli ambiti di vita. Senza trascurare l’importanza dei contenuti della fede e la centralità della Parola di Dio, la formazione dei formatori deve armonizzare le diverse dimensioni della persona, improntandosi sulla narrazione di sé, sulla riflessività a partire dall’esperienza personale e pastorale e sull’utilizzo delle diverse arti espressive, non tralasciando l’importanza dell’aggiornamento teologico, ministeriale, culturale, sociale e politico.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, avendo cura di valorizzare le esperienze in atto e in sinergia con le istituzioni educative ed accademiche ecclesiali, le associazioni e i movimenti ecclesiali, utilizzando l’apporto di diverse discipline e competenze culturali, costituiscano un Servizio diocesano per la formazione permanente che curi la formazione integrale di tutti gli operatori pastorali (ministri ordinati, laiche e laici, consacrate e consacrati);
  2. che la CEI avvii a livello nazionale una ricerca quantitativa e qualitativa sulle condizioni di vita e sui principali bisogni formativi dei presbiteri, dei diaconi, dei consacrati e degli altri operatori pastorali.

60 Formazione permanente alla sinodalità

60. All’interno delle proposte di formazione permanente per chi opera nella pastorale vanno studiate le opportunità per una formazione condivisa fra tutti i componenti del popolo di Dio, ministri ordinati, consacrati e laici insieme, per crescere in quanto appreso attraverso il metodo della conversazione nello Spirito e la pratica del discernimento ecclesiale (cfr. DFS 79-108; TS).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali offrano opportunità per una formazione permanente sistematica, generativa e condivisa, capace di far maturare lo stile sinodale fra le diverse componenti del popolo di Dio, mediante strumenti predisposti a livello nazionale o diocesano, e di far crescere nella pratica del discernimento ecclesiale.

61 Formazione iniziale e permanente dei ministri ordinati

61. Una particolare attenzione va posta alla formazione dei ministri ordinati, dato il loro costitutivo apporto alla vita sinodale e missionaria delle comunità. La sinodalità dovrà esprimersi già dall’accoglienza di un giovane in Seminario. Il Cammino sinodale ha auspicato «una formazione più capace di sostenere stili sinodali di ministero presbiterale, contro il rischio del clericalismo», con particolare attenzione alle esperienze comunitarie per «crescere nella formazione reciproca e nella capacità di vivere la corresponsabilità» (LAS 39). Perché ciò avvenga «è necessario che [la corresponsabilità] si attui come scambio di doni tra vocazioni diverse (comunione), nell’ottica di un servizio da svolgere (missione) e in uno stile di coinvolgimento e di educazione alla corresponsabilità differenziata (partecipazione)» (DFS 147).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali offrano ai presbiteri e ai diaconi percorsi di formazione permanente alla corresponsabilità ministeriale, pensati da équipe formative competenti allargate a laici e laiche, per far maturare competenze nel lavoro in gruppo, nell’esercizio dell’autorità e del potere in una logica di servizio, nella gestione dei conflitti, nella cura delle relazioni;
  2. che i Vescovi italiani istituiscano una commissione per verificare e studiare l’efficacia formativa dell’attuale forma e struttura dei Seminari.
  3. che la CEI elabori orientamenti per la formazione permanente dei diaconi, aggiornando gli orientamenti e le norme del 1993.

62 Formare alla cultura della tutela e della trasparenza

62. Vivere pienamente processi decisionali imperniati sul discernimento ecclesiale chiede di «assumere una cultura della trasparenza» (DFS 80) e «della tutela» (DFS 150) dei minori e di ogni soggetto vulnerabile, soprattutto da parte di coloro che svolgono incarichi di responsabilità o sono al servizio del discernimento ecclesiale.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali prestino particolare attenzione al contributo che i Servizi diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili e i Consultori diocesani possono dare alla formazione dei presbiteri e di tutti coloro che operano nella pastorale, per verificare la qualità relazionale dei contesti ecclesiali, formando alla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili così come alle forme di rendicontazione comunitaria e di prevenzione (safeguarding).

63 Parte III

La corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità

A servizio della comunione: rinnovarsi per crescere insieme

63. In una Chiesa sinodale e missionaria tutti i battezzati, con pari dignità, sono soggetti partecipi e corresponsabili (cfr. LAS 44-63); tutti sono chiamati ad annunciare il Vangelo della salvezza (cfr. LG 12); tutti sono protagonisti attivi nella liturgia, in particolare nella celebrazione eucaristica (cfr. SC 7; LG 10); tutti sono chiamati a contribuire alla vita ecclesiale con diversi carismi, ad assumere compiti e servizi specifici e a esercitarli con la libertà dello Spirito, nella Chiesa e nel mondo, per la crescita del Regno di Dio (cfr. LG 32; AA 2-3). Il DFS, dopo aver presentato la Chiesa come popolo di Dio, ha prospettato con estrema concretezza il contributo dei diversi soggetti ecclesiali nell’orizzonte di un’autentica cooperazione di tutti e tutte per l’unica missione (DFS 57-78), in un quadro di relazioni ecclesiali da rinnovare alla luce del Vangelo (DFS 50-52). L’esperienza ecclesiale e la riflessione sinodale si radicano da un lato nella visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II sulla Chiesa come popolo di Dio, dall’altro nello sviluppo pastorale post-conciliare, che ha visto emergere vari aspetti positivi: la maturazione in corresponsabilità e la formazione dei laici quali veri soggetti ecclesiali, e il correlato sviluppo di associazioni e movimenti laicali, espressione di spiritualità e carismi diversi; la nascita di varie forme di servizio e ministerialità laicale; il rinnovamento della vita consacrata; il contributo qualificante e caratterizzante delle donne (laiche e consacrate); la costituzione e il ruolo degli Organismi di partecipazione.

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64. Nella Chiesa si sente il bisogno di relazioni più evangeliche ed ecclesiali, quindi più umane e fraterne. Si tratta tra l’altro di trovare modi più autentici per vivere il rapporto fra partecipazione e autorità. Questa ineludibile tensione va resa generativa. La conversione delle relazioni deve essere guidata dallo stile relazionale di Gesù – radicalmente libero, ospitale, fiducioso, giusto e misericordioso e lontano da logiche di dominio (Mc 10,42-45) – e delle prime comunità cristiane: assiduità nell’ascolto dei maestri, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere; condivisione dei beni e delle risorse; frequentazione dei luoghi della celebrazione; comunione gioiosa e semplice attorno alla tavola; lode a Dio; rapporto di simpatia con il mondo e con tutto il popolo (cfr. At 2,42-47; 1Cor 9,16-23). Ciò ha dei riflessi importanti sulla configurazione dei ruoli, dei carismi e dei ministeri, che richiede in questo momento storico un esercizio di grande creatività. La relazione tra uomini e donne chiama in causa una conversione relazionale fondamentale nella Chiesa. Quella relazione che si è significativamente modificata nella vita sociale richiede una trasformazione anche in ambito ecclesiale, attraverso scelte e processi concreti. La conversione delle relazioni contribuisce a nutrire la corresponsabilità, a rendere le nostre comunità più capaci di portare nel mondo il dono della pace che viene dal Signore, attraverso l’impegno concreto nei luoghi della vita quotidiana personale, familiare e sociale.

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65. La corresponsabilità e la partecipazione ecclesiali richiedono diverse forme di attuazione dei tria munera (profezia, sacerdozio e regalità), che sono radicati nel Battesimo. Dal momento che evangelizzazione e servizio al corpo ecclesiale non sono appannaggio del solo clero, è essenziale riconoscere i carismi e le competenze di laici e laiche, consacrati e consacrate, accogliendo il contributo specifico di parola e testimonianza che tutti i battezzati offrono per la missione e l’edificazione della Chiesa. La corresponsabilità di laiche e laici non può essere ricondotta alle sole forme ministeriali, cioè all’assunzione di ruoli e compiti specifici pubblicamente riconosciuti e affidati dalla Chiesa per l’edificazione e la missione. Allo stesso tempo la conversione sinodale e missionaria (cfr. EG 24, 27) comporta sia la valorizzazione di ministeri già esistenti (di fatto e istituiti), in particolare con il coinvolgimento di giovani, sia la promozione di nuovi ministeri, per un annuncio efficace e una reale prossimità di ascolto e di cura nei diversi ambiti di vita, in particolare a livello politico, sociale e culturale. In questo spirito sinodale e missionario, andrà ripensato il servizio di guida delle comunità cristiane, a fronte di forme di esercizio dell’autorità ancora monocratiche e clericali, non adeguate a una fisionomia sinodale e fraterna di Chiesa, favorendo la corresponsabilità di tutti i battezzati, in modo da superare definitivamente la logica ancora perdurante del clericalismo, che peraltro non minaccia solo i ministri ordinati, ma anche i laici. Andranno privilegiate forme di esercizio pastorale in équipe, il coordinamento delle molteplici ministerialità presenti, garantendo la presenza delle donne in ruoli di autorità e di guida (cfr. DFS 60). Diventa oggi necessario creare spazi e utilizzare strumenti efficaci per la presa di parola e il dialogo tra tutti i battezzati e allo stesso tempo attivare Organismi di partecipazione adeguatamente rappresentativi, nei quali si possa realizzare una lettura dei segni dei tempi e un discernimento comunitario per giungere a elaborare insieme le necessarie decisioni (cfr. DFS 81-108). Per questo vanno migliorate le dinamiche comunicative e deliberative di cui la Chiesa necessita per il cammino comune, come ha affermato papa Leone XIV: «La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire» (Leone XIV 2025).

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66. Sia il cambiamento delle nostre comunità sia la trasformazione culturale che segna la società italiana stanno riplasmando la figura di Chiesa – a livello parrocchiale e diocesano – e le sue modalità di presenza nell’attuale contesto. Sono profondamente trasformate le nostre esperienze di vita a casa, a scuola, in chiesa, nel lavoro, nello sport, nei contesti privati e pubblici. Queste trasformazioni vanno sostenute e accompagnate con una viva recezione dei documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero della Chiesa italiana, con un’analisi approfondita del contesto sociale e culturale, con una elaborazione di progetti-pilota di rinnovamento pastorale e con la piena applicazione di tutte le facoltà già previste e regolate dal diritto canonico vigente. Il rinnovamento si dà anche attraverso un migliore coordinamento diocesano tra Organismi esistenti, con eventuali riduzioni e accorpamenti, nell’adozione di metodi di lavoro più efficaci, che prevedano momenti di verifica e rendicontazione pastorale, nell’avvalersi del contributo di persone competenti, in un rinnovamento della legislazione canonica ove necessario. Lo sviluppo della sinodalità e della missione ecclesiali richiedono strumenti amministrativi, economici, gestionali che siano flessibili, sostenibili, trasparenti, espressione e mezzo di realizzazione dei valori evangelici di partecipazione, giustizia, solidarietà e che permettano di superare i rischi della burocratizzazione, della opacità amministrativa e della concentrazione del potere.

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67. Si rende necessaria quindi una decisa conversione sinodale e missionaria, in un comune cammino come Chiese in Italia anche nella fase di attuazione del Sinodo, rafforzando la sinodalità vissuta nei raggruppamenti di Chiese, sia a livello nazionale che regionale, senza trascurare le differenze esistenti tra le diverse aree geografiche e tra le Chiese locali, i bisogni, le risorse, la dimensione delle Chiese locali, che richiedono diverse modalità di recezione e di tempi di attuazione. Sono innumerevoli i cambiamenti che hanno segnato le strutture ecclesiali e l’esercizio dei ministeri nel corso della storia della Chiesa: oggi la mutata situazione socioculturale e la maturazione avvenuta sul piano ecclesiologico nella recezione del Concilio Vaticano II, a confronto con la sfida sinodale e missionaria, richiedono creatività e coraggio nell’elaborare nuove vie di partecipazione e cooperazione tra i diversi soggetti ecclesiali.

68 Parrocchie in conversione sinodale e missionaria

68. Nelle trasformazioni del tessuto sociale ed ecclesiale, le parrocchie possono riconfigurarsi come comunità in grado di favorire la corresponsabilità missionaria, di generare esperienze di vita cristiana e di educare alla partecipazione e al bene comune attraverso l’ascolto e l’annuncio della Parola, la celebrazione eucaristica, la preghiera comune, la fraternità e la solidarietà (cfr. EG 28; LAS 63). In una società dove i luoghi della vita comunitaria si rarefanno sempre di più, e si moltiplicano i non-luoghi (spazi anonimi, inadatti alle relazioni autentiche), le parrocchie sono chiamate a far crescere la dimensione estroversa del loro essere comunità missionarie vincendo la tentazione di una routine autoreferenziale, e diventando un punto di riferimento e un luogo accogliente, aperto a persone delle più diverse matrici spirituali, culturali e sociali, desiderose di incontrarsi, dialogare e impegnarsi per il bene comune, al di là delle polarizzazioni a cui spingono gli algoritmi della comunicazione digitale. Ce lo ha richiamato ancora papa Leone XIV: «Penso alle parrocchie, ai quartieri, alle aree interne del Paese, alle periferie urbane ed esistenziali. Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione» (Leone XIV 2025).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, in vista di riconfigurazioni territoriali per una pastorale più integrata, tenendo presente gli specifici contesti sociali in cambiamento e in dialogo con le comunità coinvolte, creino forme stabili di collaborazione tra parrocchie presenti nello stesso territorio, mettendo al centro le esigenze delle persone che lì vivono, sia attraverso unità pastorali, sia attraverso una pastorale integrata e una collaborazione più stretta a livello di zone pastorali o foranie o vicariati in alcuni ambiti (ad esempio carità, pastorale giovanile e familiare, formazione degli operatori pastorali, dialogo con il territorio...), sia attraverso iniziative pastorali a livello di città, sia, infine, dove appare utile per migliorare il servizio alle persone, attraverso la fusione di più parrocchie in una sola (accorpamento di parrocchie). In questi processi si coinvolgano le associazioni e i movimenti ecclesiali, così come gli istituti di vita consacrata presenti sul territorio;
  2. che la CEI rediga alcune Linee guida sui modelli di unità pastorali, basandosi sulle esperienze attualmente in corso, per offrire alle Chiese locali criteri di discernimento circa il modello pastorale più adeguato da accogliere in un determinato territorio e per delineare il quadro giuridico canonico ed ecclesiastico di questi enti. Tali linee orientative andranno accolte tenendo conto degli specifici contesti territoriali e sociali, in un processo di discernimento delle comunità locali;
  3. che le Chiese locali, in vista di riconfigurazioni territoriali per una pastorale di prossimità, per garantire l’esperienza della vita ecclesiale nell’incontro con la Parola e nella prossimità ai fratelli, valutino la riarticolazione delle parrocchie o unità pastorali in “comunità di comunità”, piccole comunità vicine alla vita delle persone, tra loro coordinate, che favoriscano esperienze evangeliche di comunione e di servizio;
  4. che le Chiese locali promuovano un’animazione più sinodale delle comunità, costituendo “gruppi o équipe ministeriali” (diaconi, laiche e laici, sposi, consacrate e consacrati) o “animatori di comunità” che, collaborando con il parroco, curino l’animazione pastorale e liturgica delle comunità più piccole e la gestione delle chiese e delle opere annesse, tenendo conto delle possibilità già presenti nel Codice di Diritto canonico (cfr. CIC, can. 517 § 2). Abbiano altresì cura che queste figure ricevano una formazione integrale, continua e adeguata al servizio ecclesiale loro affidato, perché maturino le necessarie competenze e i giusti comportamenti di comunione ecclesiale.

69 Organismi sinodali per il discernimento ecclesiale

69. Perché sia autentica la comunione ha bisogno di tradursi nella partecipazione. Strumenti di tale partecipazione sono il Consiglio pastorale, il Consiglio per gli affari economici e gli altri Organismi di partecipazione, di cui ogni Diocesi e ogni parrocchia devono necessariamente essere dotate. Tenendo conto che a tutti i battezzati consta il dovere e il diritto di impegnarsi perché l’annuncio del Vangelo si diffonda sempre più fra le persone di ogni tempo e di ogni luogo (cfr. CIC, can. 211), per una reale condivisione dei processi decisionali, è essenziale che nel confronto comunitario sia effettivamente rappresentata la varietà delle componenti della realtà parrocchiale e di quella diocesana (cfr. CIC, cann. 499, 512, §2). In particolare, i laici abbiano la possibilità di esercitare il diritto-dovere loro proprio di apportare nell’azione pastorale della Chiesa la ricchezza delle loro esperienze di vita e della loro sapienza non solo nella pastorale ordinaria, ma anche nei “luoghi dove si prendono le decisioni importanti” (EG 103, 104; cfr. CIC, can. 212 § 3, can. 228).

La partecipazione che ci si propone di assicurare attraverso questi Organismi è una postura ecclesiale che non si esprime secondo logiche meramente democratiche. Gli Organismi sinodali, infatti, non sono “un parlamento” (cfr. Francesco 2023), dove una parte tende a prevalere sull’altra a colpi di maggioranza, ma autentiche assemblee ecclesiali che realizzano un discernimento spirituale, cioè animato dallo Spirito Santo. Da tale discernimento scaturisce la deliberazione, che «avviene con l’aiuto di tutti, mai senza l’autorità pastorale che decide in virtù del suo ufficio»; allo stesso modo questa autorità decisionale dei pastori «non è incondizionata: un orientamento che emerga nel processo consultivo come esito di un corretto discernimento, soprattutto se compiuto dagli Organismi di partecipazione, non può essere ignorato» (DFS 92).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che i Vescovi costituiscano i Consigli pastorali nelle Diocesi, nelle parrocchie e nelle altre articolazioni territoriali ecclesiali (cfr. DFS 104);
  2. che le Chiese locali accompagnino l’efficace funzionamento di tutti gli Organismi di partecipazione ai diversi livelli (anche vicariale o zonale), curando il raccordo con i diversi Organismi e servizi diocesani, promuovendo la formazione dei loro membri, prevedendo un’adeguata presenza di giovani, adottando in questi Organismi efficaci metodi di discernimento ecclesiale (attraverso la conversazione nello Spirito e altre forme) dall’ascolto alla decisione, fino al rendiconto e alla verifica delle scelte adottate;
  3. che la CEI crei un Servizio o Coordinamento nazionale a sostegno e orientamento del lavoro dei Consigli pastorali, dei Consigli per gli affari economici, attraverso la stesura di statuti e regolamenti tipo, la proposta di iniziative formative per i coordinatori dei Consigli stessi sui metodi partecipativi, decisionali e organizzativi, così come la consulenza per situazioni particolari;
  4. che la CEI valuti le modalità per inserire nelle sue Commissioni, insieme ai Vescovi, anche laici e laiche, presbiteri e diaconi, consacrati e consacrate;
  5. che le Chiese locali, per garantire che la partecipazione ecclesiale espressa dal Consiglio pastorale diocesano non rimanga confinata a un gruppo ristretto, valorizzino tutti gli strumenti di partecipazione e ascolto del popolo di Dio, come l’Assemblea diocesana e parrocchiale, la Visita pastorale e il Sinodo diocesano quale «organo per la regolare consultazione da parte del Vescovo della porzione del popolo di Dio che gli è affidata, come luogo di ascolto, di preghiera, di discernimento, in particolare quando si tratta di scelte rilevanti per la vita e la missione di una Chiesa locale. Il Sinodo diocesano può anche costituire un ambito di esercizio di rendiconto e valutazione» (DFS 108);
  6. che le Chiese locali riconoscano e valorizzino i Centri di ascolto, già diffusi a livello diocesano e parrocchiale, come spazi sinodali permanenti, luoghi pastorali in cui l’ascolto condiviso delle persone e delle situazioni diventa fonte di discernimento comunitario, strumento di animazione e laboratorio di corresponsabilità ecclesiale;
  7. che le Chiese locali organizzino regolarmente un’Assemblea diocesana, curando anche la diffusione delle conclusioni in ambito parrocchiale e territoriale come forma ordinaria di verifica e rendicontazione dell’azione pastorale; che ogni Diocesi convochi almeno una volta all’anno in seduta comune il Consiglio pastorale diocesano e il Consiglio presbiterale, per l’individuazione delle scelte pastorali prioritarie.

70 Guidare e animare insieme la comunità cristiana

70. Nel suo imprescindibile ministero di guida e servizio all’unità della comunità ecclesiale, il Vescovo è il primo responsabile dell’azione pastorale condivisa e sinodale (cfr. DFS 69-70). Padre e pastore dell’intera comunità (cfr. CD 16), il Vescovo promuove la “corresponsabilità differenziata” di tutti i battezzati all’unica missione della Chiesa (cfr. DFS 26, 77). In particolare, è chiamato ad avere una relazione personale innanzitutto con i suoi più stretti collaboratori, i presbiteri, per i quali deve essere come un padre, un punto di riferimento e una guida per la loro vita personale e pastorale. Gli stessi presbiteri hanno un compito primario nel testimoniare e favorire la conversione sinodale e missionaria. La natura originariamente comunionale del loro ministero presbiterale richiede di non compiere il loro servizio come soggetti solitari, ma quali membri del presbiterio (cfr. DFS 72) e del popolo di Dio, coinvolgendosi attivamente in processi decisionali condivisi, a cominciare da quelli degli Organismi di partecipazione. Ad un orientamento sinodale del loro servizio sono chiamati anche i diaconi che, come indicato nel DFS, «esercitano il loro ministero nel servizio della carità, dell’annuncio e della liturgia, promuovendo nella chiesa una coscienza e uno stile di servizio verso tutti, specialmente verso i più poveri» (DFS 73).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali promuovano il servizio di animazione pastorale della comunità sempre di più come lavoro di squadra tra presbiteri, diaconi, ministri istituiti e di fatto, laici e laiche, sposi, consacrati e consacrate, anche attraverso la formazione di “équipe pastorali” o “gruppi ministeriali” a servizio di una o più parrocchie o di una unità pastorale. Tale lavoro collaborativo e di rete richiede non solo un coordinamento funzionale, ma soprattutto una profonda comunione spirituale: i Vescovi incoraggino perciò le forme di vita comune e fraterna tra presbiteri, sperimentandone anche la possibilità con famiglie, diaconi, laici e laiche, consacrati e consacrate, come espressione profetica di una conversione sinodale e missionaria;
  2. che la CEI dia indicazioni per l’attuazione di quanto già previsto dal Codice di Diritto canonico (cfr. CIC, can. 517 § 2) per la partecipazione di diaconi, laici e laiche, consacrati e consacrate, a forme di collaborazione per la guida pastorale delle comunità (parrocchie, Organismi diocesani, curie, vicariati, etc.), facendo conoscere le nuove forme di corresponsabilità già in atto in alcune Chiese locali e promuovendone di nuove;
  3. che le Chiese locali promuovano il ministero del diaconato dove non è presente e lo valorizzino dove è presente, sia nelle parrocchie e unità pastorali sia nella pastorale d’ambiente. Per sostenere l’approfondimento teologico su questa figura e garantire una formazione adeguata, la CEI costituisca un Coordinamento nazionale e favorisca la creazione di Coordinamenti nelle Chiese locali, almeno a livello interdiocesano o di regione ecclesiastica.

71 Una Chiesa di donne e uomini insieme

71. «In forza del Battesimo, uomini e donne godono di pari dignità nel popolo di Dio. Eppure, le donne continuano a trovare ostacoli nell’ottenere un riconoscimento più pieno dei loro carismi, della loro vocazione e del loro posto nei diversi ambiti della vita della Chiesa, a scapito del servizio alla comune missione» (DFS 60). Il Cammino sinodale italiano ha rilevato ostacoli a una piena corresponsabilità ecclesiale delle donne: tuttavia, riprendendo la visione teologica del Concilio Vaticano II sul rapporto tra cultura e Vangelo (cfr. GS 44), sull’apporto dei laici (cfr. LG 32), sulla denuncia di ogni forma di discriminazione (cfr. GS 29) e sulla piena, consapevole e attiva partecipazione di tutti alle celebrazioni liturgiche (cfr. SC 14), è possibile oggi rimuovere gli stereotipi di genere e sviluppare una visione di guida ecclesiale innovativa, capace di dare spazio a dinamiche più comunicative e partecipative (cfr. LAS 54). Riconoscere alle donne compiti di effettiva e autonoma responsabilità ecclesiale aiuterà a superare anche a livello culturale e sociale l’idea dell’autorità nella Chiesa univocamente “maschile”, se non addirittura “maschilista”.

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali, riconoscendo il genio femminile così come diceva San Giovanni Paolo II, promuovano una effettiva parità di genere nelle possibilità di accesso alla guida di Uffici diocesani e in ruoli di responsabilità pastorale in Diocesi, parrocchie e associazioni, nei Tribunali ecclesiastici, nelle Facoltà teologiche e istituzioni affini e nei ministeri istituiti, riconoscendo così l’apporto corresponsabile di parola, servizio, competenza delle donne. Favoriscano poi l’apporto di professioniste ed esperte nei percorsi di discernimento e formazione dei candidati al ministero ordinato e nelle istituzioni deputate alla formazione del clero e dei laici;
  2. che la CEI, promovendo una rete di diverse realtà nazionali, sostenga la creazione di un Tavolo di studio permanente sulla presenza e l’apporto delle donne nella Chiesa, al fine di formulare proposte operative per incentivarne la corresponsabilità ecclesiale;
  3. che la CEI sostenga e promuova progetti di ricerca di Facoltà teologiche e associazioni teologiche per offrire un contributo all’approfondimento delle questioni relative al diaconato delle donne avviato dalla Santa Sede (cfr. DFS 60).

72 Promuovere la ministerialità di laiche e laici

72. La corresponsabilità dei battezzati non coincide esclusivamente con l’assunzione di ministeri, istituiti o meno, riconosciuti e affidati dalla Chiesa, poiché lo Spirito effonde i suoi carismi anche al di fuori di un riconoscimento istituzionale. Tuttavia, per favorire lo sviluppo di una maggiore corresponsabilità nella missione, il Cammino sinodale italiano chiede di allargare gli spazi della ministerialità dei laici (cfr. LAS 45-47). Le Chiese locali sono chiamate «a rispondere con creatività e coraggio ai bisogni della missione, discernendo tra i carismi alcuni che è opportuno prendano una forma ministeriale, dotandosi di criteri, strumenti e procedure adeguate» (DFS 66).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali promuovano la diffusione dei ministeri istituiti del lettorato, dell’accolitato e del catechista, (definendone figura e ruoli) secondo i bisogni delle realtà locali e sottolineandone l’identità missionaria, come indicato dalla Nota CEI del 2022 sui ministeri istituiti;
  2. che la CEI richieda alla Santa Sede la creazione per le Chiese in Italia del ministero istituito “della cura, dell’ascolto, dell’accompagnamento” (DFS 78), per la pastorale dell’accoglienza, della soglia, della consolazione e della prossimità a chi soffre;
  3. che le Chiese locali promuovano forme ministeriali per l’animazione e il dialogo con il territorio, ad esempio l’animatore della comunicazione e della cultura (cfr. CM, cap. VI) o il promotore della partecipazione sociopolitica;
  4. che si valuti l’opportunità di un’equa remunerazione alle persone impegnate regolarmente in un ministero ecclesiale, in ragione della propria competenza; che venga valorizzato il contributo di parola, competenza e servizio che le persone anziane mettono a disposizione della comunità.

73 Le strutture diocesane a servizio della missione

73. Gli Organismi e i Servizi diocesani (Uffici di curia, Consigli, Consulte, etc.) sono di vitale importanza per indirizzare e sostenere un’azione pastorale integrata a servizio della missione e per esprimere la corresponsabilità ecclesiale di tutte le componenti del popolo di Dio. È necessario che nelle curie diocesane siano impegnati non solo presbiteri, ma anche diaconi, laici e laiche, consacrati e consacrate, qualificati, competenti e capaci di relazione con le diverse realtà ecclesiali e sociali. Il servizio che si svolge negli Uffici diocesani ha innanzitutto una dimensione di testimonianza evangelica nello svolgimento del proprio lavoro, prima ancora che burocratica e funzionale. «Il Convegno della Chiesa italiana a Verona (2006) indicava già la necessità di pensare le strutture di servizio della pastorale non tanto a partire da ciò che la Chiesa offre (annuncio, liturgia, carità), ma dagli ambiti vitali in cui la gente è immersa (affetti, lavoro e festa, fragilità, tradizione, cittadinanza): sono questi, infatti, i contesti nei quali deve risuonare l’annuncio, deve parlare la liturgia, deve agire la carità» (LAS 62).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che le Chiese locali rivedano l’organizzazione delle curie diocesane nell’ottica di una pastorale più unitaria e integrata, essenzializzando e razionalizzando i Servizi e gli Uffici pastorali, ripensandoli a partire dagli ambiti di vita delle persone e dall’ascolto delle necessità delle comunità e del territorio, in accordo con il piano pastorale e le scelte prioritarie della Chiesa locale;
  2. che i Servizi e gli Uffici pastorali e amministrativi garantiscano la dimensione spirituale del lavoro comune e maturino un orizzonte condiviso con momenti di conversazione e discernimento nello Spirito, e processi di formazione adeguata, sia in riferimento allo specifico incarico assunto, sia rispetto al contesto ecclesiale, culturale e sociale in cui sono inseriti; operino secondo i principi di sussidiarietà e di solidarietà, cioè garantendo il protagonismo delle comunità locali e sostenendone l’azione quando necessario;
  3. che le curie diocesane investano in una comunicazione capillare e trasparente e in una maggiore accessibilità (orari, sede, contatti on-line, etc.).

74 Gestione economica e amministrativa sostenibile, trasparente e condivisa

74. La gestione economica dei beni in forma trasparente e partecipata è un segno evidente di una Chiesa che si apre alla corresponsabilità di tutti i fedeli, nella comune ricerca delle forme più evangeliche di utilizzo dei beni a favore della carità e della comunione. È necessario che i Vescovi e i parroci, pur mantenendo la responsabilità ultima nella gestione economica, la esercitino in modo partecipato, anche delegando a persone che in questo settore possono offrire un aiuto qualificato per formazione, professionalità, competenza ed esperienza. Inoltre, la priorità della missione richiede che anche nella gestione economica si scelgano strumenti adeguati, più leggeri e flessibili, nella linea della sostenibilità, della corresponsabilità e della giustizia (cfr. LAS 57, 60).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che l’Ordinario diocesano, attraverso il Consiglio per gli affari economici, curi attentamente l’inventario e la gestione del patrimonio e, nel confronto con gli Organismi di partecipazione diocesani e parrocchiali, valuti l’uso delle risorse economiche in conformità con la missione ecclesiale e gli obiettivi pastorali. Gli enti preposti elaborino piani strategici di utilizzo, valorizzazione ed eventuale alienazione dei beni, garantendo trasparenza, sostenibilità e giustizia dei bilanci diocesani, anche con una certificazione esterna, comunicando le possibilità di sostegno economico e di ricerca fondi;
  2. che le Chiese locali coinvolgano professionisti in forme di corresponsabilità gestionali. In questa ottica valutino anche la possibilità di dar vita alla figura dell’“assistente all’amministrazione e all’economia” a servizio di più parrocchie e di esercitare una corresponsabilità amministrativa, ad esempio con la pratica della “firma congiunta”;
  3. che la CEI informi le Chiese locali sulla pratica dei procedimenti di “delega” e di “procura” ai laici per sviluppare la corresponsabilità e per sostenere i parroci nella gestione amministrativa, e offra supporto giuridico a quelle realtà che vogliono istituire nuovi enti per la gestione di beni e attività, come le fondazioni (ad esempio, per la gestione di scuole dell’infanzia paritarie, strutture sportive, oratori, case per anziani, etc.);
  4. che la CEI offra criteri e sussidi per una rendicontazione efficace e conforme, aggiorni l’Istruzione in materia amministrativa del 2005 e intensifichi la proposta formativa e lo scambio di buone prassi su sostenibilità economica, finanziaria, patrimoniale e ambientale.

75 Continuare a camminare insieme

75. Il Cammino sinodale, soprattutto grazie al dialogo e al discernimento ecclesiale, ha permesso di far crescere le Chiese locali nella comunione. Sulla scorta dell’esperienza di questi anni, tale cammino ha bisogno di continuare e rafforzarsi, perché cresca la sinodalità e la missionarietà nelle Chiese in Italia e, con il coinvolgimento dell’intero popolo di Dio, queste possano rispondere in modo più efficace ai bisogni pastorali dei vari contesti (cfr. DFS 125). Alle Conferenze Episcopali è chiesto infatti «di dedicare persone e risorse per accompagnare il percorso di crescita come Chiesa sinodale in missione» (DFS 9). In tal modo potrà essere più efficace e condivisa l’attuazione del Sinodo della Chiesa universale nel contesto ecclesiale italiano (cfr. TS), e sarà possibile concretizzare e verificare nel tempo le scelte maturate durante il Cammino sinodale. Come ha ricordato papa Leone XIV: «Andate avanti nell’unità, specialmente pensando al Cammino sinodale. Il Signore – scrive Sant’Agostino – “per mantenere ben compaginato e in pace il suo corpo, così apostrofa la Chiesa per bocca dell’Apostolo: Non può dire l’occhio alla mano: non ho bisogno di te; o similmente la testa ai piedi: non ho bisogno di voi. Se il corpo fosse tutto occhio, dove l’udito? Se il corpo fosse tutto udito, dove l’odorato?” (Esposizione sul Salmo 130, 6). Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito» (Leone XIV 2025).

Pertanto, l’Assemblea sinodale avanza le seguenti proposte:

  1. che la CEI crei un Organismo di partecipazione ecclesiale a livello nazionale per sostenere e verificare la ricezione del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. Raccogliendo lo stile e le procedure sperimentate e ispirandosi agli Organismi sorti nel Cammino sinodale, tale organismo continui ad accompagnare la riflessione e il discernimento sulla realtà ecclesiale italiana e contribuisca al processo di ricezione delle indicazioni sinodali, incoraggiando e verificando la formazione permanente di tutto il popolo di Dio;
  2. che la CEI preveda la creazione di un’équipe esperta in comunicazione, con il compito di studiare metodi, strumenti e tempi adeguati a promuovere la sinodalità e di elaborare un piano per comunicare in tutte le Diocesi italiane, in modo capillare, i contenuti e le scelte del Cammino sinodale. A tal fine potrà essere utile anche lo sviluppo e l’aggiornamento del sito internet del Cammino sinodale, che raccolga il materiale prodotto e sia spazio di condivisione delle buone prassi ed esperienze pastorali delle Chiese locali.

Appendice - Cammino sinodale: come e perché

Le premesse

Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia affonda le sue radici nel terreno dissodato dal Concilio Vaticano II e dalle scelte adottate dalla Conferenza Episcopale Italiana per favorirne la ricezione. In questo senso, il nucleo costitutivo dell’intero percorso sinodale va rintracciato nell’esperienza dei Convegni ecclesiali che, di decennio in decennio, hanno coinvolto migliaia di persone nella celebrazione e nella preparazione. Questi hanno rappresentato, di fatto, una sorta di convocazione allargata della stessa Conferenza Episcopale. La riconosce come buona prassi anche la Commissione Teologica Internazionale: «Importanti, in vista dell’attivazione di processi sinodali sul livello nazionale, sono anche i Convegni ecclesiali promossi dalle Conferenze Episcopali: come, ad esempio, quello decennale della Chiesa in Italia» (CTI 90). Nel riavvolgere, dunque, il nastro di questi anni emerge con grande evidenza – non certo come fatto casuale – che il primo input sia stato dato da papa Francesco nel suo intervento al V Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015): «In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni Regione – queste le parole del Pontefice –, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium» (Francesco 2015). Questa prima intuizione viene poi rinnovata e dettagliata nel discorso rivolto ai Vescovi italiani riuniti nella 73a Assemblea Generale (20 maggio 2019). Vale la pena rileggere il passaggio dedicato al tema: «Sulla sinodalità, anche nel contesto di probabile Sinodo per la Chiesa italiana – ho sentito un “rumore” ultimamente su questo, è arrivato fino a Santa Marta! –, vi sono due direzioni: sinodalità dal basso in alto, ossia il dover curare l’esistenza e il buon funzionamento della Diocesi: i consigli, le parrocchie, il coinvolgimento dei laici... (cfr. CIC, cann. 469494) – incominciare dalle Diocesi: non si può fare un grande sinodo senza andare alla base. Questo è il movimento dal basso in alto – e la valutazione del ruolo dei laici; e poi la sinodalità dall’alto in basso, in conformità al discorso che ho rivolto alla Chiesa italiana nel V Convegno Nazionale a Firenze, il 10 novembre 2015, che rimane ancora vigente e deve accompagnarci in questo cammino. Se qualcuno pensa di fare un sinodo sulla Chiesa italiana, si deve incominciare dal basso verso l’alto, e dall’alto verso il basso con il documento di Firenze. E questo prenderà, ma si camminerà sul sicuro, non sulle idee».

Alla luce della doppia richiesta (2015 e 2019), il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 23-25 settembre 2019, approfondisce contenuti e modalità degli Orientamenti pastorali quinquennali (e non più decennali), sottolineando l’accelerazione dei cambiamenti in corso e l’importanza di dare seguito alle indicazioni del Papa. L’inizio della pandemia e il suo sviluppo, nel corso del 2020, consigliano di snellire la bozza, aggiornandola alle istanze nel frattempo emerse, e di orientarsi ad un anno di “ascolto” capillare del popolo di Dio (Consiglio Episcopale Permanente, 26 gennaio 2021). Dopo qualche giorno, il 30 gennaio 2021, ricevendo in udienza l’Ufficio Catechistico nazionale, papa Francesco ritorna sul tema della sinodalità: «Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare» (Francesco alla CEI 2021). La proposta viene poi ribadita, il 30 aprile all’Azione Cattolica Italiana e il 24 maggio alla 74a Assemblea Generale. «La Chiesa italiana riprenderà, in questa Assemblea [dei Vescovi] di maggio, il Convegno di Firenze, per toglierlo dalla tentazione di archiviarlo, e lo farà alla luce del Cammino sinodale che incomincerà la Chiesa italiana, che non sappiamo come finirà e non sappiamo le cose che verranno fuori. Il Cammino sinodale, che incomincerà da ogni comunità cristiana, dal basso, dal basso, dal basso fino all’alto. E la luce, dall’alto al basso, sarà il Convegno di Firenze» (Francesco all’AC 2021).

Questi interventi pontifici risentono dei dialoghi intercorsi con la Presidenza della CEI: il 27 febbraio 2021, infatti, viene presentata a papa Francesco una traccia per un Cammino sinodale, basata sul trinomio “Vangelo-fraternità-mondo”, che viene approvata. Su questa base viene successivamente preparata la Carta d’intenti accolta con favore dall’Assemblea Generale il 27 maggio 2021. Nel frattempo, nella sessione del 2224 marzo 2021, il Consiglio Episcopale Permanente sottolinea che, più che un contenuto, il Cammino sinodale deve configurarsi come uno stile capace di trasformare il volto della Chiesa che è in Italia. L’ultimo snodo, prima dell’avvio deciso dalla 74a Assemblea Generale (24-27 maggio 2021), riguarda la concomitanza con il Sinodo dei Vescovi sulla “sinodalità”, le cui date vengono annunciate il 21 maggio, con un primo anno (2021-2022) di consultazione capillare del popolo di Dio nelle singole Diocesi. Da qui la decisione dei Vescovi italiani di armonizzare i due percorsi e considerare il primo anno del Sinodo dei Vescovi come primo momento del Cammino sinodale delle Chiese in Italia. Decisione, poi, dettagliata durante la sessione straordinaria del Consiglio Episcopale Permanente del 9 luglio 2021: l’armonizzazione dei due percorsi viene favorita con la valorizzazione del ruolo delle Conferenze Episcopali Regionali, delle Commissioni Episcopali e degli Uffici pastorali. Si decide, dunque, di mettere a disposizione delle Conferenze Episcopali Regionali un indirizzo mail dove far giungere riflessioni, spunti e materiali elaborati a livello locale, che facciano tesoro dell’esperienza maturata con i Sinodi diocesani e provinciali.

Al riguardo, viene anche costituita una prima Commissione per riflettere ed elaborare il materiale a sostegno dell’intero processo.

Perché Cammino sinodale?

Fin dal principio l’Assemblea Generale ha scelto di non utilizzare un istituto previsto dal Codice di Diritto canonico, ovvero il Concilio particolare (CIC, cann. 439-446), scandito da fasi e regole precise che avrebbero garantito il voto deliberativo solo ai Vescovi, lasciando voce meramente consultiva a presbiteri, religiosi e laici. Si è invece preferito uno strumento nuovo e flessibile capace di ascoltare e far esprimere tutti, pur nel rispetto del ministero di ciascuno. Così il Cammino sinodale non trova alcuna analogia con quanto previsto dal Codice di Diritto canonico e si caratterizza per la sua indole pastorale, prima che giuridica o teologica.

Ciò viene spiegato chiaramente nel documento sulla sinodalità della Commissione Teologica Internazionale lì dove viene chiarita la sua attuazione con soggetti, strutture, processi ed eventi. In particolare, parlando del ruolo delle Conferenze Episcopali e ricordando come queste siano un “istituto recente”, la cui valorizzazione è dovuta al Concilio Vaticano II «nella prospettiva dell’ecclesiologia di comunione», viene sottolineato che «la rilevanza delle Conferenze Episcopali in ordine alla promozione del Cammino sinodale del popolo di Dio risiede nel fatto che «i singoli Vescovi rappresentano la propria Chiesa» (LG 23). Lo sviluppo di una metodologia efficacemente partecipativa, con opportune procedure di consultazione dei fedeli e di ricezione delle diverse esperienze ecclesiali nelle fasi di elaborazione degli orientamenti pastorali emanati dalle Conferenze Episcopali, con la partecipazione di laici come esperti, va nella direzione di una valorizzazione di queste strutture di collegialità episcopale a servizio dell’attuazione della sinodalità» (CTI 90).

La prospettiva di tale visione è descritta nella Carta d’intenti in cui vengono chiariti obiettivi e modalità: il percorso sinodale «dovrebbe sviluppare insieme riflessione e pratica pastorale: ascolto, ricerca e proposte dal basso (e dalla periferia) convergeranno in un momento unitario per poi tornare ad arricchire la vita delle Diocesi e delle comunità ecclesiali». E ancora: «Si intravede la promessa di un percorso circolare: il processo sinodale propone una conversione pastorale già per il modo con cui viene elaborato e vissuto nelle parrocchie, nelle Diocesi e nelle realtà ecclesiali e sociali. Le Chiese che sono in Italia ne potranno uscire arricchite nella misura in cui i variegati soggetti ecclesiali del Paese si lasceranno coinvolgere».

Il Regolamento del Cammino sinodale, approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella sessione del 25-27 settembre 2023, traduce concretamente desideri e obiettivi dando forma a un articolato coordinamento per sostenere e accompagnare il tragitto a livello nazionale. I testi relativi alle varie fasi sono uno dei frutti più preziosi: la Carta d’intenti (25 maggio 2021); la Lettera della Presidenza CEI sul Cammino sinodale (7 settembre 2021); il Messaggio ai presbiteri, ai diaconi, alle consacrate e consacrati e agli operatori pastorali (29 settembre 2021); la Lettera alle donne e agli uomini di buona volontà (29 settembre 2021); i Cantieri di Betania. Prospettive per il secondo anno del Cammino sinodale (11 luglio 2022); il Vademecum per il secondo anno del Cammino sinodale (10 settembre 2022); il contributo delle Chiese in Italia all’Assemblea sinodale continentale (8 febbraio 2023); le Linee guida per la fase sapienziale (11 luglio 2023); gli Orientamenti metodologici per il discernimento della fase sapienziale nelle Diocesi “Si avvicinò e camminava con loro” (11 luglio 2023); i Lineamenti (25 settembre 2024); lo Strumento di lavoro (9 dicembre 2024).

Delibere e mozioni

In questo contesto vanno rilette anche le due delibere e le tre mozioni approvate dai Vescovi italiani, insieme a quella della seconda Assemblea sinodale che hanno ritmato, in momenti diversi, l’intero percorso sinodale. Con la delibera «i Vescovi italiani danno avvio, con questa Assemblea, al Cammino sinodale secondo quanto indicato da papa Francesco e proposto in una prima bozza della Carta d’intenti presentata al Santo Padre. Al tempo stesso, affidano al Consiglio Episcopale Permanente il compito di costituire un gruppo di lavoro per armonizzarne temi, tempi di sviluppo e forme, tenendo conto della Nota della Segreteria del Sinodo dei Vescovi del 21 maggio 2021, della bozza della Carta d’intenti e delle riflessioni di questa Assemblea» (74a Assemblea Generale, 24-27 maggio 2021).

La prima mozione dell’Assemblea Generale della CEI dettaglia il percorso da seguire: «Il Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia prosegue con il secondo periodo della fase narrativa. I Vescovi, in ascolto del popolo di Dio, guardano con convinzione a questo percorso secondo quanto indicato da papa Francesco con il Sinodo universale e proposto per l’Italia dal Gruppo di coordinamento nazionale. Per questo, affidano alla Presidenza, sentito il Consiglio Episcopale Permanente, la cura dell’elaborazione del testo di sintesi della fase nazionale da inviare alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. Allo stesso tempo, incaricano il Consiglio Episcopale Permanente di approvare testi e strumenti per proseguire il Cammino sinodale tenendo conto del cronoprogramma e delle linee discusse da questa Assemblea. In questo è importante il coinvolgimento dei territori attraverso le Conferenze Episcopali Regionali» (76a Assemblea Generale, 23-27 maggio 2022).

La seconda mozione fissa gli orientamenti per l’ultima fase del Cammino sinodale: «I Vescovi italiani riconfermano in questa Assemblea la bontà del percorso intrapreso con il Cammino sinodale che, avendo coinvolto molti fedeli, comunità cristiane e realtà sociali, si avvia verso la fase profetica per maturare proposte condivise. Questa fase del Cammino sarà scandita da due Assemblee sinodali propositive, da tenersi orientativamente nel novembre 2024 e nella primavera 2025. A queste parteciperanno i Vescovi italiani, i referenti diocesani del Cammino sinodale, i membri del Comitato Nazionale ed eventuali altri invitati. L’Assemblea CEI del maggio 2025 raccoglierà le proposizioni e darà loro forma definitiva. Questa Assemblea Generale Straordinaria dà mandato al Consiglio Episcopale Permanente di approvare un regolamento che stabilisca il calendario delle Assemblee sinodali, insieme alla loro composizione, alle modalità di lavoro e alle finalità» (78a Assemblea Generale Straordinaria, 13-16 novembre 2023).

La terza chiarisce e definisce l’iter successivo: «Con questa Assemblea Generale, i Vescovi italiani accolgono i temi emersi nel biennio dell’ascolto e nell’anno del discernimento, vissuti in stretta connessione con la XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il Cammino sinodale delle Chiese in Italia si aprirà alla fase profetica con le due Assemblee sinodali in programma dal 15 al 17 novembre 2024 e dal 31 marzo al 4 aprile 2025 (successivamente si decide di concludere l’Assemblea il 3 aprile 2025, ndr.). L’Assemblea Generale affida al Consiglio Episcopale Permanente il compito di recepire i frutti della riflessione comune per la definizione dei Lineamenti per la prima Assemblea sinodale. Allo stesso tempo, chiede alla Presidenza della CEI di condividere i frutti del Cammino sinodale con la Segreteria del Sinodo dei Vescovi come contributo alla II sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2-27 ottobre 2024)» (79a Assemblea Generale, 20-23 maggio 2024).

La mozione votata dalla seconda Assemblea sinodale (31 marzo - 3 aprile 2025) rilancia – con 854 votanti, di cui 835 favorevoli, 12 contrari e 7 astenuti – l’intero Cammino nel suo snodo finale non ancora maturo: «L’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, riunita a Roma dal 31 marzo al 3 aprile, nel solco del cammino compiuto in questi anni guidato dall’ascolto della Parola e dallo Spirito, continua a cogliere i segni dell’azione di Dio nel “cambiamento d’epoca” con il proposito di rilanciare e orientare il percorso ecclesiale di conversione missionaria. Ugualmente sperimenta l’ascolto reciproco, che caratterizza l’intero percorso sinodale, valutando la situazione delle comunità ecclesiali inserite nei vari territori del Paese. In queste giornate assembleari sono emerse sottolineature, esperienze, criticità e risorse che segnano la vita e la vitalità delle Chiese in Italia, con uno sguardo partecipe e responsabile. Cogliendo la ricchezza della condivisione, questa Assemblea stabilisce che il testo delle Proposizioni, dal titolo “Perché la gioia sia piena”, venga affidato alla Presidenza del Comitato Nazionale del Cammino sinodale perché, con il supporto del Comitato e dei facilitatori dei gruppi di studio, provveda alla redazione finale accogliendo emendamenti, priorità e contributi emersi. Al tempo stesso, l’Assemblea fissa un nuovo appuntamento per la votazione del Documento contenente le Proposizioni per sabato 25 ottobre 2025, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli Organismi di partecipazione. Farà seguito la fase di ricezione».

Nella delibera e nelle mozioni sono racchiusi i diversi passaggi con la bellezza e la fatica che comporta il camminare insieme; per questo motivo, vanno lette in profondità e legate alle scelte che ne sono scaturite. Dal primo testo, infatti, emerge la decisione di strutturare il Cammino sinodale in tre fasi: narrativa (2021-2023), sapienziale (2024) e profetica (2025). Nel secondo testo si ha la conferma dell’importanza dell’ascolto dei territori. Dal terzo scaturisce la rotta da seguire per giungere alle due Assemblee sinodali nazionali, con il relativo regolamento che ne definisce il quadro normativo. Il quarto testo indica le date delle Assemblee sinodali, con il mandato al Consiglio Episcopale Permanente di recepire i frutti della riflessione comune per la definizione dei Lineamenti per la prima Assemblea sinodale. Nel quinto testo, infine, viene delineato l’orizzonte da seguire per arrivare all’approvazione del Documento finale: il rinvio da aprile ad ottobre 2025, al di là delle varie reazioni e letture critiche, è stato uno snodo che ha permesso allo Spirito di parlare ancora. «Nulla era stato prestabilito, confezionato, imposto dall’alto – ha spiegato il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, introducendo la sessione del Consiglio Episcopale Permanente del 27 maggio 2025 –, ma frutto del discernimento delle Chiese che si sono messe in ascolto e hanno attivato processi inediti e forse, addirittura, inattesi. Del resto, nella vita, quando si percorre una strada, si possono conoscere fatiche, rallentamenti, cambi di percorso. [...] Ci è stato affidato un compito di maturare quanto vissuto. Sono quelle accordature necessarie perché l’orchestra possa produrre un’armonia di un “Noi” ecclesiale quanto mai necessario».

C’è poi l’ultima delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Episcopale Permanente, riunito dal 22 al 24 settembre a Gorizia per la sessione autunnale, con la quale viene ratificato il percorso futuro: «Il Consiglio Episcopale Permanente approva il Documento di sintesi che verrà votato durante la terza Assemblea sinodale, in programma a Roma il 25 ottobre 2025. Grato per il percorso ecclesiale compiuto in questi anni e tenendo conto di quanto previsto dai Regolamenti (Regolamento Assemblea sinodale, art. 12; Regolamento Cammino sinodale, art. 16), il Consiglio Permanente ricorda che il Cammino sinodale verrà chiuso dall’81a Assemblea Generale (Assisi, 1720 novembre 2025) con la ricezione del Documento di sintesi. Pertanto, fissa nei termini seguenti le tappe successive fino all’82a Assemblea Generale (Roma, 25-28 maggio 2026): la Presidenza della CEI nominerà un gruppo di Vescovi che, coadiuvato dagli organi statutari, elaborerà, a partire dal Documento votato dall’Assemblea sinodale, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea Generale di novembre 2025. Successivamente, alla luce del Documento di sintesi e delle riflessioni dell’Assemblea Generale, questo stesso gruppo di Vescovi, supportato da esperti, preparerà le prospettive pastorali che accompagneranno le Chiese in Italia nei prossimi anni. Il Consiglio Episcopale Permanente esprime sincera gratitudine a quanti, in questo tempo, sui territori, hanno partecipato e animato il Cammino sinodale con passione e impegno. Allo stesso modo, ringrazia coloro che, a vario titolo, con competenza e dedizione, hanno permesso di compiere tale percorso, in particolare la Presidenza e il Comitato nazionale».

Il “Noi” ecclesiale

Sin dall’inizio del Cammino sinodale, che – non va dimenticato – era stato avviato quando ancora gli strascichi pandemici erano ben presenti, la fisionomia dell’intero progetto corrispondeva a quella comunitaria, identificata nell’espressione “Noi” ecclesiale. Più che un desiderio, si trattava di una realtà che attraversa i diversi territori. «Le nostre comunità cristiane – ricordava il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI dal 2017 al 2022, introducendo i lavori della 74a Assemblea Generale – sono popolate da donne e uomini che interpretano figure plurali di esperienza credente, tutte degne di essere riconosciute nell’appartenenza all’unica tessitura della rete ecclesiale, la cui bellezza è data anche da questa multiformità. Da tale prospettiva il Cammino sinodale può essere davvero garanzia di un Noi ecclesiale allargato, inclusivo, capace di favorire un reciproco riconoscimento tra i credenti, all’altezza di dare forma storica alla figura conciliare di una Chiesa – popolo di Dio».

Quel “Noi” ha il volto delle tante persone che si sono coinvolte e hanno provato a camminare insieme, ma anche il volto dei cosiddetti “lontani” che si si sono sentiti invitati e riconosciuti. Quello stesso “Noi” è stato tradotto in tante iniziative e percorsi pastorali grazie ai “Cantieri di Betania”. Ha “preso posto” negli Organismi di partecipazione nel discernimento e nella maturazione di decisioni più condivise. Ha anche messo in luce le risorse già esistenti nelle realtà ecclesiali italiane: la generosità pastorale e la vicinanza ai fedeli da parte dei presbiteri e di un numero crescente di diaconi, l’impegno pastorale ed educativo di tanti laici e laiche, delle associazioni e dei movimenti, delle comunità religiose, la capillarità del reticolo parrocchiale e la vicinanza alle realtà più periferiche, l’attenzione e il sostegno delle comunità a tante forme di povertà nel Paese, un patrimonio artistico di inestimabile valore e potenzialità pastorale. Tutte queste risorse e molte altre rappresentano una fonte di fiducia imprescindibile per superare le difficoltà, non ignorandole, ma affrontandole insieme per continuare il cammino di conversione sinodale e missionaria. Così facendo, si è data forma sempre più definita al “Noi” ecclesiale.

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